Amnesty International: quale è l’impegno per i diritti lgbt?

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Amnesty InternationalLa campagna elettorale è già da tempo partita e i motori della competizione tra i vari leader, di coalizione o candidati alla presidenza del consiglio, sono già ben rodati e stanno da alcuni giorni rombando di gran carriera, si direbbe. I temi, però, fino a oggi, sembrano fossilizzarsi sulla questione delle tasse, l’acronimo IMU è, insieme allo Spread, uno dei mantra ricorrenti nei vari confronti tra i competitor, e sulle dispute di natura personalistica, ognuno celebrando il proprio “prodotto politico” come il migliore e preferibile: quindi da votare. Diversi, invece, sono le questioni che sembrano non scalfire minimamente l’agenda presentata dai differenti protagonisti di questo stanco e consueto balletto elettorale. Tra questi punti campeggia tra i primi posti degli “illustri esclusi” la questione concernente i diritti delle persone lgbt e, quindi, le domande che la comunità omosessuale, bisessuale e transgender italiana si pone quotidianamente sembrano non avere delle conseguenti e puntuali risposte da parte di chi si presenta a guidare il Paese nella prossima legislatura. Ci sarà una legge contro l’omofobia? Ci sarà una norma che istituisca quanto meno un riconoscimento delle coppie omosessuali? Ci sarà la volontà di portare l’Italia a eliminare quel vero “spread” di civiltà e di garanzie che ci pone fuori dalla cornice europea, attestandoci nella mappatura dei diritti e delle opportunità per le persone a orientamento lgbt sullo stesso livello della Grecia e dei paesi dell’ex blocco orientale? Ai posteri l’ardua sentenza verrebbe da dire, seppure saremo sempre noi a dover incassare, a urne chiuse, il dibattito parlamentare futuro che sembra già essersi dato delle priorità: quelle esclusivamente finanziarie e fiscali. Amnesty International ha, invece, pensato bene, dall’alto della sua esperienza decennale di organizzazione che fa della battaglia per l’affermazione dei diritti umani il suo obiettivo unico e assoluto, di lanciare un questionario di dice domande ai vari candidati alla presidenza del consiglio o alla guida del Paese inerenti misure e provvedimenti volti a fermare l’omofobia e la transfobia che aleggia con prepotenza, a volte sotto forme inquietanti e pericolose, nel nostro sostrato civile e sociale.

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Ricordati che devi rispondere. L’Italia e i diritti umaniè il nome della campagna e l’intenzione, come asserisce la Presidente Christine Weise, è quella di non essere fuori dal dibattito elettorale, pur mantenendo l’imparzialità di Amnesty a livello partitico, ma di voler entrarci assicurando future “verifiche rigorose e ripetute che saranno rese pubbliche” sull’attuazione degli impegni. Se qualcuno parla ancora una volta di un non ben identificabile “contratto con gli italiani”, un’associazione di grande valore e autorevole chiede ai candidati di impegnarsi politicamente su alcuni temi che, ormai è consuetudine, sembrano non avere “diritto di cittadinanza” nel nostro confronto elettorale, sempre più spento e alquanto lontano dalle esigenze sociali vive e quotidiane. Manca una cultura dei diritti e sui diritti Amnesty punta il dito verso una classe dirigente politica storicamente poco attenta su questo tema, tanto da non sapere spesso in cosa consistano o da trattarli con molta superficialità e genericità. Tutto questo accade in modo certamente atipico rispetto ai colleghi europei che portano i diritti, compresi quelli delle persone a orientamento lgbt, come punti prioritari di un’agenda politica, dando poi, una volta eletti, conseguenza a quanto affermato positivamente durante il confronto elettorale. La quinta domanda nell’elenco delle dieci riguarda in specifico le proposte sulla lotta all’omofobia e alla transfobia e la necessità di rendere alcuni cittadini di serie B cittadini a pieno titolo rispetto l’intera comunità, sia nelle opportunità sia nelle garanzie. Amnesty International considera non a torto questa problematica come urgenza avvertita nel Paese, tanto che le aggressioni e le forme di discriminazione a danno di persone a orientamento lgbt si sono acuite in Italia: da violenze fisiche quasi giornaliere a offese verbali, fino ad arrivare a forme di esclusione e di emarginazione perpetrate in diversi ambiti, da quello lavorativo a quello familiare. Amnesty prende come riferimento dichiarazioni espresse da alcuni rappresentanti politico istituzionali di matrice omofoba e trasnfoba, offensive la dignità delle persone a orientamento lgbt e lesive della loro personalità, che hanno portato a rendere legittime forme di stigmatizzazione e di discriminazione a danno di appartenenti a questa comunità. La via preferibile sarebbe quella di estendere l’attuale Legge Mancino,che prevede aggravanti per reati commessi per pregiudizi di natura etnica, religiosa e politica, anche a chi commette atti di violenza e di discriminazione verso persone per motivi legati all’orientamento sessuale o all’appartenenza a una diversa identità di genere. Il panorama italiano è, come dipinto giustamente e con puntualità da Amnesty, fortemente allarmante tanto da indurre la stessa organizzazione a proporre la campagna e a provvedere a rilanciare nel dibattito del rumoroso agone politico una questione molte volte sottovalutata e non considerata da chi ne è il protagonista. Nello stesso punto si parla di leggi che assicurino il riempimento di un vuoto legislativo che non prevede per le persone a orientamento lgbt la possibilità di vedere riconosciuta la propria unione, sia in termini di diritti sia in termini di doveri: questo determina una mancata realizzazione dell’autodeterminazione civile e culturale di queste persone. Gli impegni internazionali, infine, sottoscritti dal nostro Paese, dovrebbero assicurare un precedente funzionale a vincolare l’attività legislativa dei rappresentanti su provvedimenti e progetti che assicurino pari dignità e pari diritti per le persone lgbt, individuando una responsabilità che è stata ripetutamente disattesa da chi ha avuto il compito di rispondere all’intera società in termini di soluzione di determinati disagi e, quindi, di affermazione piena delle personalità di tutti i suoi componenti. Finora chi ha risposto all’appello? Solamente Antonio Ingroia, candidato premier per la coalizione di Rivoluzione Civile, che riprende la terza parte del programma elettorale, titolato Per la laicità e le libertà, in cui si specifica la volontà di garantire la promozione all’affermazione di ogni persona e, pertanto, il contrasto a ogni forma di discriminazione a danno di gay, lesbiche, bisessuali e transgender, attraverso anche una legislazione che assicuri il riconoscimento delle coppie formate da partner dello stesso sesso e di qualsiasi diritto civile e umano, sia individuale sia collettivo. Unica risposta in un panorama composto da più di 250 liste e listine: l’attesa rimane e la speranza per una partecipazione universale all’ottima iniziativa è l’ultima a morire; almeno per ora.

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