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Arcigay Pavia: incontro con Giuseppe Polizzi

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arcigay pavia
Il logo dell’associazione

Abbiamo intervistato Giuseppe Polizzi, giovane presidente di Arcigay Pavia, nato a Palermo nel 1982, che ha conseguito la laurea in Giurisprudenza e il dottorato di ricerca in diritto pubblico presso l’Università di Pavia, città nel quale vive e lavora. Abbiamo voluto approfondire con lui alcuni aspetti riguardanti l’associazione e il contesto in cui opera e per comprendere il ruolo che l’Arcigay di Pavia svolge nella difesa dei diritti della comunità LGBT pavese. L’ associazione negli ultimi tempi si è particolarmente distinta e ha avuto un’ampia visibilità per aver organizzato eventi che hanno richiamato la comunità pavese e non solo, come la giornata della diversità dello scorso giugno.

Quando nasce Arcigay Pavia?

L’associazione pavese Coming-Aut (che dal 2010 aderisce alla federazione Arcigay) nasce nel 2005. All’epoca eravamo veramente pochi a cui a poco a poco si aggiunsero persone oggi diventate punto di riferimento della comunità gay e trans, come la nostra Barbara Bassani (una delle poche pavesi, lesbica dichiarata, che ha creduto nel nostro progetto). Una manciata di persone che decisero di lanciare una sfida alla città che può essere riassunta in tre parole: visibilità, identità e orgoglio delle persone omo e transessuali. Oggi l’associazione incontra centinaia di gay e trans ogni martedì presso un locale di Pavia, dove accanto alla socializzazione vi sono momenti di riflessione politica e sensibilizzazione.

Come reagisce la città di Pavia alla presenza di un organismo che rappresenti la comunità LGBT?

La città di Pavia va distinta. Da una parte v’è la comunità gay e trans che grazie alla nostra azione politica e culturale ha preso coraggio ed è emersa da una sostanziale invisibilità. Ormai siamo un punto di riferimento e ci vengono rivolte domande, sempre più frequenti ed impegnative, dai giovanissimi, di ascolto e aiuto nel loro percorso di coming-out. Come accadde nel 2011 quando il giovanissimo Luca Contardi (oggi Responsabile del gruppo giovani) ci chiese aiuto per denunciare casi di omofobia all’interno del Liceo Classico Ugo Foscolo.
Da una parte v’è la politica: nel corso degli anni abbiamo dialogato con moltissime forze politiche e in modo trasversale (dalla Lega nord a Rifondazione, dal PDL al PD fino al Movimento 5 Stelle): ciò che a noi interessa è mettere al centro del dibattito pubblico le nostre istanze.
Altresì vi sono le forze associative del terzo settore: da un paio di anni abbiamo attivato iniziative culturali con altre associazioni che difendono minoranze, credendo che solo la collaborazione tra più “fattori sensibili di discriminazione” possa scardinare il pregiudizio. Infine vi sono i pavesi, che ci conoscono e ci ringraziano per l’attività, veramente impegnativa, che sta facendo diventare Pavia città orgoglio delle diversità.

Quali iniziative avete attuato negli anni per sensibilizzare l’opinione pubblica?

Veramente tante! Provo a fare un breve elenco. Centinaia di serate di socializzazione e dibattito politico con la comunità gay, che sono cresciute anche grazie l’opera di coinvolgimento del nostro vice-presidente e responsabile socializzazione Niccolò Angelini; decine di tavoli politici con istituzioni e partiti (che ha portato, su iniziativa di Arcigay Pavia, nel 2009 il Comune di Pavia a istituire lo Sportello antidiscriminazioni che oggi conta oltre 20 associazioni che si occupano di diversità); iniziative di denuncia dell’omofobia che hanno avuto grande impatto nazionale e locale (da ultimo i casi di Andrea Di Pietro e Daniele Borromeo); centinaia di sit-in e manifestazioni; la realizzazione (quest’anno siamo al quarto anno) della Festa delle diversità: una sorta di Pride in chiave pavese, col massimo coinvolgimento delle associazioni del terzo settore; decine di iniziative politiche che hanno portato le Istituzioni a pronunciarsi a favore dei nostri diritti (da ultimo, mozione contro l’omo-transfobia è stata approvata all’unanimità presso il Comune e la Provincia di Pavia e da Bressana Bottarone -dove segnalo l’opera coraggiosa del bressanese Ferdinando Brambilla- mentre a Cava Manara è stato approvato il Registro anagrafico delle coppie di fatto).

Avete riscontrato dei miglioramenti nell’integrazione della comunità LGBT a Pavia?

Si, è aumentata la visibilità. Soprattutto la generazione dei pavesi di 40-50 anni, prima nascosta, ha iniziato a partecipare alle nostre iniziative con sempre maggiore curiosità. Le segnalazione dei casi di discriminazione, inoltre, sono in rapido aumento e questo significa che v’è una presa di consapevolezza di poter reclamare dignità e rispetto e un riconoscimento implicito del nostro ruolo. Riceviamo sempre più “grazie”, che per la decina di volontari impegnati qui a Pavia è lo stimolo per andare avanti.

Considerato che Pavia è ormai una città universitaria, collaborate con l’università per promuovere eventi ed incontri?

Nel 2011 nasce Universigay-Collettivo lgbt dell’Università di Pavia su spinta di Arcigay Pavia. Universigay, e la sua Presidente Alessandra Alvarez, stanno facendo un’operazione veramente importante per la comunità universitaria. In Università solo negli ultimi due anni abbiamo avuto tre casi gravi di discriminazione: prima i nostri manifesti imbrattati di insulti omofobici, poi il caso del dott. Ferraresi (ricercatore confermato di Diritto del Lavoro) che dal suo blog inveisce contro le persone omosessuali augurando loro l’inferno ed, infine, il caso di Daniele Borromeo, rappresentante degli studenti a Economia, che ha definito gli omosessuali pervertiti, pedofili, necrofili e zoofili.

Ritenete sia più facile trovare i più giovani e gli studenti disponibili e aperti al dialogo rispetto ai meno giovani?

L’età anagrafica conta fino ad un certo punto: ciò che fa la differenza è la cultura del rispetto e della dignità. Il bagaglio culturale che ti è stato trasmesso o che ti sei autonomamente formato. Ci sono tanti giovani ignoranti e tante persone più su di età che non si permetterebbero mai di giudicare l’orientamento sessuale e l’identità di genere di ognuno di noi.

Ricevete il supporto adeguato dal Comune di Pavia?

All’inizio del 2009 e sino al 2012 v’è stata apertura da parte del Comune di Pavia (retto da una maggioranza di centro-destra). Poi, purtroppo, sono prevalse le logiche omofobiche di taluni componenti della Giunta comunale e il rapporto si è incrinato. Ma noi sappiamo di avere il dovere di dialogare con le Istituzioni per incrementare il benessere della nostra comunità e quindi siamo impegnati a non rompere quel filo essenziale di collegamento con le istituzioni locali.

Per chi volesse entrare a far parte dell’ Arcigay di Pavia, o comunque collaborare alle vostre iniziative, cosa dovrebbe fare?

Abbiamo un responsabile volontari che si chiama Nicola Genchi (cercatelo su facebook o inviate una e-mail a info@arcigaypavia.it), il quale di occupa di traghettare le buone intenzioni di coloro che si candidano a essere attivisti per i diritti delle persone gay e trans in un complesso e articolato discorso associativo.

Quali sono i vostri progetti futuri?

L’obiettivo per il 2013 è quello di fondare la terza associazione gay qui a Pavia: abbiamo messo in cantiere la promozione di Agedo Pavia (l’associazione che raccoglie genitori e amici di persone omo-transessuali). Inoltre, la comunità pavese si distingue nel contesto italiano poiché abbiamo un animus movimentista: proseguiremo con l’aiuto di tutti i volontari e i soci a denunciare l’omofobia. Inoltre, sarà nostro impegno continuare a persona per persona della bontà delle nostre rivendicazioni.

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