lunedì 2 febbraio 2015

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Attualità

Notizie dal mondo gay: dagli ultimi fatti di cronaca, al rapporto tra gay e società, dai locali gay al Pride, tutto quello che non si può non conoscere sul mondo gay

Omofobia in Italia: ecco una mappa del 2015

Che l’Italia sia uno dei paesi più arretrati in assoluto per quanto riguarda la tolleranza verso la comunità LGBT non è certo un mistero. A guardare gli studi che sono stati compiuti, il nostro paese ha ancora tanto da lavorare rispetto agli altri dell’unione europea e anche rispetto a molti paesi extraeuropei.

Ma l’Italia, come ben sappiamo, è anche un coacervo di tradizioni, differenze, modi di pensare, stili di vita e opinioni. Perciò, ecco che è stato realizzato uno studio approfondito su come l’omofobia si esprime nelle diverse regioni. Hanno condotto questa indagine l’Osservatorio italiano sui diritti,  la Sapienza di Roma, l’Università di Milano e l’Università Aldo Moro di Bari.

Gli studiosi hanno esaminato per otto mesi, tramite un software, quasi due milioni di “Tweet”, per scovare quelli più oltraggiosi verso gay, disabili, donne e stranieri.

Il risultato dimostra che sono la Lombardia e il Friuli Venezia Giulia le regioni in cui l’omofobia si palesa con maggiore frequenza. In questa regioni più che in altre la gente si esprime usando termini come “finocchio”, “checca” e “frocio”, attaccando spesso gli altri con questi appellativi. Le regioni italiane più tolleranti sarebbero invece la Sicilia e le regioni del centro Italia.

Purtroppo, un’indagine condotta tramite un social network non tiene conto di troppi aspetti. Primo fra tutti: sono pochi gli anziani che “twittano”, e come ben si sa in questa fascia di età  molti  ancora non accettano ciò che è diverso.

Secondo aspetto: i computer, gli smartphone e Internet in generale sono molto più diffusi nelle città che nei piccoli centri, dove a volte è faticoso perfino connettersi.

E come tutti sanno, spesso l’omofobia regna nei paesini. Perciò, si ha il timore che l’intolleranza sia ben più diffusa di quanto appare nello studio, e non solo quella  verso i gay!

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Il Movimento 5 Stelle Lombardia discuterà nel Consiglio regionale di martedì 3 febbraio prossimo una mozione a prima firma della consigliera regionale M5S, Iolanda Nanni che chiede che Regione Lombardia promuova la trascrizione nei registri di stato civile dei matrimoni tra persone dello stesso sesso contratti all’estero, di sostenere la costituzione di registri delle unioni civili nei comuni lombardi, di estendere le agevolazioni regionali previste per i nuclei familiari a coloro che sono iscritti ai registri, di prevedere atti di riconoscimento delle convivenze e di promuovere nelle scuole medie e superiori incontri di educazione alla diversità.

Iolanda Nanni, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Lombardia, dichiara:

“Dopo il convegno familista ospitato negli spazi istituzionali la nostra mozione è un atto dovuto perché restituisce a migliaia di cittadini lombardi omosessuali e alla loro affettività, la dignità che i partiti continuano a negare loro. La mozione è ampia e articolata ed oltre alla promozione della trascrizione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso, chiede di strutturare corsi di informazione nelle scuole per il contrasto al bullismo e all’omotransfobia. Sono temi di stringente attualità che la regione deve affrontare superando recinti ideologici e senza la lente del pregiudizio. L’Occidente ha scelto e ha imboccato senza indugi la via dei diritti di tutti e per tutti. La Lombardia non può stare a guardare con posizioni che ormai sono solo dei paesi dell’oscurantismo fondamentalista”.

giampietro_belotti_nazista_illinois_facebook

La censura automatica di Facebook non si ferma quasi davanti a nulla. Anche in questa circostanza, il social network sembra aver colpito gli obiettivi sbagliati. È infatti stata chiusa la pagina di Giampietro Belotti, il cosiddetto Nazista dell’Illinois, perché avrebbe violato i suoi termini di servizio.

Il sistema di censura del più noto dei social è spesso criticato per la chiusura di vari profili e pagine per motivi abbastanza futili, dimenticandosi di colpire atti più gravi come l’incitazione al fascismo, al razzismo e all’omofobia. Nella maggior parte dei casi, gli insulti sono considerati una cosa normale e conforme agli standard di una comunità civile. Belotti è stato accusato del grave reato di aver richiesto che i diritti fossero uguali per tutti. Il blocco è così scattato in maniera automatica. In questo modo, Facebook ha scelto di stare dalla parte di chi ha definito il Nazista dell’Illinois come un sodomita, e anche di peggio. Nonostante tutto ciò, l’uomo non si ferma, ma rilancia. È già disponibile online una seconda pagina dedicata alla sua ferma opposizione all’omofobia. Con lo slogan, citato in un suo post, di “Non avremo pace finché ogni singolo omofobo non avrà trovato pene per i suoi denti!”.

Non è la prima volta che Belotti viene colpito dalla giustizia e dalla censura. Nello scorso mese di ottobre, è stato posto in stato di fermo dalla Digos per la sua partecipazione ad una marcia indetta dalle Sentinelle in Piedi, per il suo scandaloso travestimento da personaggio dei Blues Brothers. In seguito l’accusa è caduta, ma alcuni utenti hanno approfittato delle strane normative di Facebook per farsi giustizia da soli e riservare a se stessi il diritto alla libertà di opinione.

Il personaggio ancora oggi si sta chiedendo come funziona Facebook e perché accetti ogni tipologia di offesa. Una serie di domande che si sta ponendo anche Michael Stokes dopo che Facebook ha censurato l’immagine di un bacio gay pubblicata dalla sua pagina.

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Al mercato che si tiene ogni venerdì a Giovinazzo, comune sito nella provincia barese, molti clienti in cerca di frutta e verdura sono rimasti con un palmo di naso quando si sono imbattuti in un bancone ortofrutticolo con esposta la seguente scritta «Gay di Mola 0.75»; lo spiritoso banconista ha utilizzato il termine gay in luogo di finocchi, sperando di suscitare l’ilarità degli astanti e di incrementare, di conseguenza, il proprio guadagno giornaliero. In realtà più che una boutade, la trovata del commerciante ci appare come un mirabile esempio di cattivo gusto e di scarsa intelligenza.

I mercati ortofrutticoli, d’altra parte, sono luoghi non avvezzi alle manifestazioni omofobiche e rappresentano per molti l’occasione di immergersi in atmosfere passate in cui la cortesia e il rispetto dovrebbero regnare sovrane.

La notizia, che sta diventando virale, non gioverà di certo al buon nome del mercato di Giovinazzo e, in particolare, al venditore di finocchi. Se si è trattato, dunque, di una mera astuzia di marketing, l’esperimento è senz’altro fallito; nel caso in cui, invece, si è inteso esprimere un vero e proprio pensiero omofobico la condanna giungerà inevitabile ed unanime da tutti coloro i quali ritengono che la diversità (e l’ educazione ad essa) sia un valore imprescindibile.

isis

L’Isis, l’organizzazione terroristica più temuta del momento, non si ferma davvero davanti a nulla. I criminali operano con una violenza cieca ed insistono nelle loro persecuzioni contro, tra gli altri, gli omosessuali. Uno dei bersagli più frequenti di un gruppo che ha ucciso milioni di persone in tutto il mondo.

L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani ha comunicato che l’Isis ha inflitto l’esecuzione capitale a due membri della comunità Lbgt. I due uomini sono stati accusati di omosessualità e di blasfemia e sono stati uccisi nella parte Nord-Est della Siria. Anche in questa circostanza, i due ostaggi gay sono stati gettati da un palazzo, in questo caso situato a Tel Abiad, e in seguito giustiziati per mezzo di una serie di pietre e di percosse. L’Isis continua così a seminare odio e violenza, senza curarsi minimamente dei diritti inalienabili delle vite umane.

Non si tratta del primo caso in cui gli omosessuali vengono palesemente perseguitati e giustiziati dallo Stato Islamico, noto per i suoi estremismi inusitati. Tutto ciò perché l’omosessualità viene ritenuta come un peccato mortale e un reato imperdonabile. Il regime basa le sue norme sul Corano, deformandone i significati più profondi e rendendolo un’occasione per perpetuare ai danni dei più deboli una serie di violenze inaudite e gratuite. Ad esempio, nello scorso 18 gennaio è stato diffuso un video nel quale il terribile gruppo islamico sunnita ha lanciato dal tetto di un palazzo di Ninive due persone accusate di essere gay. E la violenza non sembra affatto destinata a fermarsi qua.

registro unioni civili roma

Per fare grandi conquiste occorrono tanti piccoli passi. Il nostro paese è tra gli ultimi in Europa, e dietro anche a molti stati extraeuropei, per quanto riguarda i diritti delle coppie LGBT e in generale le coppie non sposate. Perciò, l’apertura del comune di Roma riveste un’importanza notevole.

E’ notizia di questi giorni che adesso la capitale ha il suo registro delle unioni civili. La sessione finale per approvare il provvedimento ha ottenuto 32 voti favorevoli, a fronte di solo 10 voti contrari e un astenuto. La proposta approvata riconosce ogni tipo di unione civile e l’istituzione di un registro apposito per esse.

Al registro potranno iscriversi tutte le coppie, eterosessuali e omosessuali, italiane o straniere, purché siano formate da partners maggiorenni. Se le coppie lo vorranno, potranno unire all’iscrizione una cerimonia, da tenersi  nei locali del comune che di solito vengono utilizzati per celebrare i matrimoni civili.

Chi ha votato contro il provvedimento ha portato motivazioni assai deboli, tra le quali quella che il registro non è utile, non è necessario e può rivelarsi nocivo per le famiglie “tradizionali”. Le solite argomentazioni degne di un paese arretrato e bigotto, insomma!

La realtà è che con  questo registro Roma si avvicina alla maggior parte delle capitali europee, dove le coppie gay hanno già diritti da tempo, dove possono sposarsi e in alcuni casi anche adottare bambini.

Come ha fatto notare Vladimir Luxuria, ex parlamentare, Roma ha dimostrato di essere una città aperta e attenta a tutelare chi si ama. E c’è già la prima coppia pronta a iscriversi al registro: Daniele e Christian, volontari del Gay Center, insieme da ben 7 anni. Dopo di loro, siamo certi che ne arriveranno altri, perché da anni tante persone sono in attesa di potersi tutelare in quanto parte di una coppia non ufficialmente riconosciuta

daveSunday

Negli Stati Uniti ha fatto scalpore la morte, avvenuta settimana scorsa, di David Frigaard, un insegnante di 46 anni impiegato in una scuola superiore del Minnesota. L’uomo, che insegnava arte, era un attivista gay, ed è stato assassinato vicino a un bar a Mahtomedi. L’omicidio si è verificato poco dopo le tre del mattino, e sarebbe stato opera di un ragazzo di 19 anni, che è già stato arrestato e attualmente è detenuto nella Contea di Washington, in prigione. Il presunto omicida si chiama Bailey Garcia, e secondo le prime indiscrezioni avrebbe ucciso il docente a causa delle sue idee a proposito del rapporto tra persone gay ed eterosessuali.

L’insegnante, in particolare, era convinto che all’interno della scuola fosse necessario stabilire un’alleanza tra etero e gay (lesbiche, trans, bisex, eccetera). Da sempre schierato a favore degli adolescenti non eterosessuali, David era anche un allenatore di basket e di football americano, ed era impegnato con i ragazzi ritenuti a rischio. Pur essendo un attivista a sostegno dei diritti dei gay, era sposato e padre di tre figli.

In attesa che venga chiarita la dinamica dell’episodio e che venga fatta luce sulle reali motivazioni che hanno condotto a questo drammatico episodio, l’America si interroga su quanto ancora sia necessario lavorare per contrastare e sconfiggere l’omofobia.

GayPolice

I meccanismi che portano Facebook a decidere di bannare determinate pagine e a censurare determinate foto sono sempre particolari e al limite dell’inspiegabile. Capita, così, che l’immagine di una mamma che allatta un neonato a seno scoperto venga immediatamente bandita, mentre una pagina che inneggia deliberatamente al nazismo e al fascismo possa essere tranquillamente aggiornata e visitata da chiunque.

L’ultimo episodio in questo senso è stato denunciato da un fotografo, che ha denunciato che la sua pagina ufficiale, nella quale posta gli scatti che realizza, è stata bannata per trenta giorni da Facebook. La sua colpa? Semplicemente quella di avere pubblicato un’immagine di due uomini che si baciavano. No, non nudi né in pose lascive. Un bacio normale, con tutti e due i protagonisti completamente vestiti.

Lo screenshot dell’immagine è stato, però, salvato da qualche utente, e nel giro di brevissimo tempo ha fatto il giro dei social network. Occorre precisare, in ogni caso, che la foto non ritraeva due persone comuni intente a baciarsi, ma due poliziotti all’interno di una macchina della polizia: e forse può essere stato questo particolare a dare il la alla censura. Resta il fatto che Facebook ha fatto calare la sua mannaia impietosa, e ancora adesso chi prova a connettersi alla pagina di Michael Stokes (questo il nome del fotografo) non può accedervi. Michael, d’altra parte, non può più postare foto o scrivere per trenta giorni.

Il motivo? Come riporta l’avviso, “You’ve repeatedly posted things that aren’t allowed on Facebook”, cioè “hai ripetutamente pubblicato elementi che su Facebook non sono permessi”.

Vuol dire che il social network di Mark Zuckerberg non ammette che nella polizia possano esserci degli agenti omosessuali?

Per il momento, sul web l’avvenimento ha fatto scalpore, e sono state molte le proteste degli internauti.

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Il governo russo sta pensando di estendere la famigerata legge che punisce la “propaganda di atti non tradizionali” verso i minorenni anche in riferimento ai criteri di censura cinematografica: quei film e quelle pellicole che si attestano come minacce nei confronti della società, in quanto potrebbero “contaminarne la cultura”dovranno essere banditi da ogni circuito distributivo.

La disposizione risulta essere un accanimento ulteriore in un’applicazione di una norma che lascia molti margini interpretativi per la sua formulazione vaga quanto generica, cosi definita per una sua possibile estensione a tutti gli ambiti che potrebbero interessare i temi lgbt. Dal giugno 2013, mese in cui la proposta di legge è stata approvata dalla Duma attraverso una quasi unanimità dei parlamentari e immediatamente firmata  dal Presidente Putin, la legge ha determinato, come diretta conseguenza, un aumento delle persecuzioni, aggressioni, violenze e atti di discriminazione verso le persone lgbt: fatti che ancora oggi rimangono quasi all’ordine del giorno in tutto il paese.

La legge, già in vigore dal 2012 a San Pietroburgo, vede addirittura i suoi effetti repressivi a danno di organizzazioni e associazioni costituite con l’obiettivo di dare un aiuto, un confronto e un affiancamento nei confronti delle persone lgbt che vivono la propria omosessualità o la propria identità di genere in un contesto di per se difficile e ostile, quale quello che attualmente si evidenzia in Russia, nell’assenza totale di interventi da parte della pubblica sicurezza nel momento in cui violenze fisiche vengono perpetrate nei riguardi di gay, bisessuali, transgender. Abbiamo potuto attestare il grave livello di persecuzione alla notizia degli adescamenti, orditi da parte di gruppi neofascisti, di ragazzi, spesso minorenni, attraverso la rete e le community di incontri lgbt: molti di questi atroci episodi, torture e violenze umilianti e degradanti, sono stati ripresi dagli aggressori e  pubblicati su youtube, facendoli, cosi, vedere a insegnanti, genitori al fine di emarginare ulteriormente i malcapitati, sottoponendoli a una discriminazione continua sia in famiglia sia in classe.

Il 24 gennaio Lena Klimova è stata arrestata e sottoposta a giudizio in quanto considerata rea di aver violato la legge solamente per aver fondato nel marzo 2013 un gruppo, Children-404, che ha come finalità quella di invitare i ragazzi omosessuali russi a condividere la propria esperienza vissuta al momento della crescita e della maturazione della consapevolezza del proprio orinetamento: un servizio alla persona che assiste quei giovanissimi che non sanno come affrontare a vivere bene la propria omosessualità o identità di genere.

Il tribunale russo ha condannato Lena a una pena pecuniaria di 50 mila rubli, equivalente a 700 euro, attraverso un processo che ha visto negato alla stessa imputata il diritto alla difesa tramite un avvocato.

La violazione delle disposizioni internazionali dei diritti umani è piu che chiara, non solo per la repressione del diritto di libera associazione, ma anche per quanto riguarda l’impossibilita’ dell’imputata di accedere  a quella consulenza legale utile a definire una propria difesa.

È passato quasi un anno dal febbraio 2014, mese in cui le Olimpiadi invernali si svolsero in Russia, a Sochi, aprendo e generando giustificabili reazioni da parte di altri Paesi e organizzazioni internazionali per i diritti umani, in particolare quelle per i diritti lgbt che, anche in questa occasione, hanno espresso disappunto e preoccupazione verso il livello allarmante di persecuzione e di repressione della comunità lgbt che si evidenzia in Russia a causa della legge approvata.

Shwan Gaylord, portavoce di Human Right First, organizzazione a tutela e promozione dei diritti umani, ha voluto affermare come l’attenzione che si era creata sulle condizioni gravi in cui si trova la comunità lgbt durante le Olimpiadi di Sochi 2014, diverse delegazioni di atleti avevano sfilato all’inaugurazione con divise di colori rappresentanti la bandiera rainbow, era divieto assoluto per sportivi e ospiti indossare riferimenti palesemente appartenenti al movimento e alla cultura lgbt, pena l’arresto, una pena pecuniaria e il rimpatrio immediato, sia scemata in questi ultimi mesi, nonostante ci siano altri stati, vicini alla Russia, vedi il tentantivo da parte del governo ucraino prima delle elezioni avvenute qualche mese fa, che avrebbero intenzione di proporre nei loro ordinamenti proposte di legge simile a quella russa contro la “propaganda di atti non tradizionali”. Gaylord ha ribadito come da parte della sua organizzazione, e da parte di tutti, vi sia l’esigenza di dare sostegno a chi, in Russia, manifesta per la tutela dei propri diritti e della propria dignita’ come omosessuale, bisessuale, transgender o, semplicemente, cittadino che ha a cuore la democrazia e la promozione dell’uguaglianza tra le persone.

 

 

grecia

La Corte Europea di Strasburgo era stata chiara nella sua sentenza finale nei confronti della Grecia: occorrerebbe che il legislatore ellenico provveda al più presto a integrare la legge, oggi vigente nell’ordinamento, che consente il riconoscimento delle sole coppie di fatto eterosessuali, equiparando a loro istituti, diritti e garanzie di quelle di diritto, con la previsione anche delle coppie di fatto omosessuali. Domenica 25 gennaio la Grecia si prepara al voto, sulle cui urne i riflettori di tutta Europa sono puntati, in quanto si teme un cedimento del Paese nei confronti degli accordi di risanamento economico e finanziario: Bruxelles ha dimostrato diverse volte di avere una certa paura che possano vincere e, quindi, formare il nuovo governo, quelle forze partitiche fortemente avverse alle politiche restrittive e di risparmio dettate dalla “troika”, l’estabilishment europeo che sovrintende al rispetto delle disposizioni necessarie per rientrare nel debito e per definire una riduzione sostanziale alle spese pubbliche.

La macchina elettorale ormai sta assumendo toni di alta competizione e di forte contrasto tra le diverse forze politiche vedendo una spaccatura tra chi difende fortemente l’Euro e l’urgenza di fare rientrare la Grecia dal debito e dalla crisi economica, che da diversi anni attanaglia la penisola ellenica, e le forze che, invece, intendono richiedere un allentamento della morsa promossa dalle politiche rigoriste o, addirittura, come l’estrema destra, un’uscita dall’Europa. Il partito ritenuto essere il possibile vincitore e il più accreditato nei sondaggi è Syriza, la lista di sinistra di alternativa guidata da Alexis Tsipras, nome noto durante la campagna elettorale delle europee: la lista si attesta nei sondaggi al 26,7 %, seguita dal partito di Nea Dimokratia di Antonis Samaras e vedendo, infine, un’affermazione dell’estrema destra, Alba Dorata. Alle Europee del maggio scorso Tsipras si era attestato come primo partito con il 26,55% dei consensi, seguito dal partito di centrodestra del premier uscente, Nea Dimokratia, al 22,7%, e vedendo una buona tenuta dell’estrema destra neofascista di Alba Dorata, 9,39%.

Il risultato è stato decisamente storico e ha allarmato l’Europa per il timore di uno sfilamento della Grecia dall’Euro: preoccupazione che aleggia ancora in vista del voto di domenica prossima, visti i precedenti risultati. L’economia, il mercato, il rilancio della competitività, lo sviluppo e il lavoro a fronte di un alto tasso di disoccupazione, la moneta unica e il sistema finanziario sono stati i temi principali di questa campagna elettorale, nata dalla caduta del governo delle larghe intese, voluto fortemente dalla troika, a guida Samaras con l’adesione del Pasok, in caduta libera, sembrerebbe. Il tema dei diritti lgbt rimane, però, l’assente per antonomasia: nessuno ne parla in modo determinato e convinto, pochi annunci, spesso di rito, in programmi timidi e poco convinti nel sostenerli da subito come priorità.

Rimangono indelebili le affermazioni dell’uscente ministro della Giustizia, Haralambos Athanasiou, attraverso le quali ha sostenuto che quando si parla di “matrimonio” si considera l’unione tra uomo e donna e come questo principio rientri nel rispetto della tradizione e della “natura umana”, asserendo che tutto questo viene garantito dalla Convenzione dei diritti umani. Secondo il ministro uscente parlare di unioni civili risulterebbe “pericoloso” in quanto “le conseguenze da una loro approvazione” non si sa quali potrebbero essere, vedendo come diretta conseguenza una possibile richiesta di “adozioni da parte di coppie omosessuali”.

Nessuna smentita e neppure nessuna presa di posizione critica nei riguardi di tale affermazione sono state fatte da esponenti del governo e dallo stesso ministro, confermando quanto sui diritti lgbt nei vari programmi elettorali dei partiti greci non vi sia grande attenzione, se non addirittura menzione minima.

Alcune parole favorevoli nei confronti di un’approvazione di leggi a favore dei diritti lgbt sono giunte da Syrisa, la sinistra di Tsypras, affermando con convinzione la volontà politica di proseguire a sostenere una legge che introduca nell’ordinamento greco il matrimonio omosessuale, mentre il resto delle forze politiche non fanno cenno neppure su un’estensione dell’attuale norma sulle unione civili alle coppie di fatto omosessuali, come, invece, viene indicato con forza dalla Corte di Strasburgo. Tsypras nel 2008 aveva promosso i “matrimoni omosessuali dimostrativi” e aveva dato sostegno all’avvio dell’Associazione di Sostegno Transessuale Greca, attraverso patrocini e diventando il riferimento parlamentare per le varie istanze da quest’ultima espresse. Timide, invece, risultano essere le proposte che provengono dalle altre forze politiche in lizza, mentre preoccupante si attesta la forte escalation nel paese di attacchi e violenze fisiche nei confronti di persone lgbt, perpetrate da militanti di estrema destra, riconducibili ad Alba Dorata e ad altre realtà neofasciste. Qualche anno fa l’apice di questi avvenimenti aveva assunto livelli preoccupanti tali da invitare diverse organizzazioni per i diritti lgbt internazionali a sostenere l’appello della principale associazione greca, ????, nel richiedere alle forze istituzionali di intervenire per prevenire e reprimere questi reati, soprattutto notando un accanimento particolare da parte della polizia nei confronti delle persone lavoratrici sessuali transgender, più volte sottoposte ad arresti e a fermi in quanto accusate di diffondere malattie sessualmente trasmissibili, nonostante la norma greca preveda che sia impegno specificatamente del cliente utilizzare i contraccettivi.

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