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Benedetto XVI: parole di odio e condanna nei confronti dei matrimoni omosessuali

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In occasione della Giornata mondiale per la pace, che si terrà il prossimo Gennaio, Papa Benedetto XVI ha trattato argomenti di attualità, in particolar modo aborto, eutanasia e nozze gay. Non ci aspettavamo parole di speranza e di apertura mentale da parte di un Papa che sin dall’ inizio del suo pontificato si è dimostrato abbastanza fedele agli schemi di una Chiesa restia al dialogo e al cambiamento, ma sicuramente che le sue parole potessero arrivare a tanto era un qualcosa di inaspettato.

In particolare, Ratzinger, riferendosi all’ eventuale possibilità di legittimare le unioni omosessuali, ha parlato di “destabilizzazione della struttura naturale del matrimonio”, affermando che l’unione tra uomo e donna è un principio “inscritto nella natura umana stessa, riconoscibile con la ragione, e quindi comune a tutta l’umanità”. L’invettiva continua dicendo che l’eventuale matrimonio tra persone dello stesso sesso “ costituisce un’offesa contro la verità della persona umana, una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace”.

Ragione? Giustizia? Pace? C’è da chiedersi come un uomo di fede come un Papa possa parlare di razionalità, dato che non c’è etica, né giudizio etico che regga se non giustificato razionalmente e dato che l’etica vera e propria non ha a che fare con la religione, incapace di esprimere giudizi razionalmente e universalmente validi. C’è anche da chiedere cosa il successore di Pietro intende per giustizia, visto che un discorso del genere invita a negare, categoricamente, la possibilità a due persone di godere dei diritti che “razionalmente” e “giuridicamente” (come accade già in molti paesi civili) gli spettano. Ma soprattutto c’è da riflettere sul termine pace: può un uomo  che, lo scorso giovedì, ha benedetto Rebecca Kadaga, portaparola del Parlamento Ugandese e promotrice della pena di morte per gli omosessuali, parlare di pace?

Naturalmente le parole del pontefice hanno scatenato l’ira delle associazioni gay e non solo. Per esempio l’Arcigay di Milano ha definito le parole di Ratzingerpiù consone a un dittatore sanguinario che a un personaggio che vorrebbe passare alla storia come protagonista della pace e leader spirituale” e ha chiesto “ai candidati alle Primarie regionali della Lombardia e ai partiti che sostengono questo appuntamento elettorale una lettera di condanna a queste dichiarazioni e una riaffermazione dell’autonomia dello Stato e delle istituzioni dalle ingerenze della Chiesa Cattolica e di ogni confessione e che ribadisca l’impegno a fare dell’Italia un paese civile, moderno e progressista “. O ancora il gruppo di Facebook CondividiLove invita a postare sul profilo Twitter del Pontefice il video a favore dei matrimoni gay, girato qualche mese fa.

Ci auguriamo che simili affermazioni omofobe non passino inosservate e che ricevano un severo attacco, non soltanto dalla comunità omosessuale, ma soprattutto da politici e altri rappresentanti dello Stato e della Chiesa, perché un messaggio di odio merita condanna e incomprensione da parte di tutti.

Caro Ratzinger: “Ama il prossimo tuo come te stesso!”. Dovrebbe essere lei ad insegnarcelo e non viceversa.

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