sabato 4 luglio 2015

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La nuova versione gay friendly della Bibbia del Reverendo Pearson

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La Bibbia è un insieme di tradizioni orali, una summa che segna la storia dei percorsi poetici e narrativi che portano a considerarla testo letterario utile e funzionale a rappresentare la storia culturale e sociale di un territorio, prima di essere testo sacro, “Legge di Dio”, da tutti vista come fondamento religioso e riferimento spirituale. Qualcuno, soprattutto ai vertici di Santa Romana Chiesa, legge e interpreta questo testo come pretesto per avvallare alcune tesi che creano maggiore discriminazione ed esclusione di tutto ciò che viene visto come “diverso”. Le ultime invettive del Pontefice contro gli omosessuali, considerati nella loro unione affettiva, non solo come contro natura ma anche, e addirittura, minanti la pace mondiale, non sono altro che l’apice di una caccia alle streghe, che viene erroneamente ascritta come “disposta” dalle leggi sacre e divine. Sarebbe opportuno che qualcuno aggiornasse il proprio approccio ideologico, non solo dimostrando di utilizzare i nuovi canali di diffusione, twitter per esempio, per dialogare col popolo dei fedeli, ma quanto meno rileggendo alla luce di nuove interpretazioni fondate la Bibbia stessa. E’ ciò che il reverendo Pearson ha voluto fare: esponente della Chiesa episcopale dei Santi Innocenti, da San Francisco il prelato ha convenuto che il Sacro Testo “non condanna l’omosessualità”. La Versione autorizzata della Chiesa Anglicana, quella commissionata da Re Giacomo I, e completata nel 1611, dove i riferimenti sessuali erano espliciti e non censurati, come lo sono, invece, in quella da noi conosciuta, ha visto in una sua rilettura un aggiornamento teorico che porta a confermare come l’omosessualità non sia blasfemia né, tanto meno, peccato mortale. La lettura del reverendo decisamente più rainbow porta a titolare la Bibbia come promossa da Queen James, dato che ormai è di conoscenza pubblica il fatto che lo stesso Re Giacomo I avesse avuto amori e passioni omoerotiche, come quelle intrattenute con il Duca di Buckingham ed Esmè Stuart, signore d’Aubigny. L’omosessualità nel testo biblico traspare come riferimento solamente nella versione già rivista del 1946, Revised Standard Version, evidenziando, così, tramite le parole del reverendo, frutto di uno studio continuo e attento sul testo, come la considerazione dell’omosessualità quale peccato avvenga solo in otto versetti e che, attraverso una rilettura di alcuni suoi passi, si sia riusciti ad addivenire a “una maggiore chiarezza interpretativa”. Nessuna visione che porti a considerare, quindi, la Bibbia come espressione della legge del taglione o della vendetta divina contro chi trasgredisce i comandamenti ortodossi disposti dalla legge di Dio è quella proposta dal Reverendo Pearson dalla capitale dei diritti civili e della laicità, quale San Francisco, in cui si è mosso il primo movimento per la rivendicazione dei diritti per le persone a orientamento lgbt, per le pari opportunità e la liberazione sessuale. Un cupe de theatre possiamo considerare quello che sta avvenendo nella Chiesa Anglicana tale da rendere vane e insussistenti, grazie al supporto di un’attenta ricerca filologica promossa da Pearson, tutte le precedenti versioni interpretative in merito del testo. Possiamo anche sperare che la nuova interpretazione possa aprire una breccia consistente nel rapporto che ha visto forti tensioni negli ultimi mesi tra il Parlamento inglese, in cui si sta procedendo a discutere la proposta governativa di istituire il matrimonio omosessuale, e la Chiesa Anglicana, di cui è capo la stessa Regina Elisabetta, quasi da annoverare i remoti tempi delle scomuniche e dello scisma.

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