giovedì 5 marzo 2015

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Cultura

Saggi, recensioni e documenti, con sezioni tematiche dedicate alla storia, al cinema e alla musica

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Il mensile gay Pride, nel numero di marzo, ha pubblicato un approfondimento su omosessualità e Islam intervistando alcuni esponenti di centri islamici italiani. E’ la prima volta che un media che si rivolge al pubblico lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e trans) si confronta sul tema con i diretti interessati.

Dall’inchiesta di Massimo Basili emergono luci e ombre. Da una parte, numerose associazioni islamiche non rispondono alla richiesta di confronto con Pride. Solo l’Associazione Islamica Imam Mahdi di Roma, ha motivato, per bocca del suo portavoce Heydar Ali, il rifiuto al confronto: «Vi ringraziamo per averci contattato ma non abbiamo intenzione e interesse a rilasciare un’intervista al vostro giornale».

Hanno spiegato, al contrario, il loro punto di vista Yousseff Sbai vicepresidente dell’UCOII, l’unione delle comunità islamiche d’Italia e Davide Piccardo, coordinatore del CAIM, Coordinamento delle Associazioni Islamiche di Milano.

Per Sbai, che parla a nome del direttivo del CAIM, «l‘omofobia non ci coinvolge, le scelte sessuali degli individui sono privatissime e riguardano solo gli attori stessi di tali scelte. Siamo convinti infatti che qualsiasi ‘fobia’ che ingeneri una discriminazione sia un’ingiustizia nei confronti delle creature e siamo certi che ci siano, o possano essere messi a punto, strumenti legali che concilino le esigenze di tutti».

Il vicepresidente dell’UCOII si dice contrario al matrimonio gay, la tradizione musulmana ritiene infatti il matrimonio un «sodalizio che possa essere stretto solo tra persone di sesso diverso e, pertanto, riteniamo che non sia questa la rivendicazione che si possa porre per garantire a tutti i cittadini e residenti pari diritti come previsto dalla Costituzione della Repubblica. Per quanto riguarda invece l’adozione da parte di coppie ‘omogenitoriali’, ci sembra una contraddizione in termini. La genitorialità è necessariamente etero e non soltanto da un punto di vista biologico, ma anche per le diverse competenze e sensibilità che devono concorrere allo sviluppo armonioso ed equilibrato della personalità di un bambino».

Per Davide Piccardo, «il messaggio dell’Islam sull’omosessualità è chiaro, ed è di condanna, ma non riguarda la censura della persona omosessuale in quanto tale, quanto la disapprovazione delle pratiche omosessuali. È ovvio che la visione del credente non possa coincidere con le leggi di uno stato laico, dove prevale il rispetto che è compito di una società plurale e multietnica come è l’Italia”. Ancora, “non si può negare che nell’Islam i rapporti tra persone dello stesso sesso, come in molte altre confessioni religiose, siano considerati un peccato abbastanza grave: chi è credente e ha questo orientamento si trova senza dubbio in conflitto. Credo sia nostra premura non criminalizzare nessuno, però è ovvio che non si può stravolgere il messaggio di una religione. D’altro canto rispettiamo le persone nella loro individualità, senza escluderle né allontanarle e senza criminalizzare i comportamenti diversi dai precetti dell’Islam come può essere la scelta omosessuale».

«l’Isis - continua – quando colpisce le persone per il loro credo o per il loro orientamento sessuale diverso, si colloca al di fuori dell’Islam: quei fanatici non hanno nessun titolo per rappresentarlo tutto e neppure per applicare in questi modi barbari la legge islamica».

Il leader del Caim conclude: «Io personalmente sono a favore delle unioni civili e la possibilità di garantire parità di condizioni a tutte le persone al di là del loro orientamento sessuale. È una lacuna che andrebbe colmata, ed è dovere di uno stato democratico farlo. Invece sonocontrario alla possibilità di adottare da parte delle coppie omosessuali, ma lo sono anche riguardo all’adozione per i single».

Per Stefano Bolognini, direttore di Pride, «quello pubblicato è un primissimo, se non il primo in assoluto, confronto che apre uno spiraglio sui sentimenti sull’omosessualità diffusi tra i mussulmani italiani. Da una parte c’è un richiamo al rispetto, che considero il minimo sindacale, dall’altra c’è però, e netta, una condanna all’omosessualità come peccato, con argomenti sovrapponibili sostanzialmente a quelli della Chiesa cattolica, che genera inutili sofferenze agli omosessuali islamici e rinforza il pregiudizio. Su questo le associazioni dovrebbero aprire un dibattito serrato, soprattutto quelle che hanno deciso di non parlare confrontarsi con un media gay come Pride. Non spetta alla religione, ma allo Stato fare le leggi, ma il benessere dei credenti e la lotta al pregiudizio passa anche da un atteggiamento più aperto e tollerante. Ci auguriamo che continui il confronto con le associazioni islamiche italiane, che si vedono limitare la possibilità di culto per una legge incostituzionale in Lombardia e che vivono sulla loro pelle il significato di discriminazione».

Lucio Dalla

L’Associazione Nazionale Anddos, con i suoi 126.000 iscritti, vuole ricordare Lucio Dalla, grandissimo cantautore italiano scomparso a Bologna esattamente 3 anni fa.

“Oltre a non dimenticare le sue canzoni e le tante emozioni rimaste nella mente degli italiani – afferma il presidente nazionale Mario Marco Canale di ANDDOS – bisogna tener viva la memoria di quanto accadde sul piano mediatico in merito alla sua storia con Marco Alemanno, finita in pasto a pettegolezzi e strumentalizzazioni di ogni genere. Episodi come questo, devono ricordarci quanto mai l’urgenza di una seria svolta culturale nel nostro Paese, in modo che anche le persone che fanno spettacolo possano spegnere sul nascere ogni morbosa curiosità e vivere liberamente la propria vita, senza sentirsi prigionieri del marketing e del proprio “pubblico”. Come Anddos, vogliamo rappresentare ed offrire supporto alla comunità LGBTIQ nella sua interezza, anche a chi, quindi, per i più disparati motivi, non è ancora riuscito a fare coming out”.

Le canzoni di Lucio Dalla vivranno in eterno, come la memoria di questo grandissimo messaggero di sentimenti ed emozioni: ciò che rende immortale un’artista è proprio il non confonderlo con nessun altro. I grandi amori vivono oltre la morte. Come i loro interpreti.

Marco Tosarello

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“Esperienze d’Arte”, tre giornate all’insegna dell’arte, della cultura e dello spettacolo per favorire il contrasto all’omofobia e al razzismo.
24, 25 e 26 Febbraio dalle 18.30 – Teatro Ambra alla Garbatella

L’associazione Di’ Gay Project (DGP) presenta “Esperienze d’Arte”: tre giornate all’insegna dell’arte, della cultura e dello spettacolo per favorire il contrasto all’omofobia e al razzismo. L’iniziativa, promossa con il contributo di Roma Capitale nell’ambito del programma “Roma d’inverno. La cultura cambia stagione”, si svolgerà dal 24 al 26 febbraio presso il teatro Ambra alla Garbatella.

 “Esperienze d’Arte” vuole essere un contenitore di messaggi, significati, cultura, che si configura come un format specifico volto a favorire la comunicazione fra le persone, avvicinandole all’arte in tutte le sue forme, per affrontare temi sociali e di attualità. Un concetto innovativo di arte, intesa come strumento attivo, in grado di portare ogni individuo a sviluppare le proprie potenzialità espressive impegnandosi in prima persona, confrontandosi con il proprio mondo interiore, con la società e con la storia del nostro paese.

Martedì 24 Febbraio 2015
ore 18.30 – 20.30 Laboratorio di Arteterapia* “La trasformazione”
ore 20.30 – 21.30 Proiezione film “Lei è mio marito” con dibattito
ore 21.30 – 23.00 Teatro Spettacolo “Non Adesso” regia e drammaturgia di Chiara Cucinotta

Mercoledì 25 Febbraio 2015
ore 18.30 – 20.30 Laboratorio di Arteterapia* “Quali emozioni esprimo”
ore 20.30 – 21.00 Proiezione film “Unique”
ore 21.00 – 21.45 Proiezione docufilm “L’altra, altra… continua” di M.L. Annibali, regia di L.Valle
ore 21.45 – 22.45 Proiezione film “Non so perché ti odio” di F. Soldi, segue dibattino con l’autrice e il regista

Giovedì 26 Febbraio 2015
ore 18.30 – 20.30 Laboratorio di Arteterapia* “Gestire la rabbia”
ore 20.30 – 21.30 Proiezione film “Fuoristrada” con dibattito
ore 21.30 – 23.00 Festa di chiusura della manifestazione con danze organizzate da BallorOmo

* per i laboratori di Arteterapia è gradita la prenotazione > dott. ssa Eliana Giavi e.giavi@yahoo.it

A fare da cornice all’intera manifestazione la mostra fotofrafica permanente di Sonia Pennino, “Pride & Love”, 38 scatti della manifestazione nazionale di Palermo del 2013.

 

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Il 14 Febbraio si ripeterà a Roma la felice esperienza del Queer Valentino e delle Unioni INcivili. Per chi non lo sapesse, le Unioni INcivili consistono in una parodia del matrimonio più classico, quello di matrice tradizionale ed eterofila, in cui però ognuno è finalmente libero di sposarsi con chiunque o con qualunque cosa, senza discriminanti di genere, specie o numero, addirittura inclusiva di oggetti inanimati e concetti astratti. Le Unioni INcivili sono uno sgrammaticato omaggio all’amore.

Ci si potrà unire incivilmente tra coppie eterosessuali o partner dello stesso sesso, tra amici fraterni o coinquilini consolidati, con i componenti della propria garage-band piuttosto che con un amatissimo cane o gatto, con un vecchio peluche, col proprio lavoro o con una foto importante. Ci si potrà sposare perfino con una forma di espressione artistica, come la Street-Art e la Techno, oppure con una causa, come la libertà di stampa e l’antiproibizionismo. Si tratta di sancire un legame, vissuto quotidianamente, facendo del nostro meglio per mantenerlo inscindibile, anche di fronte alle difficoltà della vita e all’opposizione dei contrari.

“Questo divertissement non vuole ridicolizzare l’importanza di una legislazione che regolamenti e ufficializzi le unioni civili.” -specifica il Trauma Studio, promotore dell’evento- “Siamo in un momento storico in cui il Primo Cittadino di Roma emana decreti comunali sulle unioni civili in conflitto con il Governo stesso. Intanto diventano casi mediatici le incursioni situazioniste di certe fantomatiche Sentinelle che si millantano difensori della Famiglia Italiana. E che dire del leader del Carroccio che si spoglia sulle copertine delle riviste e ammicca tra le lenzuola con dichiarazioni omofobe e razziste? E’ questo il nostro Belpaese? Istituzioni in conflitto, cultura Balilla e politici in mutande? Con le chiavi dell’ironia e della satira, dello sberleffo e del gioco, le Unioni INcivili vogliono affermare che la vita non aspetta i termini della burocrazia per essere vissuta e che le diversità sono sinonimo di unicità e autodeterminazione, pensiero indipendente e non omologato, ricchezze da rispettare e celebrare.”

Quest’anno il giorno di San Valentino cade all’interno del weekend di Carnevale ed è ancora più facile giocare coi concetti d’identità e maschera, con i ruoli e il sovvertimento degli stessi, nel contesto di Carnevale che ben si sposa con l’immaginario queer e che già disorienta con il détournement che lo caratterizza. Chi vuole potrà cogliere l’occasione per viversi le emozioni del Giorno Più Bello e cosìfacendo potrà riflettere anche sul valore di una cerimonia ormai serializzata e spogliata di gran parte del suo significato. Un modello sovrastrutturato che può far perdere l’eccezionalità dell’amore.

“Inaspettamente, stiamo perfino ricevendo delle prenotazioni!” -prosegue il Trauma Studio-“Sembra una corsa al matrimonio! E, nel valutare questo dato, ci viene da pensare che ci sia un gran desiderio di celebrare l’amore, senza compromessi. Forse le Unioni INcivili rispondono a questa richiesta, riaffermando quella libertà di tutti e quel rispetto verso ognuno che la democrazia dovrebbe garantire, in modo incondizionato. Qualcuno di certo criticherà questa nostra pantomima. Ma per noi invece è meraviglioso constatare come la forza di una buona idea e il potere del gioco possano rinsaldare il senso di comunione nel pubblico e far riflettere sulla nostra condizione odierna.”

Piazzate d'Amore - San Valentino

Si chiama Piazzate d’Amore l’iniziativa organizzata da Arcigay per sabato prossimo, 14 febbraio 2015, in occasione di San Valentino. Secondo quanto segnalato dall’organizzazione, si tratta di una mobilitazione unitaria a livello nazionale a favore dell’uguaglianza dei diritti.

A Genova, per esempio, ci si ritroverà dalle tre e mezza del pomeriggio davanti alla Prefettura, in largo Eros Lanfranco, ma ci saranno manifestazioni praticamente in tutta Italia, da Catania a Vicenza, da Foggia a Verona, da Lecce a Trieste, da Milano a Reggio Calabria, da Torino a Teramo. Tra le altre città coinvolte, anche Taranto, in Puglia, Ravenna, in Emilia-Romagna, Pesaro, nelle Marche, Salerno e Napoli, in Campania, Padova, in Veneto, Pescara, in Abruzzo, Palermo, in Sicilia, e Pavia, in Lombardia.

L’iniziativa avrà anche un hashtag su Twitter, #LoStessoSì, e intende promuovere il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Il simbolo della manifestazione sarà, invece, il cuore con all’interno un uguale (accompagnato dalla scritta “Lo stesso amore gli stessi diritti”), che per la prima volta è comparso lo scorso mese di gennaio a Milano in occasione del flash mob tenutosi per protestare contro l’ormai celebre convegno patrocinato da Regione Lombardia.

Scopo dell’associazione, quindi, è sostenere che tutte le coppie hanno lo stesso valore e la stessa dignità: quello che si reclama è un principio base, vale a dire l’uguaglianza dei doveri e dei diritti, che comporta l’estensione del matrimonio civile anche alle coppie formate da persone dello stesso sesso. Hanno già confermato la propria adesione, tra l’altro, Equality Italia, AGEDO e Amnesty International.

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Nei giorni scorsi, con un titolo gratuito «Storie», di Bo Summe’rs e Soufiane El Khayat, il quotidiano online Gaiaitalia.com ha dato il via alla pubblicazione delle sue collane di ebooks, che vedranno entro la metà di febbraio cinque titoli in catalogo ed in vendita con speciali offerte per gli utenti registrati quali invii gratuiti,anteprime ed eventi culturali dedicati.

Romanzi, Saggistica, una collana dedicata alla letteratura Gay & Lesbica realizzata in collaborazione con l’associazione Anddos; e poi Cinema,Teatro, Fotografia, Poesia, Politica, Queer Studies, sono le sezioni che vanno a comporre l’offerta di libri elettronici di Gaiaitalia.com

Lorenza Morello con «Per Sempre», ovvero come far durare una storia d’amore,Bo Summer’s e Soufiane El Khayat con «Storie», Ennio Trinelli con «Vie diScampo», sono i primi titoli disponibili online; entro la fine di febbraio andranno ad aggiungersi al catalogo il romanzo di Gianfranco Maccaferri, autore valdostano al suo debutto, «Io sono Rohita», lo tsunami in una vita, magnifico racconto ambientato in Sri Lanka nel post tsunami ed il provocatorio, ma magnificamente scritto, «#ElHorno» di Bo Summer’s, curato da Fabio Galli, cronaca alfabetica di un mondo alla deriva dei sensi.

A primavera è poi prevista la pubblicazione di un saggio di Vittorio Lussana, di un libro sul cinema del grande regista italiano Franco Brusati curato da Alessandro Paesano, un saggio sull’opera di Manuel Puig scritto da Giuseppe Mallozzi.

 

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LGBTQI Empowering Realities Challenging Homophobia e Transphobia: il titolo del prossimo convegno che si terrà a Torino, organizzato da diversi atenei e dipartimenti, con una caratura decisamente internazionale e con un taglio scientifico e sociale, tale da trattare il tema di importanti e portanti questioni civili.

La conferenza, che si terrà in una due giorni, l’11 e il 12 febbraio prossimi, presso l’Aula Magna della Cavallerizza Reale di Via Verdi 9 a Torino, vuole proseguire come appuntamento la lunga serie e il ricco programma di iniziative e di tavole rotonde che affrontano la questione dell’identità di genere,dell’identità sessuale, dell’omofobia e della transfobia.

La conferenza, a cui parteciperanno Vittorio Lingiardi, ordinario di psicologia dinamica e clinica all’Università Sapienza di Roma, e Paolo Valerio, ordinario di psicologia clinica presso l’Università Federico II di Napoli, vede il patrocinio dell’Ordine degli Psicologi del Piemonte e ha come finalità quella di trattare temi scientifici e approfondire questioni di natura sociale e civile, introducendo come priorità le tematiche LGBT.

L’Università di Torino ha dato la propria adesione all’iniziativa, cosi come la University Colege of Dublin (Dipartiment of social justice), l’Università di Napoli Federico II, la University of Hertfordshire (Dipartiment of health social work), l’Univesrsidad Complutense de Madrid (Dipartiment of political science e sociology) e Ozara Slovenija (Life qualityt national association).

La conferenza fa parte del noto progetto della comunità europea Daphne 3, dal titolo “Empowering LGT young people against violence: a p2p model”, che ha lo scopo principale di promuovere momenti di analisi e di discussione su questioni riguardanti l’omofobia, la transfobia, un servizio di informazione e di formazione su questi fenomeni odiosi a livello sociale e civile, garantendo le fondamenta e i presupposti  per un emporewement personale. Il programma è stato istituito dall’Unione Europea con l’obiettivo principale di tutelare bambini, donne e soggetti a rischio da violenze e forme di emarginazione, nonché proporre l’affermazione dei diritti umani, civili e di giustizia. Durante la conferenza sarà proiettato anche il video Abomination: Homosexuality and ex gay movement, un documentario che riporta le testimonianze di quattro gay cristiani che seguono le cosiddette terapie riparative attraverso i famigerati protocolli di trattamento.

 

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L’associazione ANDDOS  applaude e sostiene il coming out del calciatore svedese, Anton Hysén , e lo invita a Roma come testimonial per aver promosso la campagna di educazione alle differenze di calcio. Lo sport può essere un importante messaggero di valori contro l’omofobia : speriamo che gli altri atleti omosessuali seguano l’esempio del giocatore svedese, nativo di Liverpool. Il giovane calciatore Hysén ha fatto senza remore un coming out nel mondo del calcio, rompendo un tabù nello sport . Alcune persone che sono omofobe non sanno nulla delle persone omosessuali, molte volte è solo una questione di preconcetti . La presenza dell’omofobia anche nel calcio non si è spenta ed Anton Hysén è il calciatore che ha scelto la libertà . Un esempio per tutti, non solo per gli sportivi . Come lo è stato in passato suo padre, apprezzato giocatore anche in Italia con la maglia della Fiorentina, dove si è fatto apprezzare per la sua professionalità e fair-play.

ANDDOS dice no all’omofobia ed incoraggia il coming out  anche nello sport , sostenendo coloro che vogliono apertamente rivelare la sua omosessualità . La famiglia è molto importante per ogni persona , soprattutto per le persone gay : con una famiglia forte intorno a lui , Hysén è diventato infatti un giovane uomo sicuro e tenace anche nelle scelte .

“Siamo un’associazione senza scopo di lucro fondata nel luglio 2012 – afferma il presidente nazionale Mario Marco Canale – promuoviamo un’immagine positiva dell’omosessualità nella società , nonché ci impegniamo quotidianamente per affermare i diritti civili e la libertà della comunità LGBTQI . La nostra missione è quella di sostenere la creazione di ambienti sicuri dove sono le persone possono trovare protezione , apertamente rivelare la loro sessualità e, attraverso l’ interazione con gli altri , trovare il coraggio di “uscire” e partecipare alla vita sociale . Una delle principali priorità del ANDDOS è la lotta contro l’AIDS e altre malattie sessualmente trasmissibili con la distribuzione di preservativi nei nostri club e fornendo informazioni precise sulle malattie sessualmente trasmissibili . Numero di ANDDOS in Italia : 62 club in 12 regioni con 115.000 associati”

Marco Tosarello

Auschwitz
Il 27 gennaio si commemora in tutto il mondo la Giornata della Memoria, grazie a una risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, la numero 60/7, votata il 1º novembre 2005, preceduta da una discussione plenaria, tenutasi il 24 gennaio proprio in occasione del sessantesimo anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, momento in cui si determinò la fine dello sterminio nazista e del terribile Olocausto. Il 27 gennaio 1945 il campo di concentramento di Auschwitz veniva liberato dall’esercito dell’Armata Rossa mentre si dirigeva verso Berlino per liberare la città: le truppe sovietiche entrarono nel campo e scoprirono le nefandezze e i crimini che i nazisti avevano compiuto nei riguardi di ebrei, di nomadi, di omosessuali, di donne, di bambini, di disabili, di oppositori politici, liberando coloro che erano sopravvissuti.
A Torino in occasione della ricorrenza, il settantesimo anniversario, varie organizzazioni antifasciste e democratiche hanno organizzato un convegno presso l’Auditorium della scuola media Don Milani di Corso Papa Giovanni XXIII, 54, a Venaria Reale (TO): alle ore 21 si terrà un incontro dal titolo “Le vittime dimenticate dell’Olocausto”. L’appuntamento vedrà un confronto tra esponenti interessanti delle diverse associazioni coinvolte: dall’ANPI di Venaria all’ANED di Torino, da Arcigay di Torino all’associazione Non solo Rom. Diversi relatori, pertanto, interverranno nel solco della memoria, affrontando anche, e soprattutto, il ricordo di quelle vittime delle violenze e delle persecuzioni nazifasciste che, come le popolazioni Rom e Sinti, gli omosessuali, le persone transgender, le donne considerate asociali solo perché si opponevano a un modello maschilista precostituito e diversi oppositori politici, sono state soggette a discriminazioni e a persecuzioni, finalizzate a un loro totale annientamento fisico dalla società. Ricordiamo come gli omosessuali nell’Italia fascista fossero state vittime, pur essendo assente una norma penale che considerasse questo orientamento come reato, di angherie, di violenze, di emarginazione, di derisione e di quei provvedimenti che li mandavano al confino, soprattutto alle Isole Termiti: molti di loro morivano di stenti e di patimenti, privi di sostegno sufficiente per permettere loro la minima sopravvivenza, nell’impossibilita’ totale di trovarsi un impiego nel luogo di confino. Le vittime omosessuali di tale persecuzione risultavano, se riuscivano a sopravvivere, due volte vittime: la prima durante il confino, vivendo nella precarietà esistenziale e nell’indigenza, la seconda al proprio rientro a casa, costrette a vivere il resto dei propri giorni nel totale silenzio, nell’anonimato, nella cancellazione della propria esistenza, ai margini di una società poco tollerante e nella conseguente impossibilità di riportare come testimoni sopravvissuti la memoria di quanto drammaticamente vissuto sulla propria pelle.
A parlare di queste esperienze per non dimenticare quanto accaduto nel nostro continente, e nel nostro Paese, pochi decenni fa saranno Annibale Pitta dell’Anpi di Venaria, Lucio Monaco dell’Aned, associazione nazionale ex deportati, Voljslav Stojanovic dell’associazione Non solo rom, Giorgio ghibaudo, di Arcigay Torino: il tutto vedrà l’accompagnamento della voce narrante di Adriano Pellegrin, e del suono delle stupende note musicali che proverranno dall’esecuzione al violino del Maestro Marco Casazza.

SEGNI INDELEBILI – il Cassero ricorda l'omocausto invitando alla costruzione di un immaginario condiviso

In occasione della giornata della memoria, il Cassero di Bologna ricorda lo sterminio di gay e lesbiche nei lager nazisti continuando il percorso sull’immaginario legato all’omocausto iniziato lo scorso anno: dopo la mostra Rosa Cenere, collettiva di illustratori e illustratrici chiamati a lavorare sul simbolo del triangolo rosa prendendo spunto dalle esperienze di 11 persone gay e lesbiche deportate, quest’anno il Cassero si impegna nella realizzazione di una pubblicazione dal titolo «Segni Indelebili», nata dall’incontro del racconto breve di Paolo Capponi “Atto Terzo” con l’illustratrice Emilia Petri.

Segni Indelebili verrà stampato e donato alle oltre 250 biblioteche comunali, provinciali e scolastiche del territorio bolognese: come ricorda Valeria Roberti, attivista del circolo, “un passo importante nella costruzione della memoria collettiva e di un immaginario condiviso dell’omocausto”. Il progetto è stato altrettanto collettivamente sostenuto attraverso una campagna di crowdfunding sulla piattaforma bolognese Idea Ginger: sarà possibile aderirvi con donazioni online fino al 27 gennaio, data in cui Segni Indelebili sarà presentato al Cassero (ore 21) in un incontro pubblico alla presenza dell’autore e dell’illustratrice. Nella stessa occasione, verrà inaugurata la mostra con tutte le tavole illustrate raccolte dal contest precedentemente organizzato per la selezione della copertina della pubblicazione.

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