Esce "Cuore satellite": intervista a Pierpaolo Mandetta

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Esce “Cuore satellite”: intervista a Pierpaolo Mandetta

"Cuore satellite" di Pierpaolo MandettaEsce “Cuore satellite”, nuovo romanzo di Pierpaolo Mandetta, che avevamo già avuto di conoscere.

Il protagonista, Paolo, rimane, come scelta della sua vita, a Salerno: fiorista ha un’amica brava a cucinare e un ragazzo, Enzo, che lo ama. Non ha voluto, come tanti giovani omosessuali, abbandonare il proprio paese natio verso lidi metropolitani, magari, spesso apparentemente, più integranti, ma con diverse contraddizioni e difficoltà. Pierpaolo anticipa il significato di satellite, quell’affetto spesso sentito lontano in adolescenza e, per questo, mai conosciuto e affrontato con serenità e libertà: il protagonista decide di affrontare un cambiamento in un’estate.

È il terzo romanzo di Pierpaolo e vede una diversità rispetto ai precedenti: un romanzo di formazione. “Mi sono ritrovato a pensare a tutti i miei coetanei – anticipa Pierpaolo – che scappano in città per poter vivere liberamente, fintamente lontani dall’omofobia, e a chi invece resta in provincia”.

Abbiamo intervistato l’autore, affrontando diversi temi, anche generali sulla letteratura.

Pierpaolo, non è il tuo primo romanzo che scrivi, autore già conosciuto: che cosa ti ha spinto a intraprendere questa nuova avventura letteraria? In cosa si differenzia dalle precedenti, nel percorso della tua produzione?

Innanzitutto ciao Alessandro. Sì, questo è il mio terzo romanzo, e credo sia diverso per la mia maturità, perché si cresce ogni giorno, ogni anno. È nato avvicinandomi sempre più alle tematiche omosessuali e alle problematiche connesse. In un momento in cui mi sono ritrovato a pensare a tutti i miei coetanei che scappano in città per poter vivere liberamente, fintamente lontani dall’omofobia, e a chi invece resta in provincia.

Partiamo dal titolo “Cuore satellite”: qual è il significato del titolo?

Il titolo indica il tema principe del romanzo, e cioè l’affetto che molti giovani gay vedono come un satellite. Qualcosa che c’è, se ne parla tanto, lo vivono tutti, ne fanno film e romanzi, eppure non riescono a toccare. Ruota intorno, come fanno i satelliti, senza avvicinarsi mai. Molti omosessuali vivono un momento di profonda oscurità nell’adolescenza, quel periodo in cui si crea un netto distacco tra l’accettazione dell’essere gay e l’amore dei genitori, la vicinanza degli amici, la società che diventa estranea. Così, quando si trasformano in giovani adulti, molti hanno dimenticato com’è che si vuole bene, e com’è ricevere del bene.

Ancora una volta provincia e città si confrontano come contesti socio culturali e Paolo registrerà e vivrà in prima persona questa contraddizione arrivando a una scelta finale: come hai affrontato la differenza tra i due ambiti, in relazione al tema dell’omosessualità?

La città offre indubbiamente l’occasione di poter vivere tutti quegli aspetti trattenuti nell’adolescenza, per chi vive in provincia. Trasferendosi in città, si può dire addio agli sguardi contrariati dei genitori, al vicinato impiccione, alle scarse probabilità di un primo appuntamento. Tuttavia c’è un piccolo prezzo da pagare, a parer mio: si entra come in una grande pasticceria che offre troppo. E così, dalla semplice voglia di dolce che avevamo all’inizio, spesso si finisce col voler provare tutti i dolci. Quindi il paradosso tra provincia e città potrebbe essere che nel primo caso c’è solitudine, mentre nel secondo c’è solitudine in mezzo a tanta gente.

Come possiamo definire il romanzo?

La ricerca ovvia, eterna ed estenuante della propria felicità, vissuta con profondo umorismo.

Le diverse vicissitudini che Paolo affronta sono le parti principali del racconto: hai avuto basi realistiche su cui definire i contesti e i luoghi di svolgimento dell’azione senza rischiare di scadere nei soliti stereotipi?

Ho sempre sognato di scrivere qualcosa di “meridionale” e così l’ho fatto. Penso che qui, al sud, ci sia del comico e del grottesco nelle persone assolutamente ineguagliabile, e lo adoro. Lo vivo ogni giorno, stando in paese, e l’ho omaggiato in ogni pagina di libro. Di vissuto c’è quello che vivono tutti i ragazzi di provincia. Madri apprensive, uomini patetici, gattare, anziani che sembrano caricature, tanto cibo.

Quanto di Pierpaolo c’è in Paolo?

Paolo si fa le mie stesse domande sulla vita, sui legami, sull’importanza di essere di essere soli, perché da soli abbiamo l’opportunità di comprenderci.

A chi hai voluto rivolgerti?

A tutti quelli che non hanno mai smesso di tenere per mano la propria infanzia.

Dove nasce l’idea del romanzo?

Come detto prima, nasce dai connotati dell’omosessualità in paese, anche se l’idea era quella di mostrarne i lati comici, lievi, romantici. Le fughe in campagna, le passeggiate al porto, i ritmi placidi. E soprattutto quanto la vita in paese sia legata all’infanzia. Perché, per chi vive in paese, si diventa grandi, ma non si diventa mai del tutto adulti, a causa di tutti i luoghi familiari che ci ricordano ogni giorno chi eravamo. Ed è un sollievo.

Letteratura a tematica lgbt e società attuale, spesso intrisa di pregiudizi ed emarginazione verso tutto ciò che differisce dalla norma “eteroimposta”: quanto ancora si può fare per cambiare la società e abbattere i pregiudizi?

Penso che tutto stia nell’abitudine. Far diventare normale e consueto un bacio tra uomini, per esempio. O chiedere ai nipoti se hanno una fidanzata o un fidanzato. Ci vorranno ancora anni, ma prima o poi succederà, e il contributo da dare oggi è educare i nostri cari a guardare le cose come stanno senza paura.

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