martedì 3 marzo 2015

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Discriminazioni in ambito lavorativo? Aumentate del 15%

discriminazioni sul lavoro

Se sei straniero e tu lo sai batti le mani! Se sei gay e tu lo sai batti le mani! Se sei “vecchio” e tu lo sai batti le mani! Ora che le avete battute, non fatelo mai più: in Italia potreste ritrovarvi disoccupati, a cercare un lavoro che nessuno mai vi darà. A parte gli scherzi, da un recente sondaggio è apparso che il 28,6 % delle discriminazioni in ambito lavorativo riguarda motivazioni di tipo etnico-razziali e il restante 71,4% comprende discriminazioni riferite all’ età, al genere, all’ orientamento sessuale e alla disabilità. Dati preoccupanti se pensiamo che viviamo nel 2013 e c’è ancora qualcuno a fare distinzioni di questo tipo. Verrebbe da chiedere a chi dovrebbe assumere nuovo personale nella propria azienda, industria o ufficio, su cosa si basano queste selezioni di “cattivo gusto”, se non vogliamo essere volgari. Cosa ha un ragazzo straniero in meno di un italiano? Non può lavorare allo stesso modo? E una donna cosa ha in meno di un uomo? Oppure, qual è la differenza tra un operaio gay e uno eterosessuale? E tra un quarantenne e un ventenne?  Se da tutta la popolazione italiana togliessimo stranieri, donne, bambini, gay, e persone con un’età superiore ai trenta, soltanto pochi si salverebbero e avrebbero un lavoro assicurato.

discriminazione_sul_lavoroMarco Buemi, referente Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), commenta così questa triste realtà:

“Le discriminazioni sul lavoro si riscontrano sia nel settore pubblico sia nel settore privato. I transgender sono in assoluto la categoria più discriminata in ambito lavorativo, anche se con gli anni stiamo notando un certo cambiamento culturale da parte delle aziende”

La preoccupazione peggiore, però, deriva dal fatto che in Italia sono ancora in vigore decreti precedenti alla seconda guerra mondiale che presuppongono l’accesso al mondo del lavoro solo a chi ha la cittadinanza italiana. E nei settori statali, parastatali e pubblici, possono accedere solo cittadini italiani (come accade nel campo infermieristico e nel trasporto pubblico).

Cambierà mai qualcosa?

 

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