mercoledì 1 aprile 2015

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Esce “L’eredità dei corpi”: quando il corpo diventa protagonista

"L'eredità dei corpi", finalista al premio Calvino 2011, nelle librerie ad aprile per Nutrimenti

E’ ormai sugli scaffali delle librerie italiane il Premio Calvino 2011, noto appuntamento con la letteratura di esordienti che dal 1985 ad oggi segnala e premia, attraverso un’attenta giuria di intellettuali e uomini di cultura, opere prime inedite con l’intento di dare spazio, a prescindere dal genere e dal tema, ad autrici e autori non conosciuti e innovativi, spesso eclettici: stiamo parlando de “L’eredità dei corpi”, primo romanzo scritto dal giovane Marco Porru, sceneggiatore e studioso di cinema. Dal video alla scrittura di un libro è il passaggio che Marco fa con l’edizione per mano della casa Nutrimenti di una tragedia nel vero senso della parola, esistenziale ancor prima che fisica, quasi ripercorrendo a distanza di qualche secolo l’impianto e la struttura classica e greca di questo filone letterario. Ed è nei sobborghi periferici di Cagliari, la Sardegna vista e vissuta nella sua quotidianità del presente spesso asfittico e soffocante, fatto di contraddizioni spesso inconciliabili, che crescono due ragazzi, Raniero e Gabriele, entrambi in preda al difficile passaggio sussistente tra un’infanzia e un’adolescenza, tra riti e cerimonie giornaliere salde e ritmate e un’età fatta di confusione e di effusione, di crescita e consapevolezza della propria trasformazione fisica e psicologica.

Marco Porru ha sempre avuto a che fare con lo studio approfondito dell’infanzia e delle sue implicazioni nella memoria dei protagonisti prima con “I bambini della sua vita”, film diretto da Peter Marcias, vincitore del Globo d’Oro al XII Festival Europeo del Cinema, oggi con la sua prima opera. “Un libro che parla dei giovani e della giovinezza. Quella di oggi, di ieri, di sempre. Una storia tagliata veloce, dal ritmo incalzante e ricca di colpi di scena, facile e controversa”, scrivono le recensioni di un’opera che avvince e convince non solo per la sua attenta analisi umana dei personaggi e delle vicissitudini, in forte raccordo con l’interazione con gli altri protagonisti del racconto, ma anche per l’impalcatura della narrazione e l’intreccio verisimile quanto equilibrato.

I due giovani protagonisti sono uniti da un disagio sociale, culturale, fisico che diventa anche mentale verso condizioni del presente, descritte con carica diretta e realistica, in un vorticoso progredire della trama che non diventa mai ossessivo e ossessionante ma riesce a mantenere la scientificità non patetica della descrizione tragica delle condizioni marginali di un’umanità.

L’adolescenza è l’attrice principale di una narrazione complicata perché i livelli psicologici ed esistenziali dei personaggi si intrecciano e si incontrano in destini quasi paralleli. Gabriele conosce Ruggero nella sala d’attesa dello psicologo. Gabriele vive un rapporto di forte tensione e conflitto col padre, elemento, questo, che farà vivere vertigini quotidiane e notturne al giovanissimo ragazzo, tanto da passare insonne intere notti in preda di ansie consumate in sigarette fumate con esasperazione e in roccambolesche guide spericolate della propria bicicletta. Raniero è affetto da una malattia della pelle che deformerà la propria fisicità incidendo fortemente sul suo aspetto psicofisico e biopsichico, tanto da trovare in Gabriele, suo coetaneo, un punto di riferimento e di protezione, a volte in una dinamica contraddittoria di un rapporto di amore e di odio, di attrazione e repulsione. La zia-madre di Raniero, Rosaria, accudisce il nipote nel mentre in cui la madre si trova ricoverata in una casa famiglia. La donna è in preda di un rifiuto del proprio corpo, troppo grasso e impresentabile, e di un’ossessiva bulimia sessuale in cerca continua di soddisfazione dei propri istinti erotici.

Un’estate basta a fare saltare gli equilibri rassicuranti di un’età ormai conclusa, quella infantile, verso la ricerca di sé stessi tra velleità di indipendenza e scoperta del sesso, caratteristiche tipicamente adolescenziali, in un circuito che vede mettere in azione gli elementi tipici di un’esistenza in evoluzione e in trasformazione: adolescenza, psicosi, incesto, pedofilia, omosessualità, violenza.

Sarà il corpo a dettare il ritmo della storia e il suo progredire verso una consapevolezza rinnovata di sé e della propria esistenza. Qualcuno sostiene che “L’eredità dei corpi” sia “un racconto di ordinaria giovinezza”, un intreccio quasi simbiotico del mutamento e del rapporto con un’eterna trasformazione del corpo, del suo definirsi e del suo definire. Viene naturale fare riferimento, come l’autore fa sulla propria pagina di facebook, alla poesia di Pablo Neruda: “Che così, in questo modo in cui non sono e non sei, così vicino che la tua mano sul mio petto è mia, così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.” Il corpo diventa spesso qualcosa di innominabile, qualcosa da cui fuggire per paure inconsce di dover imbattersi in deformazioni della propria esistenza, delle proprie verità, delle proprie certezze. Nel romano il corpo è, invece, il leitmotiv di una storia che è disagio con le sue “eredità”, ma anche canale di sfogo per le proprie frustrazioni ed eterne ricerche.

Commenti entusiasti sulla pagina ufficiale del libro su facebook invitano maggiormente a imbattersi in questo viatico, quasi romanzo di ricerca esistenziale, protesa a una tragedia non priva di una speranza e di un riscatto possibile. Ne riportiamo uno che forse più riassume la bellezza di intraprendere un viaggio letterario affascinante e coinvolgente: “lo comprerò e poi mentre lo leggerò immaginerò le scene … come se fosse un film solo mio personale … alla fine se mi avrà preso come credo e spero mi uscirà qualche lacrimuccia … complimenti anticipatamente all’autore del libro”. E la sceneggiatura filmica è viva anche nella scrittura di un autore che ama definire passaggi narrativi con precisione e in un’incessante successione che sembra portare alla nostra vista fotogrammi di un’intensità artistica e contenutistica.

 

Esce “L’eredità dei corpi”: quando il corpo diventa protagonista - Notizie gayTITOLO: L’eredità dei corpi
AUTORE: Marco Porru
CASA EDITRICE: Nutrimenti
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2012
COSTO: 18 euro
PAGINE: 304

Raniero e Gabriele sono due adolescenti difficili, molto diversi tra loro, ma ugualmente smarriti. Raniero è affetto da una malattia ereditaria che gli deforma la pelle e segna in profondità anche la sua psiche, alterandogli a tratti l’equilibrio mentale. Gabriele non riesce a dormire, visitato dall’insonnia che gli fa consumare sigarette e azzardate prodezze in bicicletta. Raniero ha una madre ricoverata in una casa famiglia e una zia che gli fa da madre, Rosaria, ossessionata dalla sua bruttezza e dal richiamo perverso di una disperata sessualità. Gabriele nutre un’ostilità violenta per il padre, origine delle sue crisi, della rabbia, della vertigine. Raniero segue con poco profitto la scuola alberghiera, mentre Gabriele, brillante e intelligente, frequenta il liceo classico. Da quando i due ragazzi si sono conosciuti, Gabriele protegge Raniero.
È nello snodo centrale della loro vita – l’adolescenza come abbandono dei riti rassicuranti dell’infanzia, scoperta del sesso e dell’indipendenza – che si colloca la storia, in un’estate che fa esplodere le contraddizioni e trascina Raniero e Gabriele verso una nuova acquisita consapevolezza. Perché L’eredità dei corpi ha le movenze di una tragedia antica calata nella normale quotidianità dei tempi odierni, sullo sfondo di una Sardegna insieme arcaica e contemporanea. E come in una tragedia, dietro la trama si affacciano i temi primi – la psicosi, la pedofilia, l’omosessualità, la violenza – in una narrazione incalzante, nella quale il destino dei personaggi è dettato dai corpi. Corpi informi, corpi segnati, corpi che incidono a fondo le anime nelle periferie degradate del disagio giovanile

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