martedì 27 gennaio 2015

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GPA: gestazione per altri. Jérôme e François

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Incontro con Jérôme, giovane padre di due gemelli,e con il suo compagno François. Per avere figli, la coppia s’è rivolta a una portatrice negli Stati Uniti e la loro storia è oggetto di un documentario: “Nascere padre”, da mercoledì 13 Febbraio nei cinema.
Non si è mai parlato così tanto di GPA (gestazione per altri) come in queste ultime settimane, specialmente nel corso del dibattito in Francia che va verso il matrimonio per tutti. E spesso demonizzandone il significato. Con “Nascere padre”, Delphine Lanson propone un ottimo documentario su questo tema. La cineasta ha seguito Jérôme e François, insieme da tre anni, che si sono rivolti a una cosiddetta portatrice: Colleen, agricoltrice americana in una fattoria del Wisconsin, sposata e madre di tre figli. È stata lei ad aver dato alla luce i due gemelli della coppia francese. In pieno dibattito sulla gestazione per altri, un road movie intimo ma mai sognatore. Conosciamo uno dei due papà, Jérôme.
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Perché avete accettato di essere seguiti da una videocamera in un’avventura così intima?

Ci hanno proposto più volte di girare un documentario, ma noi non avevamo questo gran desiderio di essere filmati.Io sono attore teatrale e conosco delle persone che lavorano nella produzione e nella realizzazione. Non volevo accettare perché temevo di non sentirmi libero in quella fase della mia vita. L’elemento scatenante a farci imbarcare in quest’avventura è stato un altro docu-film: “Due papà a Manhattan” (2006), che ci ha totalmente chiarito le idee.

Cosa vi ha veramente motivati: il pensiero che un giorno i vostri figli avrebbero visto il documentario? O è un gesto politico?

Direi entrambe le cose. Vero è che quando Delphine ha iniziato a seguirci, non sapevamo che cosa ci aspettasse.Sarebbe comunque stato un fantastico album ricordo per noi e i nostri bambini. Volevamo inoltre fare qualcosa, nel nostro piccolo, in merito a questo argomento, lottando contro luoghi comuni e impressioni sbagliate che avevamo percepito qui e là. Sono stato piuttosto reticente nell’ accettare il progetto,ma conoscevo la delicatezza e l’intelligenza di Delphine. Confidavo nel suo approccio. Inoltre,s’è creata un’ottima affinità tra Colleen (la portatrice) e Delphine. Anzi, Colleen stessa ne era entusiasta. Questo loro legame mi ha rassicurato. Le apprensioni che avevo all’inizio sono scomparse quando ho visto il film. Delphine ha saputo restare al proprio posto,seppur all’interno della nostra intimità, senza mai essere un intruso.

Vi rendete conto che, con questa testimonianza, diventerete dei modelli, tanto per i favorevoli quanto per i contrari alla GPA? Anche a costo di sentire questo film non appartenervi più?

François e io abbiamo il sentimento di essere come pionieri, condividendo quest’avventuracon altre persone. Quando abbiamo iniziato, siamo stati messi in guardia: avremmo dovuto essere molto discreti.Tuttavia, ho rifiutato di vivere questo nostro progetto nella clandestinità. Girare questo film è come aver fatto coming-out. Il fatto che dei gay si siano battuti prima di noi per essere liberi e che, per le generazioni d’oggi, sia più semplice accettare la propria omosessualità, ci ha dato voglia d’essere i più trasparenti possibile nella nostra scelta. Essermi esposto è un rischio minimo. Ma se questo film può aiutare molte coppie etero o omosessuali, tanto meglio. La nostra vita quotidiana assomiglia oggi a quella di qualsiasi altro genitore.

Sarebbe bello rincontrarvi tra qualche anno. Accettereste di farvi filmare di nuovo?

Sarebbe interessante. Considera però che i ragazzi stanno ancora crescendo, non conosco ancora la loro risposta: in teoria, non avrei nulla in contrario, ma la decisione spetterà soprattutto a loro. Non desidero certo che i miei bambini siano discriminati o additati per strada, ma voglio credere che le cose si svilupperanno nella buona direzione. Intorno a noi c’erano delle resistenze. Oggi sono scomparse.

Via | Tetu

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