giovedì 29 gennaio 2015

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I bambini adottati da coppie gay pensano di più al suicidio?

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Quando si parla di adozioni per le coppie gay, si sa, i dibattiti sono sempre molto accesi, soprattutto sul fronte politico e religioso: è giusto o no affidare bambini in cerca di una famiglia a coppie dello stesso sesso? La risposta, scontata in positivo per le associazioni gay e scontata in negativo per i conservatori e il mondo ecclesiastico, non è mai semplice, soprattutto in un paese difficile per il mondo omosessuale come l’Italia.

A soffiare sul fuoco, di recente, è stato Giuseppe di Mauro, presidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale, che in un recente intervento televisivo ha espresso la sua opinione in merito all’argomento: “è complesso e scientificamente ancora aperto. Per cui, sarebbe auspicabile, da parte dei media, una maggiore cautela e consapevolezza dei messaggi trasmessi agli spettatori”. Questa sentenza non fa altro che evidenziare la sua “preoccupazione per il modo in cui si diffondono, spesso, a livello mediatico, informazioni superficiali e a volte fuorvianti su un argomento delicato, che andrebbe valutato con maggiore rigore scientifico, soprattutto per quello che comporta nella crescita dei bambini”. L’argomento, come si è detto, è quello delle adozioni da parte delle coppie gay. Tema che è stato analizzato più volte anche a livello sociologico, con una serie di studi che sono stati oggetto di attenzione da parte dello stesso di Mauro: “Ne esistono tanti, ma la loro qualità è scarsa, soprattutto per quanto riguarda il campionamento. Molti di questi studi sono stati realizzati su campioni non casuali o di piccole dimensioni e quindi non sono rappresentativi”.

Il riferimento è alla serie di studi condotti dall’APA (American Psychological Association) nel 2004, secondo cui i figli cresciuti da coppie omosessuali non sono svantaggiati rispetto a quelli cresciuti con coppie etero. Studi che sono stati analizzati e confutati dalla ricercatrice Loren Marks, della Louisiana State University, la quale ha evidenziato diverse lacune nel metodo di campionamento e la presenza di dati contradditori, che rendono il risultato delle ricerche dell’APA del tutto sbagliate da un punto di vista empirico.L’unico studio attualmente accettato è quello di Mark Regnerus, sociologo dell’Università del Texas, sul quale si è basato ancora di Mauro per arrivare alle sue conclusioni: “I bambini hanno una straordinaria capacità di adattamento e quindi possono crescere con persone dello stesso sesso. Ma sulla base della letteratura scientifica a disposizione, pare che i bambini che crescono con genitori biologici, la cui unione è lunga e stabile, siano più adatti a una vita di successo da adulti”.

Secondo i dati elaborati da Regnerus, che ha usato un campione nazionale di 12.000 persone, compresi i figli maggiorenni e adulti di genitori gay, il 12% ha pensato al suicidio (contro il 5% dei figli delle coppie etero), il 40% tende al tradimento (il 13% per le coppie etero), 28% è disoccupato o ha difficoltà a trovare lavoro (contro l’8%), il 19% ricorre a psicologi e farmaci anti-depressivi (contro l’8%) e il 40% ha contratto una malattia sessualmente trasmissibile (contro l’8%). In generale, inoltre, i figli di coppie gay sembrano essere meno sani, più poveri e maggiormente inclini alla criminalità e al fumo.

Risultati che, sebbene accettati dal mondo scientifico, hanno fatto discutere molto e stridono con altri dati disponibili sugli adolescenti americani. A partire da quelli della Child Trends Data Bank , secondo cui, nel 2011, il 16% degli studenti interrogati ha pensato o provato a suicidarsi. Un trend che, negli ultimi 20 anni, è andato fortunatamente a decrescere (si è passati dal 29% nel 1991 al 14% nel 2009), ma che ha visto un preoccupante rialzo negli ultimissimi anni. E la colpa, a quanto sembra, non è dell’ambiente gay in cui crescono i ragazzi.

Senza dimenticare l’opinione di Ilana Yurkiewicz, ricercatrice e studiosa laureata a Yale in biologia e attualmente studentessa ad Harvard, la quale, in un articolo pubblicato sul sito di Scientific American, sostiene che lo studio di Regnerus non importa e non aggiunge nulla di particolare al dibattito, pur essendo uno dei più robusti sul piano metodico e scientifico. In particolare, la Yurkiewicz sostiene che lo studio non altera la considerazione che le persone hanno delle coppie omosessuali e neppure può modificare la questione da un punto di vista prettamente politico. In poche parole, crescere un bambino è un diritto fondamentale, che non può essere regolato solo dallo stile di vita sessuale degli individui, ma che è determinato anche da molti altri parametri (età, religione, razza, background socio-economico).

Il dibattito è più rovente che mai ed è ancora lontano dal trovare una conclusione.

Via | Gay.tv

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