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Idranti e lacrimogeni contro il Pride a Instanbul

In Turchia l’omosessualità non è un reato, ma l’omofobia e la transfobia sono fenomeni largamente diffusi, tollerati e, spesso, in una visione reazionaria e conservatrice, fortemente appoggiate da un consenso maggioritario.

Sabato 27 giugno diverse città hanno visto le proprie strade tingersi dei colori dell’arcobaleno: siamo a 46 anni di distanza dalle rivolte di Stonewall, la famosa notte newyorkese in cui alcuni frequentatori di un locale gay si erano ribellati a un’ennesima, e ingiustificata, incursione della polizia, dando vita a un movimento di rivendicazione della libertà e della dignità delle persone lgbt.

L’orgoglio rainbow ha sfilato in diverse capitali e metropoli, affermando ancora una volta il ricordo di una storia di un movimento che ha garantito il rafforzamento della democrazia, l’identità di persone che vogliono vivere uguali agli altri, in molti contesti la rivendicazione di diritti negati, e la necessità di sopravvivenza contro leggi penali e norme persecutorie ancora in atto. A Instanbul il corteo doveva partire tranquillamente sabato pomeriggio da Piazza Taksim, già nota per mobilitazioni anti governative nel luglio 2013: tutto era pronto per l’inizio della parata quando è arrivata la polizia, che ha intimato ai manifestanti di sciogliere il concentramento, in quanto la manifestazione non si sarebbe più dovuta tenere. Il Pride a Instanbul aveva ricevuto il permesso da parte delle autorità, ma il governatore della città, forse perché siamo all’inizio del Ramadam, ha pensato di proibirne lo svolgimento a pochi istanti dalla partenza del corteo. Improvvisamente, come riferito dal Comitato Pride lgbt di Instanbul, le forze dell’ordine hanno ordinato di sgomberare la piazza. L’invito della polizia è avvenuto in modo non certo pacifico: idranti e proiettili di gomma, uniti da lanci di lacrimogeni su tutta la folla sono stati i metodi perseguiti dalla pubblica sicurezza, ritenuti essere gli unici efficaci.

Un arcobaleno è apparso tra gli spruzzi potenti degli idranti, forse come segno di resistenza di un simbolo che avrebbe dovuto colorare di gioia e di speranza la città, da molti considerata europea: di certo la dispersione dei manifestanti e la repressione non fermeranno la comunità lgbt turca nel rivendicare i diritti attraverso la libertà di manifestazione.

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