Intervista a Lucas Kazan

Lucas Kazan è un pornografo, è italiano e produce il suo primo porno made in Italy nel 1997. Gran parte dei suoi lavori hanno un’ambientazione mediterranea. Attraverso la sua testimonianza e la sua esperienza professionale ci inoltriamo alla consocenza di un genere poco valutato, erroneamente, dalla letteratura cinematografica. Ma una cosa è importante sottolineare: Lucas è anche un cineasta, critico della settima arte, con un grande bagaglio formativo e culturale.

Al termine dell’intervista si potrà scoprire che anche questo ambito può dare molto alla crescita del movimento in senso culturale e sociale.

Ti formi come regista, completando i tuoi studi di cinema con ottimo successo a Milano. A un certo punto decidi di dedicarti al genere pornografico a tematica gay. Come mai questa scelta?

Non è stata una scelta. Occasioni aperte dopo la laurea: ho conosciuto professionsiti del settore, con loro ho fatto la gavetta. Nel fine settimana mi dedicavo a questi lavoretti un po’ circensi, cosi’ lontani dalla mia formazione. Per qualche anno è stato un hobby, facevo il produttore e il direttore di produzione. Nel 1997 ho diretto Journey to Italy, il mio primo lungometraggio, dal titolo un po’ rosselliniano. Abbiamo fatto il film e abbiamo costruiti i contatti necessari per avviare la casa di produzione.

Tu dici che i mestieri nello show business ci cercano non siamo noi a cercarli: cosa significa?
Esattamente questo. Non sono andato a Hollywood per diventare pornografo. Sono scappato dalla Milano delle produzioni televisive e dei music video. Ho frequentato l’American Film Institute. Ho lavorato nella televisione come direttore di produzione e nel 1995 ho fondato la mia casa di produzione. Ho cercato di alternare le produzioni indipendenti con l’impegno diversificante e un po’ ludico della pornografia. Nessuna produzione indipendente andò bene dal punto degli incassi. La pornografia mi permetteva, invece, di “agire le fantasie”, senza le forche caudine delle prevendite, senza i silenzi degli executive che nicchiano. Nella produzione porno tornavo all’umile gestione del set, come ai tempi della scuola. Perche’ come produttore,  nell’ambito indipendente mi toccava passare diverse ore in ufficio, ad analizzare i contratti. Con il porno mi ritrovavo invece sul set a sporcarmi le mani, come si usa dire.

Solitamente si dice che i film porno non hanno una narrazione: tutto è basato sulla capacità di colpire i sensi. Come si costruisce e produce un film porno, dalla realizzazione del soggetto all’individuazione degli attori, dalla definizione delle scene al materiale fotografico?
Diciamo che il procedimento è a ritroso rispetto alle tappe previste per le produzioni indipendenti. Per fare un film scrivi la sceneggiatura, ne fai lo spoglio, trovi i costumi, fai il casting basato sui personaggi. In una produzione pornografica, invece, devi ottimizzare le magre risorse. Prima trovi la location e, in base a essa, definisci il tipo di storia che puo’ abitarvi, il canovaccio se vuoi. Poi individui i ragazzi che hai a disposizione, senza definire i personaggi a priori. Esistono tante più variabili rispetto alla produzione indipendente: i ragazzi perdono l’aereo, oppure cambiano idea all’ultimo minuto. Occorre, di fronte a questa imprevedibilità, limitare i danni e inventarsi un margine di controllo.

Con l’avvento della rete il genere porno è in crisi: sono diminuiti gli acquisti di opere di questo genere e molti le scaricano direttamente da internet. E’ realmente in crisi, anche dal punto di vista culturale, il cinema porno?
Distinguerei la crisi economica dal resto: è forte, ce ne accorgiamo dalla vendita dei grandi nomi della pornografia mondiale. Il dvd come supporto è in via di estinzione. Per esempio Belami poteva vendere “out of door” 20000 copie negli USA, oggi ne vende 1500. Occorre aprire una parentesi sulla pirateria come con-causa della crisi: non si tratta di un conflitto tra interessi privati e quelli delle corporation, si tratta, spesso, del lavoro dei singolo. Ho dovuto rinunciare al direttore della fotografia, con cui collaboro dal 1997 e al fotografo di scena perche’ non posso piu’ permettermeli. Ecco, la pirateria danneggia anche gli artigiani. E il consumatore: un lavoro di produzione ha un proprio costo. Se non lo recuperiamo, noi produttori abbassiamo il tiro. E cosi’ il consumatore non troverà più nulla: ne’ lavori interessanti ne’ modelli da urlo.
Dal punto di vista culturale, invece, la crisi economica impatta i contenuti. Il film a “storia” è finito (troppo costoso). Tornano i “Loop” anni 70, quando le produzioni 8 mm o 16 mm erano prive di una narrazione. Oggi abbiamo episodi internet altrettanto decontestualizzati, senza prologo, senza epilogo, senza personaggi, senza archi drammatici. Non sai nulla: perché tizio fa sesso? Perché caio tradisce l’amante? Senza un contesto drammatico rimane solo l’ attività idraulica: scene girate in camere di albergo con un triste appiattimento estetico verso il reality. Detto questo non sono pessimista: si può essere nostalgici ma anche ottimisti. Il loop anni 70 ha prodotto la nascita del lungometraggio a soggetto. Forse nasceranno nuove ipotesi di lavoro sul porno: talenti nuovi, nuove visioni fertili e sperimentabili.

Che differenza c’è, sia sostanziale, sia estetica, tra un’opera porno eterosessuale e un’opera porno gay?
C’è una differenza di ruolo. Le storie sessuali etero sono gia’ state affabulate dalla cultura mainstream. Ma le storie ‘omo’? Dove trovava la mia generazione i suoi “modelli” culturali? Al cinema porno. Nel porno trovavi agiti i fantasmi in cui riconoscerti. Di fronte al deserto dei modelli proposti dai media ufficiali e di massa. Oggi la situazione è cambiata.

Quali qualità, oltre a quelle estetiche, dovrebbe avere un attore porno e quali sono i criteri della ricerca che tu effettui?

La personalità. Un bel ragazzo senza personalita’ non ha senso. Perche’ la bellezza non è sinonimo di fotogenia. Deve esserci anche una buona dose di esibizionismo e di narcisismo.

Hai produzioni in programma? Da qualche tempo sei tornato in Italia sia nella ricerca delle location, sia nella ricerca degli attori: ha un significato particolare questa decisione?
Ho chiuso le produzioni autunnali nel Salento e a Milano. Ho trovato un tempo disastroso, ma sono andate benone. Le location mediterranee sono sempre di grande impatto visivo, funzionano. Cosi’ come funziona il mito del ‘latin lover’

Un’osservazione sulla situazione attuale del Movimento LGBT in Italia. Tu scrivi che partecipando ad ultimi Gay pride hai potuto costatare passi in avanti nel movimento. Esiste, però, un panorama istituzionale deludente e direi spesso omofobico in una situazione in cui diritti e pari opportunità non sono riconosciuti per i gay, lesbiche e trans. Quali passi occorre compiere secondo te?
Facciamo un passo indietro se parliamo dell’Italia: l ‘omofobia è radicata e la Chiesa ne è compiacente. Dubito che si possano godere pari diritti in Italia, anche in futuro. Il Movimento deve assicurarsi più visibilità, più peso politico. Certo, il coming out è una scelta individuale, ma prendiamoci le nostre responsabilità, rendiamoci visibili, dimostriamo che essere frocio non significa indossare una parrucca e battere i cessi. Essere frocio significa anche essere madre, padre, prete, docente. Basta con la codardia: occorre uscire allo scoperto, il Movimento non puo’ essere ridotto a 4 polli senza voce e senza peso. In America la comunità lgbt ha un peso anche politico perché ha saputo essere più visibile, tramite pubblicazioni, tramite iniziative, manifestazioni, vertenze.

Il genere porno nell’ambito cinematografico quale contributo può dare all’accrescimento culturale del movimento lgbt per una fase successiva di emancipazione e della liberazione delle persone lgbt?
Oggi nessuno. Ma agli inizi il ruolo della pornografia era anche culturale. Io stesso ho abbracciato la mia identità in un porno cinema di Francoforte. Avevo 16 anni. La Chiesa, la letteratura, il cinema no: tacevano, condannavano, censuravano Per definizione il porno gay, cosi’ come l’ho conosciuto, era eversivo: metteve in scena ciò che non era altrove rappresentato. Per questo mi penso come attivista nel senso letterale del termine: sdogano la nostra identità, anche erotica, attraverso forme, suoni e pensieri non ospitati altrove.

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