Italiani secondi in Europa per dimensioni del pene

L’annosa questione si ripresenta… Le dimensioni del pene contano o non contano? E’ più importante vedere la lunghezza e la larghezza oppure saperlo usare? Non molto tempo fa, la Rivista di Sessuologia aveva espresso un’opinione, rivolta al mondo omosessuale, secondo cui più il pnee è largo, più riesce a dare piacere. Ma c’è chi non ne vuole sapere di questi argomenti, perché troppo fittizi. E quindi, è meglio saperlo usare! Mentre si continua a dibattere di questi temi, c’è chi prende sul serio l’argomento (per modo di dire) e lavora su una ricerca di carattere, per così dire, scientifico.

Il tema sensibile è stato sviluppato, in particolare, da Richard Lynn, professore emerito di Psicologia all’Università dell’Ulster, il quale ha lavorato a uno studio per determinare le differenze di dimensioni del pene da paese a paese, da continente a continente. Con risultati in alcuni casi scontati e in altri sorprendenti.

Ad esempio, non stupisce più di tanto ritrovarsi un podio internazionale dominato dagli africani e dai maschi del Sud America e gli ultimi posti occupati da popolazioni asiatiche, mentre forse crea qualche sorpresa scoprire che gli italiani sono al secondo posto in Europa e che gli inglesi non sono poi così tanto in alto come si penserebbe… Ma andiamo con ordine!

La ricerca ha messo in evidenza una grande quantità di dati: gli Inglesi avrebbero un pene più grande dei vicini Francesi, ma sono meno dotati dei Tedeschi. La lunghezza media del pene degli Inglesi sarebbe di 14 cm in erezione, valore superiore a quello dei Francesi (13,4 cm), degli Australiani (13,2 cm), degli Americani (12,9 cm) e degli Irlandesi (12,7 cm). I Coreani sono risultati essere, invece, i meno dotati nello studio, con una lunghezza media di 9,6 cm.

Ma gli Inglesi non possono certo sentirsi al sicuro con queste misure, considerando che sono arrivati solo al 78° posto tra le 113 nazioni investigate dallo studio. A stravincere sono gli uomini della Repubblica Africana del Congo, che possono vantare una lunghezza media spaventosa di 18 cm. E, come si diceva, sono sempre gli Africani e i Sud Americani a guidare le prime posizioni… I Congolesi sono seguiti a ruota dagli Ecuadoregni (17,7 cm), dai maschi del Ghana (17,2 cm) e dai Colombiani (17 cm).

Per quanto riguarda l’Europa, gli Islandesi risultano essere i più dotati, con una lunghezza media di 16,5 cm, seguiti dagli Italiani con 15,7 cm. Un risultato che va in controtendenza rispetto a uno studio italiano che avrebbe messo in evidenza che, rispetto al passato, le dimensioni medie degli italiani si stanno accorciando. I meno dotati in Europa sono, invece, gli Irlandesi (12,78 cm) e i Rumeni (12,73 cm). Parlando sempre di continenti, gli Africani svettano con una lunghezza media, tra i paesi analizzati, di 16 cm, mentre gli uomini del Nord-Est Asiatico sono i meno dotati, con una lunghezza media di 10,6 cm. Gli Europei si piazzano poco sopra la media, con una lunghezza media di 14,4 cm, stesso valore raggiunto dai Tedeschi.

Ma dopo aver sciorinato questi dati, resta il dubbio… Saranno veri? E quanta credibilità può avere uno studio simile? Lo stesso Lynn è noto per il suo punto di vista controverso in merito a diversi argomenti, tra cui la considerazione che pressioni evoluzionistiche avrebbero portato a differenze nazionali e di razza sul fronte dell’intelligenza. Una teoria che è tornata a farsi prepotente alla luce delle differenti lunghezze “razziali” del pene.

La conclusione della sua ricerca è affidata a una sentenza: “Per la maggior parte delle popolazioni, la lunghezza del pene può essere prevedibile e confermata“. Ma molti riceercatori sono scettici di fronte a questo studio: sembra che il Prof. Lynn abbia raccolto dati da diversi siti web e non abbia provveduto a una misurazione personale ed empirica. Jelte Wicherts, professore di Metodologia all’Università di Tilburg, Olanda, ha detto: “Di sicuro è uno studio coraggioso che si pone in un’area molto controversa. Ma i dati sono stati raccolti senza una precisa metodologia“. Nel frattempo, lo studio è stato pubblicato dalla rivista scientifica “Personality and Individual Differences”. In attesa di conferme…

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