giovedì 29 gennaio 2015

Cerca Uomo Gay

Lifestyle

youdontsaycampaign

Nello sport le campagne contro l’omofobia non sono mai abbastanza. Alla Duke University, per esempio, è stato dato il via a una forte campagna per contrastare l’omofobia, la transfobia e tutti gli altri pregiudizi, che ha preso il nome di «You Don’t Say». La campagna è stata rapidamente diffusa anche tramite i social network, soprattutto su Facebook e su Twitter, e vede numerosi studenti dell’università spiegare perché si trovano a disagio a utilizzare certe parole.

Ecco, dunque, Lauren Miranda immortalata mentre urla «I don’t say dyke (termine usato per indicare in maniera spregiativa le lesbiche, ndr) because my sexual orientation shouldn’t be labeled with a slur». L’importanza di non etichettare in maniera volgare (o semplicemente di non etichettare) gli orientamenti sessuali altrui è uno dei punti più importanti della campagna (tutti i dettagli si possono trovare sulla pagina Facebook Youdontsaycampaign). 

Un altro poster vede immortalato Brody Huitema, giocatore di calcio, mentre urla «I don’t say fag (altro termine usato per indicare in maniera spregiativa i gay, in italiano potremmo tradurlo con ‘checca’, ndr) because it only serves to hurt and oppress gay men». Insomma, io non uso la parola «checca»perché questo servirebbe unicamente a opprimere e a provocare dolore alle persone omosessuali.

Una campagna contro l’omofobia in ambito sportivo, dunque, che intende ridare valore e importanza anche al linguaggio e alle parole che vengono utilizzate nella vita di tutti i giorni.

Va detto, per altro, che uno dei meriti di tale campagna è che non si limita alle discriminazioni di genere e sessuali, ma si batte anche contro i pregiudizi che hanno a che fare con il sessismo, con la disabilità e con il razzismo. Occorre essere uniti, soprattutto quando si è in difficoltà.

lesbian

Secondo una ricerca, le donne bisessuali hanno più probabilità rispetto alle donne lesbiche di contrarre una malattia mentale, o in ogni caso di imbattersi in un disagio psicologico.

La London School of Hygiene & Tropical Medicine ha infatti compiuto uno studio, analizzando ben 5.706 questionari ai quali avevano risposto sia lesbiche che bisex, partecipando a un sondaggio sulla salute mentale effettuato nel 2007. I risultati della ricerca sono stati poi pubblicati sul Journal of Public Health, e sono davvero sorprendenti.

Le donne bisessuali, stando ai sondaggi che esse hanno compilato, hanno maggiori probabilità di restare nascoste, trovando più difficoltà nel fare coming out, e anche maggiori probabilità di venire discriminate da amici e colleghi.

Il dottor Ford Hickson, autore della ricerca, ha affermato che le donne bisessuali corrono il rischio di venire emarginate sia dalla comunità LGBT che dalla società eterosessuale, nonostante siano esse stesse convinte di essere meno discriminate rispetto alle lebiche. Ciò conduce a un disagio mentale, che si ripercuote sulla vita di tutti i giorni, sulle relazioni e sul lavoro.

Hickson ha aggiunto che i servizi sociali dovrebbero essere consci delle esigenze di entrambe le categorie: bisessuali e gay, e adoperarsi per offrire un sostegno diversificato a seconda delle problematiche. La cura che viene fornita a chi vive la sessualità con imbarazzo o disagio deve essere specifica, ed elargita dopo un’attenta valutazione.

Lo studio della London School of Hygiene & Tropical Medicine forse coglie un po’ impreparati coloro che pensavano che poter fare sesso con uomini e donne senza dover scegliere rendesse più sereni ed equilibrati. Non sempre è facile, invece, capire se stessi se si è bisessuali sia a livello sessuale che a livello psicologico.

E’ un percorso che va affontato con piena coscienza di sé, per poter superare dubbi, paure e angosce.

Israele

Israele è pronta a guardare al futuro, almeno sotto il punto di vista dei diritti da attribuire alla comunità Lbgt. Lo Stato situato in Medio Oriente rielabora una legge già approvata in passato. In questo modo, viene consentito alle persone trans di cambiare in maniera totalmente legale il proprio sesso. E tutto ciò sarà possibile senza la necessità di sottoporsi ad una qualsiasi operazione chirurgica.

L’idea è partita direttamente dai piani alti. Dal Ministero dell’Interno di Israele, che ha annunciato di voler consentire ai cittadini di poter cambiare il proprio genere dichiarato sulla propria carta d’identità. Una misura permessa anche senza necessariamente passare attraverso un intervento chirurgico per cambiare il proprio sesso. Si tratta di un riconoscimento molto importante per la comunità Lbgt, dato che un’elevata quantità di persone trans non possono o non hanno alcuna intenzione di subire complicate procedure chirurgiche, pur di fare in modo che i loro legittimi diritti fondamentali vengano riconosciuti. Come riporta la rivista Haaretz, il rivoluzionario cambiamento scaturisce da un utile incontro tra il vice-procuratore generale Dina Zilber e una delegazione formata da funzionari dei Ministeri degli Interni, della Salute e della Giustizia.

Con questa legge, lo stato viene portato in linea con numerose nazioni maggiormente progressiste, ponendosi all’avanguardia anche rispetto al nostro paese. Lo scorso anno, il parlamento danese ha deciso di scartare una legge che costringeva le persone a dover effettuare alcuni accorgimenti prima di poter cambiare il proprio sesso. Tra questi, c’era l’obbligo di sottoporsi ad un intervento chirurgico per modificare il genere e alla sterilizzazione. Nello scorso anno, lo stesso obbligo era stato abolito anche dagli Stati Uniti, a livello federale. In Gran Bretagna, un apposito decreto intitolato Gender Recognition Act richiede ai candidati di far trascorrere due anni di attesa prima che venga riconosciuto un tale cambiamento legale. Non ci sono requisiti tecnici per la sterilizzazione o per un intervento chirurgico per il cambiamento di sesso, ma vengono accettati come una parte integrante della documentazione di supporto.

Zürich pride, sfilano in 12.000 | Gay Pride

Le stagioni dei Gay Pride sono, solitamente, la tarda primavera e l’estate. Anche per il 2015 si preparano grandi eventi legati a questa manifestazione, in tutto il mondo e per ogni appassionato.

Il primo evento gay dell’anno che è appena iniziato sarà l’UK National Student Pride, giunto alla sua decima edizione, che avrà luogo dal 27 febbraio al 1 marzo a Londra.

Da marzo si arriva a maggio, quando si terranno prima il Belgian Pride di Bruxelles (1-6 maggio) e la settimana seguente il Maspalomas Pride. Questo evento, nell’isola della Gran Canaria più amata dalla comunità LGBT, durerà dall’8 al 17 maggio, e sarà ricco di feste, mostre e concorsi.

Poche settimane dopo, dal 18 al 28 giugno, a Barcellona il Gay Pride richiamerà gay e gay friendly da tutto il mondo. La città catalana è già divertente e ricca di iniziative, durante l’evento sarà un vero e proprio regno dell’allegria e dell’amicizia. Si replicherà, dall’1 al 7 luglio a Madrid, con il Gay Pride Orgullo Madrid. Per chi vive in Spagna, o ama visitare questo paese, non c’è che l’imbarazzo della scelta!

I Gay Pride italiani di cui si hanno notizie certe sono, per il momento, quello di Roma e quello di Veneto, Trentino e Friuli. Le date sono rispettivamente 13 e 6 giugno.

Tra luglio e agosto, appuntamento in altre importanti città europee. Il Gay Pride di Amsterdam si terrà dal 25 luglio al 2 agosto, quello di Stoccolma dal 27 luglio al 1 agosto.

Per quanto riguarda il Regno Unito, durante il mese di agosto avranno luogo due importanti Gay Pride: a Brighton i primi due giorni del mese, a Manchester dal 28 al 31 agosto. Infine, nei giorni tra il 12 e il 15 agosto, protagonista sarà la Danimarca, con il Gay Pride di Copenaghen.

Negli ultimi giorni è diventato un cult sul web il video di due fratelli gemelli che hanno deciso di fare coming out e di fare sapere al proprio padre (e al resto del mondo) di essere omosessuali. In un filmato, i due ragazzi confessano di essere gay, specificando che tutta la loro famiglia sapeva di questa situazione, ad eccezione del padre. Quindi, gli hanno telefonato “in diretta”.

I due protagonisti del fatto sono Austin e Aaron Rhodes, due americani diciannovenni. Sul loro canale di Youtube, che si chiama The Rhodes Bros, hanno scelto di registrare la telefonata al padre in cui gli annunciavano di essere omosessuali. Nel video si vedono i due ragazzi scoppiare a piangere, evidentemente non riuscendo a sostenere la tensione.

Nessun problema, tuttavia, da parte del genitore, che ha reagito in maniera molto composta ribadendo ai figli il proprio affetto nei loro confronti e specificando che egli non smetterà mai di volere loro bene. Non solo: il padre ha anche detto che in loro non c’è niente di strano: per questo dovranno vivere la vita come vorranno.

Naturalmente, il video ha toccato le corde emotive di centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo, e grazie a Internet nel giro di pochissimo tempo ha attraversato anche l’oceano: in Italia è stato ripreso da tutti i più importanti organi di informazione on line. Anche se, ovviamente, non sono mancati i sospetti di alcuni internauti, che hanno avanzato il sospetto di un video promozionale e di una telefonata concordata: una sorta di pubblicità, insomma.

Young man is sitting in bed and watching pornography on laptop

Perché mai un uomo eterosessuale dovrebbe vedere un porno gay?

Effettivamente su questa domanda ero un po’ perplesso pure io, perché ingenuamente credevo che se un uomo a cui piacciono le donne è sicuro del proprio orientamento sessuale, guardare materiale pornografico con due uomini come protagonisti pensavo non fosse per lui molto interessante, se non come visione rara dovuta alla curiosità di scoprire cosa avviene nella sessualità tra uomini.

Leggendo però in giro e osservando le statistiche  che riguardano le ricerche a livello internazionale sui motori di ricerca riguardanti parole come “sesso gay”, “porno gay” che dimostrano come la maggior parte delle visualizzazioni avvengono in paesi dove la comunità LGBT è praticamente invisibile e dove numericamente le persone che si definiscono gay sono veramente poche, mi sono convinto che esiste questo fenomeno.

La mia mente poteva capire che l’uomo tipo eterosessuale guarda materiale pornografico lesbico, perché eccitato dall’idea di possedere due donne contemporaneamente o perché a lui eccita vedere due donne solitamente iper femminili strofinarsi e avere intimità tra loro, comunque il più delle volte lontano anni luci da quello che è il reale mondo lesbico sia sessuale che affettivo.

L’uomo moderno sicuramente sta cancellando dalla lista alcuni taboo riguardanti la propria sessualità e forse questo può essere un primo indizio per il quale il porno gay sta venendo utilizzato sempre più spesso anche da uomini che definiscono loro stessi come “etero”.

Ho cercato in giro (conoscenze e gruppi su FB) uomini a cui piacciono le donne e non hanno subbi su questo che ammettessero di aver visualizzato più volte nella vita porno con soli uomini.

Ho cercato persone che abitassero nella mia città, Bologna, per poterli incontrare e vedere se le loro parole e le loro espressioni mi avessero convinto o meno.

Sono riuscito a parlare solo con 3, e per questo ovviamente questa non è una ricerca scientifica, che però mi hanno chiesto di non comparire con nome e cognome (questo dimostra però come ancora questo fatto sia un taboo).

Il primo incontrato ha sottolineato come le case di produzione gay che conosce e alle quali si affida rispecchiano pienamente quelli che sono i suoi desideri di uomo dominante. “Gli uomini che hanno un ruolo passivo fanno esattamente quello che le donne con le quali avrei voglia di avere rapporti sessuali dovrebbero fare. Mi sembra anche che i ragazzi nelle scene siano più spontanei e lo facciano davvero con piacere”.

L’intervistato numero uno però tende a sottolineare come nella vita lui non abbia mai avuto rapporti con uomini e come non sia attratto da loro.

“Io mi riconosco pienamente nell’uomo attivo delle scene ma non sono attratto dal corpo, ma dalle pratiche, che però vorrei riportare con una donna”.

“La prima volta era per curiosità, ora ammetto che almeno una volta al mese uso questi siti per la masturbazione”.

Anche il secondo intervistato un po’ più grande di età, intorno ai 35 anni, sottolinea di non aver avuto mai rapporti sessuali con uomini anche se a forza di finire periodicamente su siti gay ammette che ora è curioso di capire se quello che vede nei film è poi quello che avviene nella vita reale.
“La prima volta che ho visto un video gay ero su un sito porno etero dove c’era anche una sezione dedicata ai video bisessuali (io non mi considero bisessuale). Nel video c’era una donna con due uomini che avevano anche un rapporto tra loro e li mi è partita la curiosità di saperne di più. Lo step successivo è quello di essere arrivato alla sezione “gay” e da li spesso ora continuo la navigazione.”

Alla mia domanda: “Hai mai pensato di essere gay o bisessuale?” l’intervistato numero due mi ha risposto “assolutamente no. Non sono attratto dal corpo maschile ma nei video porno gay vedo molta più passione e desiderio. Sembrano scene di sesso vero con qualcuno che riprende e gli ansimi e gli orgasmi sembrano cosi reali. Mi eccito. Non so neanche io il perché ma mi coinvolgono. Sono belli da vedere”.

Dopo questa lode artistica ai video porno omosessuale ho pensato a me e ai miei amici gay alla visione di un porno etero.
Di certo per un uomo che fa sesso con altri uomini vedere film etero è diverso perché p presente comunque la figura del desiderio, quella maschile, ma il contrario continua ad essere difficile da immaginare.

Proprio per questo ho cercato di capire di più con la terza persona (un trentenne di Bologna) che conosciuta su un gruppo di Fb mi aveva anticipato di aver avuto anche rapporti con persone transgender (e qui si dovrebbe aprire l’infinita discussione sulla sessualità delle persone che hanno rapporti con persone MtoF),

“Inizialmente ho avuto rapporti solo con donne e poi guardando siti porno etero sono arrivato anche a video con transgender. Da li poi ho deciso di provare dal vivo. Io mi definisco etero ma in quei video ho scoperto che il pene non mi faceva schifo, anzi mi incuriosiva. Da li ho voluto approfondire e guardo film porno gay e sto ancora continuando ma non ho mai fatto sesso con uomini. I video mi piaciono perché in fondo parlano a me stesso e mi rimandano l’idea di qualcosa per me proibito e trasgressivo. Qualcosa che non è la norma ma che trovo eccitante anche se al momento non sento il bisogno di provare”.
Seppur poche le testimonianze per me sono state molto importanti per capire come ragionano alcune persone che con me non condividono gusti sessuali e spesso la mentalità.

Non credo che loro siano etero-curiosi ne tantomeno gay, ma penso che abbiano avuto il coraggio di spingersi un po’ più avanti del loro abituale limite per mettersi in gioco ed esplorare cose che probabilmente ignoravano o che potevano metterli in crisi di identità.
Diamo per scontato che un film porno è una cosa banale e breve spesso da vedere, soprattutto da quando è stato sdoganato il porno gratuito su numerosi siti on-line, ma la visualizzazione e l’eccitazione per un filmino con persone che non rispecchiano i propri gusti sessuali può creare quesiti importanti per la vita di una persona che se non analizzati bene possono essere un arma a doppio taglio.

L’importante è comunque assecondare quelli che sono i desideri e i gusti, senza per forza sentirsi in colpa se ci spingiamo un po’ più in là nello scoprire i nostri gusti o desideri che magari teniamo nascosti per paura ci possano piacere (come per esempio può essere il BDSM).

Come si vede in questo video di sicuro non tutti gli etero apprezzano il porno gay (o magari lo apprezzano ma in pubblico lo negano) ma è importante come lo sdoganamento della pornografia gratuita abbia permesso un accesso alla liberazione del desiderio e alla sua soddisfazione.

 

coriamenta

Da una parte Coriamenta, un brand di scarpe importante, che riflette il  vissuto della sua direttrice creativa, Cori Amenta, persona transgender  e noto designer che lavora da  anni come stylist nei grossi marchi dell’alta moda.

E dall’altra parte Arcigay, la più conosciuta delle associazioni lgbt italiane, impegnata da oltre trent’anni nella battaglia per i diritti delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender. Sono loro i protagonisti di una nuova alleanza, un patto voluto per sostenere la battaglia quotidiana contro i pregiudizi e le discriminazioni,  un passo importante verso una nuova fase di comunicazione e marketing utile, che attraverso la moda veicoli non solo il valore del made in Italy ma anche i messaggi sociali più significativi attraverso azioni concrete.  Da oggi, 15 dicembre, per ogni vendita dallo shop on line di Coriamenta  5 euro saranno devoluti ad Arcigay, come sostegno alle azioni che quotidianamente l’associazione mette in campo per il superamento dello stigma sociale delle persone lgbt e delle discriminazioni che regolarmente ne conseguono. E d’altronde la presenza  nel catalogo Coriamenta di articoli con numeri fino al 45 senza distinzione di sesso è già di per sé testimonianza della volontà di veicolare un messaggio di libertà,  oltre ogni espressione identitaria di genere ed orientamento, sposando in tal modo completamente  i principi di Arcigay. “Creo moda made in Italy da anni e ho voluto ora esprimere la mia professionalità in collezioni di calzature chic trasversali  che vadano dal 35 al 45 – spiega la stilista – permettendo così a tutti e tutte di soddisfare le proprie esigenze. La mia collezione prende spunto dall’accesa passione per la seduzione, l’eleganza e la femminilità. Principi rafforzati dall’idea di realizzare finalmente dei prodotti rivolti soprattutto a chi è convinto che vi siano gravi lacune sul mercato. Nella mia collezione di quest’anno ho per la prima volta aggiunto anche molti modelli unisex e per uomo, per offrire le mie creazioni a tutti.”

Tra le iniziative che caratterizzeranno questa prima fase,  Arcigay potrà mettere a punto  un’applicazione per smartphone che consentirà agli utenti di esplorare in maniera pratica e aggiornata il tema delle discriminazioni in termini di servizi, buone prassi, norme. Altre iniziative, più pertinenti all’ambito della ricerca sociale e antropologica riguarderanno l’organizzazione di eventi sul tema del rapporto tra genere e costume, coinvolgendo non solo i brand più famosi e le Accademie di moda, ma anche le strutture di ricerca che si occupano di tematiche di genere e/o di costume, inteso come espressione dell’identità.

sogni gay

A chi non è mai capitato di sognare di far l’amore con un partner diverso da quello reale? Magari con un/a collega o un/a vicino/a di casa.

Ma c’è di più: avete mai sognato di far l’amore con qualcuno che sia del vostro stesso sesso? Per intenderci, se siete una donna sognare di far l’amore con una donna e lo stesso per un uomo?

Bene, da una recente indagine portata avanti da un team di scienziati dell’Università di Montreal è emerso un dato che lascia senza parole: sempre più donne e uomini fantasticano di avere un rapporto omosessuale rispetto a quanto si potesse pensare.

E ad avere questi desideri sono proprio coloro che fino ad ora si sono ritenuti eterosessuali: l’indagine è stata condotta via Internet in Canada su 799 uomini e 718 donne, presi a campione su una popolazione generale.

Di questi l’85,1% si è dichiarato eterosessuale, mentre il 3,6% omosessuale e la restante parte si è posizionata nel mezzo tra le due possibilità.

Il 20,6% degli uomini ha dichiarato di aver fantasticato su una possibile relazione gay, ma le donne hanno saputo fare di meglio con un 36,9%.

Da questi risultati il team di scienziati ha estrapolato due conclusioni che è opportuno tenere in considerazione:

  • la prima è che in misura maggiore gli uomini rispetto agli omosessuali dichiarati hanno fantasticato di avere rapporti con un altro uomo: questo ci fa capire che in molti lo abbiano provato in quanto è risaputo che gli uomini ciò che vogliono lo realizzano;
  • la seconda è che, però, non tutti gli uomini ci pensano.

Inoltre, a coloro che si sono sottoposti a questa indagine è stato chiesto cosa considerano insolito in un rapporto sessuale e quindi al di fuori della normalità: esclusi i comportamenti patologici, come quelli di avere rapporti con partner non consenzienti o di causare dolore o ancora i rapporti con un bambino o con un animale, la maggior parte degli intervistati ha dichiarato di aver fantasticato di far l’amore con due o più partner, sia uomini che donne, e in molti hanno anche pensato al ricevere sesso orale o fare sesso con qualcuno diverso dal partner reale.

Insomma, siamo un tantino complicati.

Robbie Manson comes out as gay

Il mondo dello sport, si sa, è uno dei più omofobi in assoluto. Ancora oggi, nel 2014, le batture contro i gay di molti sportivi abbondano, e non è facile per chi viene visto come “diverso” confessare la propria omosessualità.

Per fortuna, molti campioni negli ultimi anni hanno trovato il coraggio di sfidare l’omofobia e di fare coming out, basta citare Tom Daley, Thomas Hitzlsperger e Ian Thorpe, la cui voce si è levata a favore dei diritti della comunità LGBT, contribuendo a fare un passo avanti su questo tema così controverso.

A questi grandi atleti si è aggiunto adesso anche Robbie Manson, campione olimpico di canottaggio. Lo sportivo neozelandese ha rilasciato una lunga e dettagliata intervista a “Outsports”, nella quale ha finalmnte vuotato il sacco, con una serie di dichiarazioni davvero importanti.

Manson ha ammesso di aver avuto paura di dover chiudere con lo sport, se qualcuno avesse saputo che era gay. Questo pensiero lo spaventava molto ed è il motivo per il quale ha aspettato così a lungo prima di fare coming out. Ma negli ultimi due anni, nei quali alcune persone avevano appreso della sua omosessualità, ha lavorato molto su se stesso per capire cosa significa essere gay nel mondo dello sport.

Il campione ha imparato ad accettarsi, ed è rimasto sorpreso dalla reazione positiva delle persone attorno a lui. Adesso, dichiara che si sente più “interessante”,  più convinto e più forte di molti colleghi eterosessuali. Robbie si è aperto, si è svelato, anche per poter essere d’aiuto ai tantissimi sportivi gay che si nascondono, e li ha esortati a fare coming out, seguendo il suo esempio.

Vicky Beeching ha fatto coming out: è lesbica

Vicky Beeching ha trentacinque anni, è bionda, scrive canzoni da quando ha dieci anni e ha una profonda fede religiosa. Ed è lesbica. La rockstar inglese, nota anche per essere una teologa e commentatrice religiosa su canali come Sky News e BBC News, ha fatto coming out.

Dopo una lunga battaglia interiore per accettare di essere allo stesso tempo cristiana e gay, Vicky Beeching si è messa a nudo in un’intervista al giornale The Independent , rilasciata lo scorso agosto.

Il percorso per arrivare al coming out è stato lungo e difficile. Cresciuta in una famiglia cristiana che le ha trasmesso la fede in Dio, la cantante non riusciva ad ammettere e ad accettare la sua omosessualità, di cui era da tempo consapevole.

La svolta è nel 2009, quando le viene diagnosticata una sclerodermia. La Beeching deve affrontare la chemioterapia, con tutto il suo peso fisico e psicologico, ed è in questo periodo che fa una promessa a se stessa: fare coming out all’età di 35 anni.

Prima della rivelazione pubblica, la rock star si apre con i genitori, a Pasqua. Per loro è uno shock, non avevano neanche preso in considerazione l’idea che la loro figlia potesse essere lesbica. Ma ancora più devastante è che lei non sia stata in grado di parlargliene finora, come spiega nell’intervista la cantante.

Ad agosto, Vicky Beeching mantiene fede alla sua promessa e contatta il giornalista Patrick Strudwick. Dopo anni di sofferenza e silenzio, la cantante dichiara di non essere mai stata così felice, nonostante ora le sue canzoni siano boicottate dalla Chiesa. E non solo, alcuni insinuano addirittura che abbia subito abusi da piccola e una persona ha realizzato un video in cui dice che Dio la punirà con un’invalidità o con la morte. Ma la star sa perfettamente che non è così, perché ama Dio e finalmente ha capito che troverà anche lei qualcuno con cui dividere la sua vita, e che nel suo caso sarà una persona del suo stesso sesso. Tra l’altro, è felice anche perché per la prima volta sta insieme a una donna.

A incoraggiarla a uscire allo scoperto è stato il cambiamento della società e della Chiesa. In Gran Bretagna, patria della Beeching, è entrata infatti in vigore da pochi mesi la legge che equipara i matrimoni gay a quelli eterosessuali, voluta e approvata da un governo conservatore. Anche il mondo della Chiesa si sta aprendo, come testimoniano le parole di papa Francesco allo scorso sinodo. Inoltre, i recenti coming out di personaggi famosi le hanno dato la spinta, come quello di Tim Cook, amministratore delegato della Apple.

Ora Vicky Beeching vuole lanciarsi nell’attivismo e fare da ponte tra la comunità LGBT e la Chiesa. Già a dicembre del 2013 ha cominciato a parlare in favore dei matrimoni tra persone dello stesso sesso e ha ottenuto per questo la nomination ai National Diversity Awards. La cantante è infatti un modello per molte persone LGBT e cristiane, che traggono forza dall’impegno della Beeching e dalle sue canzoni.

La star ha inoltre in programma di scrivere un libro su fede e sessualità.

 

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