venerdì 29 maggio 2015

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L’incognita del nuovo Parlamento e il destino incerto dei diritti delle persone LGBT

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parlamento-gayLo shock per il risultato delle scorse elezioni politiche del 25-26 Febbraio 2013 è enorme. Per la prima volta, un movimento estraneo alla tradizionale dialettica politica italiana – il Movimento a Cinque Stelle di Grillo – diventa il primo partito. Ed è solo grazie ad un artificio numerico previsto dall’attuale legge elettorale (il cosiddetto porcellum) che l’alleanza Pd-Sel ottiene la maggioranza dei seggi, 340, alla Camera dei deputati; mentre al Senato si assiste ad un sostanziale pareggio tra centrodestra e centrosinistra, inframmezzato da una marea di poltrone finite al M5S. L’Italia, stando ai numeri, è dunque un paese ingovernabile. I governi stranieri, la stampa internazionale e i mercati ci guardano con sospetto. In tv, sui giornali e sul web impazzano le polemiche e le analisi per capire che cosa è accaduto. Come mai – si domandano in tanti – il centrosinistra ha fallito nuovamente anche dopo la caduta di Berlusconi del Novembre 2011 e la diffusa ostilità all’austerità imposta dal governo tecnico di Monti? Ovviamente, rispondere ad una domanda simile e soprattutto capire le origini dello straordinario successo del movimento di Grillo e Casaleggio richiederà molto tempo e approfondite analisi. Una cosa tuttavia è certa: la Seconda Repubblica è morta. I partiti tradizionali, per sopravvivere allo tsumani Grillo, dovranno cambiare contenuti e linguaggi, per tentare di colmare il vuoto che si è creato tra il ceto politico e i cittadini.

In un quadro politico e istituzionale a tal punto destabilizzato che è difficile immaginare perfino la composizione di una qualche maggioranza di Governo, quale spazio potranno avere le istanze del movimento Lgbt? Nonostante la confusione di questi giorni sulle soluzioni per uscire dal “labirinto” prodotto dal voto, c’è almeno una buona notizia: 4 omosessuali dichiarati hanno superato la competizione elettorale. Vediamo chi sono.

Sergio Lo Giudice, ex presidente di Arcigay, vanta una lunga militanza nel Partito Democratico bolognese. Entra al Senato. Dal suo punto di vista questa “sarà una legislatura molto strana e molto probabilmente breve.” Il neosenatore si assume comunque l’impegno di portare avanti la tematica dei diritti civili, anche se non nasconde la delusione per la sconfitta elettorale del fronte laico: “Proveremo già nei primi mesi a capire se ci sono i margini per approvare provvedimenti che riguardano i diritti delle coppie di persone dello stesso sesso. Bersani si era impegnato su di una tempistica precisa sia sulle coppie che sull’omofobia. Bisognerà rispettare anche questi impegni. Sono evidentemente soddisfatto dal punto di vista personale, ma c’è amarezza: poteva davvero essere questo un parlamento con una solida presenza laica.”

Ivan Scalfarotto del Pd entra alla Camera e non è ottimista sulle prospettive di avanzamento dei diritti delle persone LGBT, in una situazione sociale – oltre che politica – drammatica com’è quella attuale: “Non è il momento di fare nessun trionfalismo. Prevale la preoccupazione per la sorte del paese, per come reagiranno i mercati a questi risultato e per un’Italia senza una maggioranza chiara. La soddisfazione personale per le elezioni va ampiamente messa da parte: in un Parlamento così complicato sono certo che si tenderà a mettere i diritti civili all’ultimo posto.”

Nichi Vendola è naturalmente in Parlamento con Sel di cui è Presidente. Ancora per Sel varca la soglia dei palazzi romani del potere Alessandro Zan che su Facebook scrive: “Ringrazio di cuore tutte le persone che sin dalle primarie mi hanno sostenuto e incoraggiato. A causa di questa legge elettorale vi è purtroppo una paralisi al Senato, senza nessuna maggioranza. Credo che i tanti problemi di questo paese debbano essere affrontati con grande senso di responsabilità. Da parte mia ci sarà sempre la disponibilità a discutere sui contenuti e a sostenere tutti quegli interventi utili alla ripresa del Paese e al benessere dei cittadini, senza pregiudizio alcuno.”

Incredibilmente tra gli esclusi eccellenti c’è Anna Paola Concia del Pd. Nella scorsa legislatura, unica parlamentare dichiaratamente omosessuale, si era battuta come una leonessa in particolare per riconoscere l’omofobia come aggravante di reato. Quella legge fu fatta naufragare, anche con l’appoggio dei cattolici del Pd, e non se ne fece più nulla. Il suo Abruzzo le ha preferito Razzi, quel parlamentare che dichiarò, nel 2007, di essere in Parlamento solo “per farsi gli affari (non usò precisamente questo termine) propri.”   

Dei deputati grillini, in ragione della loro scelta di non rilasciare dichiarazioni alla stampa, non sappiamo nulla. Qualcuno dice (o forse spera) che ci potrebbero essere sorprese su quel fronte con coming out da parte di alcuni neoeletti. Vedremo.

La cattiva notizia è che molti dei parlamentari campioni di omofobia sono stati rieletti. Tornano infatti tra gli scranni delle assemblee elettive Paola Binetti (ex Pd, psichiatra vicina all’opus dei) e Rocco Buttiglione per l’Udc; Pierferdinando Casini per Scelta Civica con Monti; Carlo Giovanardi, Alessandra Mussolini, Maurizio Gasparri e Daniela Santanchè, tutti eletti con il Pdl; Ignazio La Russa ce la fa con Fratelli d’Italia al centro di una polemica per uno spot omofobo, mentre Roberto Calderoli e Matteo Salvini assicurano la nota verde dell’omofobia della Lega Nord, rispettivamente alla Camera e al Senato. Tra i cattolici non gay-friendly del Partito Democratico, passano Rosy Bindi e Beppe Fioroni, entrambi eletti alla Camera.

In un comunicato stampa Flavio Romani, Presidente di Arcigay, rende noto che, tra gli eletti, ci sono dai 74 ai 78 deputati e 24 senatori firmatari dell’appello “Tempo Scaduto“.  Quattro le priorità indicate in quel manifesto programmatico preelettorale: matrimonio gay, legge antiomofobia, modifica/abolizione della legge 40 sulla procreazione assistita, modifica della legge 164 sulla transessualità. Per il Senato hanno detto sì 12 esponenti Pd come Ignazio Marino, Laura Puppato, Francesca Puglisi, Rita Ghedini e Sergio Lo Giudice; ma anche 11 senatori di M5S e uno di Sel.

Al di là dei conteggi, che pure sono importanti per prevedere cosa succederà, è difficile tratteggiare uno scenario coerente. Forse – ma è solo un auspicio – una maggioranza di Governo “debole” potrebbe dare spazio alla formazione di maggioranze parlamentari trasversali su temi specifici che potrebbe portare qualche risultato positivo per i diritti delle persone omosessuali e tra

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