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Omosessualità e anzianità: una ricerca ci conduce in un mondo sconosciuto

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Da diversi mesi la CGIL si occupa di questioni che legano l’omosessualità con il tema dell’occupazione. A Parma in occasione del gay pride ricordiamo una serie di conferenze che hanno esaminato la condizione di lavoratrici e lavoratori nell’ambito del lavoro. Ottimo è stato il riscontro, ampio lo spettro di problematiche che si sono affrontate, calibrate in diversi contesti e dimensioni. Tanto si è dibattuto e discusso sul tema immigrazione e omosessualità, con forte contributo di varie associazioni che si occupano di diritti sociali e civili.

Una trade unione tra i due elementi, è questa, che ci porta ad aprire il nostro sguardo su un altro tema che appare importante, seppure finora sia stato sottovalutato o semplicemente rimosso. Stiamo parlando di anzianità e omosessualità, un’approfondita ricerca condotta da Spi – CGIL e da Equality Italia, presentata il 28 novembre e che ci porta sotto gli occhi diversi aspetti che escludono ogni tentativo di stereotipare il tema e, tanto meno, rimuoverlo da un’agenda culturale e politica che dovrebbe saper dare delle risposte attente e puntuali. Il cambio generazionale e culturale ha portato ormai ad affacciarsi su quella che viene considerata la terza età di omosessuali dichiarati, magari in coppia, conviventi, e liberi di saper amare ed esprimere il proprio orientamento: ed è anche per questo motivo che si pone per la prima volta in modo ufficiale e diretto la questione sociale.

L’indagine, “Omosessualità e anzianità in Italia”, ci conduce in questo mondo ed è stata realizzata grazie alla disponibilità e alla professionalità di Raffaele Lelleri, sociologo presso l’Università di Bologna, per iniziativa presa dallo Spi-Cgil e da Equality Italia. La sede nazionale del maggiore sindacato italiano ha, così, garantito l’ospitalità al convegno che ha presentato la ricerca. ‘Anziani e  omosessualita’. Tra invisibilita’ e nuovi diritti’ è stato il titolo del convegno che ha presentato ufficialmente una ricerca in cui si delinea un panorama non molto roseo nelle attese e nelle aspettative di gay e lesbiche circa il proprio futuro e la propria vita da anziani.

Le cifre parlano chiaro: 55 è la percentuale di chi considera preoccupante l’invecchiamento, così come il 38% considera che da anziani la propria esistenza sarà ulteriormente difficile. A fronte di un 21% che non da risposte, il 23% ha potuto asserire che, invece, qualcosa potrà migliorare. Un confronto inevitabile viene fatto comparando le condizioni tra un anziano eterosessuale e un anziano omosessuale: anche su questo aspetto i dati non danno buone notizie nelle attese dei più. Il 52%, infatti, considera che essere anziani e omosessuali sia uno svantaggio rispetto ai propri coetanei eterosessuali, così come il 22% ha potuto in merito esprimere una posizione più drastica e pessimista.

Solo il 17% evidenzia come l’elemento anagrafico non influisca sulla propria condizione esistenziale, mentre il 17%, e questo garantisce a noi un elemento di speranza nella comunità lgbt, pensa che la situazione sia di netto migliorata rispetto a qualche decennio fa; mentre altri pensano che le prospettive siano talmente favorevoli che potrebbero migliorare, il 53% degli intervistati. Il 16,5% considera con maggiore slancio come le condizioni in età più avanzata potranno essere sicuramente più favorevoli, contro il 18% che non attende nulla di nuovo e di diverso rispetto alla condizione vissuta attualmente.

È importante sottolineare quanto dichiarato dalla segretaria generale Spi-Cgil, Carla Cantone, che ha potuto esprimere come sia fondamentale superare e rimuovere “tutti gli ostacoli culturali, sociali e politici” che hanno ostacolato anziani nella libera emancipazione e nella libera espressione della propria sessualità. Lo stesso Aurelio Mancuso, uno degli organizzatori in qualità di Presidente di Equality Italia, ha avuto modo di evidenziare come vi sia una doppia discriminazione per chi, oggi, è anziano e omosessuale: “invisibilità” nel mondo lgbt e nel mondo sociale.

E’ da questa affermazione che si può dire che con questo incontro si sia aperta un’utile e fondamentale breccia affinchè si possa mettere in atto ciò che gli stessi relatori del convegno hanno espresso, concludendo la lunga presentazione della ricerca: occorrerebbe in Italia proporre eventi formativi e informativi funzionali a sensibilizzare l’opinione pubblica in merito e, infine, una contrattazione sociale territoriale a livello sindacale indirizzata a rimuovere ogni forma di discriminazione.

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