martedì 31 marzo 2015

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“Re della terra selvaggia”: una favola gender alla conquista degli Oscar

Re della terra selvaggia quentin tarantino

Re della terra selvaggia quentin tarantinoLa sera del 24 febbraio avrà luogo la cerimonia che molti cinefili, ma non solo, aspettano con trepidazione: la magica notte degli Oscar. Un evento che ha rilevanza mondiale e non solo per i meri risultati, ma anche per il gossip che contorna questa manifestazione. Quest’anno, a farla da padrone è il film di Steven Spielberg “Lincoln”, con ben 12 nomination, seguito a ruota da “Vita di Pi” di Ang Lee, con 11 nomination. Film realizzati con budget milionari e da autori oramai noti al grande pubblico. Lavori che avranno come rivali altri grandi film, come “Zero dark Thirty” di Kathryn Bigelow sull’uccisione di Osama Bin Laden, o “Django Unchained”, la nuova fatica di Quentin Tarantino. Però, nessuno di questi ha al suo attivo un fan accanito come il Presidente degli Stati Uniti, Mr. Barack Obama. Durante un evento pubblico, l’uomo più potente del pianeta ha espresso il suo apprezzamento verso un film meno eclatante ma di sicuro impatto emotivo. Tanto che la stessa Academy ha riconosciuto il merito di questo piccolo gioiello, con 4 nomination nelle categorie più importanti: miglior film, miglior regia, miglior attrice protagonista e miglior sceneggiatura non originale. Stiamo parlando di “Re della terra selvaggia”, opera prima di Benh Zeitlin, regista trentenne statunitense. Caméra d’or al Festival di Cannes 2012 e Gran premio della giuria: U.S. Dramatic al Sundance Film Festival 2012: sono due dei più importanti riconoscimenti internazionali di cui si fregia “Beasts of the Southern Wild” (questo il titolo originale). Un titolo che ne esalta la poesia e la sua drammaticità ancor più del titolo italiano. Un prodotto che prende ispirazione dal testo teatrale “Juicy and Delicious” e realizzato con un budget limitato.

Ma veniamo alla storia. Tutto avviene in Louisiana, in una zona paludosa chiamata Bathtub o “la grande vasca”, a causa delle continue inondazioni che spazzano via palafitte e baracche. I personaggi che popolano il villaggio esorcizzano la paura con continue feste e con uno stile di vita simile alla tribù, dove si è tutti parte di una grande famiglia. Esigenza che nasce dalla necessità di poter fronteggiare insieme il nemico: la grande distesa d’acqua. In questo villaggio vivono anche Wink, burbero uomo sulla quarantina, e la figlia Hushpuppy, di sei anni, il cui universo è composto solo da quella comunità. Vivono di pesca e in simbiosi con la natura che li circonda, finchè Wink non scopre di essere gravemente malato. E allora decide di cambiare, e di educare Hushpuppy come un maschio, con l’unica intenzione di renderla più forte e capace di sopravvivere in un habitat duro. “Chi è l’uomo?” Questa è la domanda che il padre rivolge spesso alla bambina, come ad insinuarle in questo modo la forza necessaria per poter tirare avanti in quel luogo angusto.

Zeitlin tratta tutto questo con enorme spirito poetico, con una descrizione dei paesaggi perfetta e con una delicatezza che non lascia possibilità allo spettatore di pensare che ci sia del gretto maschilismo. Il passaggio verso l’età adulta di una bambina, fra la lotta per la sopravvivenza e la disperata voglia di normalità. Una fiaba, a volte cruda e amara, che lascia lo spettatore destabilizzato, confuso ma certamente emozionato.

Un successo determinato anche dalle scelte degli attori, tutti non professionisti. Per la parte di Hushpuppy, il regista ha visionato 4000 bambine prima di scegliere Quvenzhané Wallis. Lo sguardo di una donna adulta racchiuso nel viso di una bimba che ancora crede nelle fiabe; l’aspetto un po’ androgino che le permette di rappresentare la rabbia dell’uomo che è costretta ad essere. E il film passerà sicuramente alla storia perchè proprio la sua eccezionale protagonista è la più giovane aspirante all’Oscar di tutti i tempi. E chissà che non diventi anche la più giovane vincitrice.

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