Survey su sesso e droghe: intervista al Dottor Salvatore Giancane

Cerca Uomo Gay

Survey su sesso e droghe: intervista al Dottor Salvatore Giancane

Droga e riduzione del danno sono i temi su cui il Dottor Salvatore Giancane lavora da 30 anni come docente universitario e a livello di esercizio professionale. Uno studio condotto dallo stesso Dottor Giancane sta approfondendo il tema tra utilizo di droghe, il Chemsex, e il sesso, molto presente e diffuso anche nella comunità LGBT: Survey Sesso e Droghe è il titolo della ricerca.

Chi volesse partecipare allo studio basta che compili anonimamente un questionario, lasciando anche esperienze ed opinioni sul sito Piacerechimico, maggiori dettagli sono disponibili alla pagina facebook dedicata al progetto.

Come nasce l’idea della Survey su sesso e droghe?

Piacere ChimicoLo studio nasce da un’esigenza clinica e dalla curiosità mia e del mio collega Ernesto de Bernardis. Io lavoro in un Servizio per le Tossicodipendenze di Bologna e negli ultimi mesi mi è capitato di vedere un certo numero di persone con problemi legati alla pratica del ChemSex, di cui fino a qualche mese fa ignoravo anche dell’esistenza. Così io ed il mio collega Ernesto abbiamo iniziato a documentarci sulla cosa e poi abbiamo allargato l’interesse dalla popolazione MSM (maschi che fanno sesso con maschi) a quella generale, dato che l’utilizzo delle droghe e dell’alcol in associazione al sesso non è certamente una prerogativa di un orientamento sessuale o di una comunità in particolare. Negli ultimi decenni, soprattutto a causa dell’AIDS, gli studi sull’associazione fra sesso e droghe/alcol si sono concentrati soprattutto sui rapporti sessuali a rischio infettivo.

Da qualche anno però, grazie proprio al ChemSex, sta tornando l’interesse del mondo scientifico anche nei confronti dei motivi che stanno alla base di questa associazione. In questo modo è nata l’idea di Piacere Chimico, che è soprattutto uno studio per valutare gli effetti delle droghe e dell’alcol sulla sessualità ed il loro utilizzo, più o meno consapevole, come afrodisiaci in occasione dei rapporti sessuali. Non sono mai stati effettuati studi di questo tipo in Italia e ci è sembrato potesse essere un primo passo importante per una maggiore comprensione del fenomeno, che pare abbastanza diffuso.

Chi ha risposto finora al questionario che avete realizzato per l’indagine?

Finora hanno risposto 1300 persone, con un 4% circa di questionari incompleti. Considerando che molta gente è ancora in ferie ed il web non è molto popolato, riteniamo sia un buon risultato, ma non nascondiamo che ci piacerebbe disporre di un campione più vasto e quindi più significativo. L’età media è 30 anni, ma il range va dai 18 ai 69 anni. Il rapporto maschi/femmine è 2:1. Dalle caratteristiche, si tratta soprattutto di consumatori di droghe e non di dipendenti. Alcuni saltuari oppure occasionali, altri con un’esperienza pluridecennale. Quelli che si autodefiniscono omosessuali sono circa il 3%, sia fra i maschi che fra le femmine. Le femmine, però, si autodefiniscono bisessuali molto più spesso che i maschi (21% contro 6%). Se si considerano quanti si definiscono omosessuali e bisessuali, la presenza della popolazione LGBT supera il 10%. Ancora molto basso invece il numero di transessuali.

Vi sono differenze di comportamento con le sostanze in base agli orientamenti sessuali?

Premesso che una elaborazione statistica approfondita verrà fatta solo alla fine, finora non sembrano emergere differenze significative nei comportamenti circa le droghe fra la popolazione LGBT e quella eterosessuale, a parte un maggior gradimento del popper come sostanza da associare al sesso da parte di quanti si autodefiniscono gay. Però, a guardare bene le risposte, non siamo ancora riusciti ad intercettare coloro che praticano il ChemSex. E’ una popolazione difficile da contattare, che a quanto ci risulta si può trovare soprattutto nelle chat tematiche e nelle app geolocalizzate tipo Grindr e che comunica in codice. Comunque il questionario resterà online per ancora un almeno mese e noi continueremo a diffondere la notizia e quindi e non disperiamo.

Che cos’è precisamente il ChemSex?

Il ChemSex è una pratica che è iniziata a Londra una quindicina di anni fa e che da qualche tempo si va diffondendo anche nel resto dell’Europa, Italia compresa. In pratica di tratta di sesso di gruppo fra maschi sotto effetto di specifiche droghe, soprattutto eccitanti. E’ molto importante sottolineare che si tratta di sesso di gruppo fra maschi e non fra gay, perché vi prendono parte anche molti bisessuali, anche persone sposate e con figli. Le persone si incontrano (e si procurano le sostanze) soprattutto tramite la rete e gli smartphone e solitamente queste sessioni durano più giorni.

Le nuove tecnologie hanno reso possibile questa pratica e ne hanno favorito la diffusione: gli smartphone continuano ad essere utilizzati anche durante gli incontri, per invitare altre persone ad unirsi al gruppo o procurarsi altre droghe ed il tutto avviene per lo più in case private. Le sostanze utilizzate (nonché quelle che definiscono il ChemSex) sono tre, in questo ordine di importanza: mefedrone, GHB e metamfetamina (più precisamente il crystal meth, che è un eccitante potentissimo, reso famoso dalla serie TV Breaking Bad). Possono essere utilizzate anche altre sostanze e vi è anche un ampio ricorso al Viagra, ma il ChemSex propriamente detto prevede queste tre, che spesso vengono spesso assunte per via endovenosa: questa pratica viene chiamata confidenzialmente slamming, che altro non è se non un modo più carino di indicare quello che i tossicodipendenti chiamano ‘pera’.

Il ChemSex è una pratica che in alcuni casi può diventare estrema, con sessioni che durano quasi una settimana, nelle quali entrano ed escono continuamente altre persone e vengono praticati numerosi comportamenti a rischio infettivo, sia sessuali che iniettivi.

Chi sono coloro che praticano il ChemSex?

E’ importante premettere che non abbiamo ancora dati italiani. La maggior parte degli studi, finora, sono stati effettuati in Inghilterra, dove il fenomeno è numericamente consistente e ha avuto un evidente riflesso negativo sulle statistiche dell’infezione da HIV nella popolazione LGBT. Io non credo vi sia un unico profilo o una sola tipologia particolare di persona dedite a questa pratica.

Dal nostro studio, però, emerge che coloro che in genere utilizzano le droghe come additivi sessuali lo fanno per due motivi, ovvero aumentare il piacere oppure renderselo possibile. I secondi, in particolare, sarebbero persone che, quando sono sobri, hanno evidenti blocchi o problemi che non gli consentono di godere appieno della propria sessualità e che usano le droghe per tentare di superarli. Negli studi condotti in Inghilterra (che in gran parte sono stati fatti da ricercatori appartenenti alla comunità LGBT) è emerso che una quota di partecipanti al ChemSex appartiene alla categoria dei cosiddetti ‘omofobi interiorizzati’, ovvero persone con tendenze omosessuali che però, per condizionamenti educativi, morali, religiosi o altro, hanno un pessimo giudizio delle proprie preferenze e di se stessi.

Per questi il ChemSex può rappresentare il modo di darsi la spinta, di superare i propri blocchi e vivere una componente della sessualità normalmente repressa ed ingabbiata dai propri pregiudizi. Questo non vuol dire che tutti i partecipanti al ChemSex siano così, ma ci sono anche questi e probabilmente sono una bella fetta.

I partecipanti al ChemSex hanno dimostrato una sufficiente conoscenza delle conseguenze dell’utilizzo delle droghe durante i rapporti sessuali?

Questo è uno degli aspetti più problematici della vicenda. Per quanto riguarda la conoscenza delle conseguenze dell’utilizzo delle droghe, questa è molto scarsa, in genere inferiore a quella che si riscontra nella popolazione dipendente, malgrado un livello culturale mediamente più elevato. Sostanze eccitanti potentissime, come il crystal meth, i cui effetti durano anche otto-dieci ore, vengono iniettate disinvoltamente in vena a più ripetizioni, con una scarsissima consapevolezza delle possibili conseguenze di questo tipo di utilizzo.

Se vi è una scarsissima conoscenza delle droghe e dei loro possibili effetti, questo a mio avviso accade perché esse non sono il fine, ma semplicemente un mezzo che, assieme all’adrenalina della situazione, conduce ad una situazione di ipereccitazione e disinibizione massime. La disinibizione provocata dagli eccitanti può portare anche a trascurare le dovute precauzioni durante i rapporti sessuali. Inoltre le persone sieropositive in trattamento con antiretrovirali e che non sarebbero normalmente infettanti, durante le giornate dedicate al ChemSex possono trascurare di assumere la loro terapia, tornando ad esserlo. Le sostanze che vengono utilizzate sono eccitanti potenti ed è molto difficile adottare le dovute precauzioni quando si è sotto il loro effetto.

Quali sono gli obiettivi che vi proponete di raggiungere tramite tale ricerca?

L’obbiettivo principale della nostra survey è quello di aumentare le conoscenze sui rapporti fra sesso e droghe/alcol ma vi sono anche altri scopi che ci hanno portato alla decisione di intraprendere questo studio. Noi crediamo che l’argomento ChemSex vada sollevato, perché è importante fare prevenzione, ma che questo vada fatto in modo opportuno. Se ne avessimo iniziato a parlare senza questo studio preliminare, avremmo potuto contribuire involontariamente ad approfondire lo stigma nei confronti della popolazione LGBT. In altri termini, se avessimo parlato solo di ChemSex e non di utilizzo delle droghe nel sesso da parte di tutti, avremmo corso il rischio di far passare l’idea che il ricorso alle droghe durante il sesso sia una prerogativa dei maschi che fanno sesso con maschi.

Avremmo così messo assieme due stigma, che purtroppo pesano ancora, ovvero quello dell’omosessuale e del drogato. Invece non è così: le droghe sono entrate in camera da letto e questo è un comportamento diffuso, indipendentemente dall’orientamento sessuale, come i dati preliminari dello studio dimostrano bene. Il ChemSex è solo uno dei tanti modi in cui questo comportamento si esprime ed è quello specifico di una precisa sottopopolazione, ovvero una parte di maschi omosessuali e bisessuali. Quanto sia grande questa parte nel nostro Paese è ancora tutt’altro che chiaro.

Questa survey quale sviluppo avrà?

Sicuramente costituirà il capitolo di un libro su sesso e droghe, che io ed Ernesto stiamo scrivendo e poi lo studio completo sarà anche pubblicato su una rivista scientifica specializzata e magari farà da stimolo per studi successivi da parte di altri.

L’importante è iniziare ad occuparsene e prendere atto che l’associazione fra sesso e droghe non si riduce ai rapporti occasionali sotto effetto di droghe, ma che esiste una quota importante di persone che assume consapevolmente sostanze o alcol in occasione di rapporti sessuali e questo fenomeno va compreso, anche perché può avere conseguenze sulla salute che possono essere evitate con un’adeguata informazione.

È possibile attuare una politica della riduzione del danno nell’utilizzo di droghe nel sesso?

Certamente. Anzi, è l’unica strada subito possibile in questo momento è anche quella più urgente e doverosa, perché è quella che consente di raggiungere il maggior numero di persone. Lo studio serve anche a questo, a fare un’analisi dei comportamenti e delle sostanze maggiormente utilizzate, da cui fare poi discendere suggerimenti e strategie di riduzione del danno.

Esiste una dipendenza nell’utilizzo della droga nel sesso?

Finora non è questo il dato che emerge con maggiore forza, anzi. Non sembrerebbe, infatti, che questo tipo di utilizzo delle droghe conduca spesso alla dipendenza, anche se questo tipo di evoluzione è comunque sempre possibile.

Per quanto riguarda nello specifico il ChemSex, i casi di sofferenza che ho potuto vedere finora erano più dovuti all’instaurarsi di una sorta di rapporto di interdipendenza fra droghe e sesso, per il quale nessuna delle due cose sembrava più avere senso senza l’altra. Così alcune di queste persone possono diventare pian piano incapaci di godere della propria sessualità in mancanza di sostanze, fino a dire che il sesso, senza le droghe, è diventato ‘in bianco e nero’.

Non è ancora chiaro quanto questa condizione sia da attribuire alla cosiddetta ‘anedonia da eccitanti’, da tempo descritta ma poco conosciuta e quanto invece queste persone avessero già problemi a trarre piacere dalla propria sessualità, che hanno cercato di correggere con le droghe. In altri termini non si comprende ancora quanto questa condizione sia la conseguenza dell’associazione del sesso con potenti sostanze eccitanti o semplicemente un ritorno allo stato precedente l’uso degli eccitanti stessi. Altra cosa su cui al momento non è possibile avere un’idea è quanto duri questa condizione e soprattutto se sia reversibile.

Le strutture sanitarie pubbliche sono attente e pronte nell’affrontare il tema dell’utilizzo delle droghe nel sesso?

Le strutture sanitarie pubbliche affrontano quotidianamente le conseguenze dell’utilizzo delle droghe del sesso, ma in genere non dispongono di una strategia specifica e di servizi e progetti ad hoc per questa problematica. Il problema è spezzettato nei Servizi per le Dipendenze, nei Day Hospital di Malattie Infettive, nei Pronto Soccorso, nelle Psichiatrie, ma non esistono in genere servizi dedicati. D’altro canto, come dicevo all’inizio, io stesso non conoscevo l’esistenza del ChemSex fino a sei mesi fa e con le droghe ci lavoro da quasi 30 anni.

A Bologna stiamo provando a mettere su un progetto proprio per il ChemSex, che prevede la collaborazione di più professionalità e soprattutto il ruolo centrale dei ‘pari’, senza la cui presenza sarebbe destinato inevitabilmente a fallire.

Oltre ai pari, però, occorrono persone competenti in droghe, infettivologi, specialisti in malattie a trasmissione sessuale, psicologi. L’idea è quella di allestire dei gruppi info-educativi, in un’ottica di riduzione del danno, costruiti sullo specifico della popolazione dei maschi che fanno sesso con maschi sotto l’effetto di sostanze eccitanti. Speriamo di riuscire a mettere assieme le professionalità necessarie: se ce la faremo, sarà il primo progetto sul ChemSex in Italia promosso da una struttura pubblica.

Se ti è piaciuto questo articolo condividilo con i tuoi amici!

You may also like

By 

Sign In

Register

Reset Your Password

X