domenica 1 marzo 2015

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Una grande attesa: in scena “La moglie del soldato” di Pasquale Marrazzo al Teatro Litta di Milano

"La Moglie del soldato"_regia di P.Marrazzo in PRIMA NAZIONALE @ T.Litta, Milano, 19/2

"La Moglie del soldato"_regia di P.Marrazzo in PRIMA NAZIONALE @ T.Litta, Milano, 19/2Al Teatro Litta di Milano va in scena a partire da martedì 19 febbraio “La moglie del soldato” opera di Pasquale Marrazzo, riadattamento della già nota pellicola inglese “The crying game” di Neil Jordan, produzione del 1992, vincitrice di diversi premi internazionali.
Un giovane soldato inglese, Jody, sarà tenuto prigioniero da un terrorista dell’IRA, Fergus, in cambio di una trattativa per liberare i carcerati appartenenti all’organizzazione. La sorte per Jody si dividerà tra la sopravvivenza, se lo scambio con il governo inglese andrà a buon fine, e la morte per mano del suo carceriere, se tutto fallirà. Prima che l’inevitabile destino si realizzi, Jody chiederà come ultima volontà a Fergus di contattare la sua amata Dil, prendendosene cura: sarà una richiesta, questa, dovuta all’amicizia che nasce tra le pareti di una prigione. Dil è molto bella ma rivelerà un segreto tale da creare quella drammaticità nel contesto dell’opera intera.
Nella sceneggiatura del regista, però, vediamo una maggiore focalizzazione e attenzione su tutti i personaggi coinvolti in scena e sugli elementi scenografici: le luci, i costumi, le strutture architettoniche, le musiche e i rumori.  “Il contesto in cui si svolge la storia è la vera condizione in cui il dramma si crea e si evolve – denuncia Pasquale Marrazzo nelle sue note all’opera – Dil non è nulla senza i suoi abiti e i terroristi ancor meno privati delle loro armi. Eppure, quando Dil si mette a nudo e svela il suo segreto”. Abbiamo intervistato il regista, Pasquale Marrazzo, seduti sulle comode poltrone del teatro, in attesa di sederci nuovamente per vedere dal reale e sul palcoscenico l’attesa messa in scena dell’opera.

Dove nasce l’idea di mettere in scena sul palcoscenico un’opera cinematografica abbastanza nota come The Crying Game, scritta da Neil Jordan?

Nasce dal fatto che sono rimasto affascinato da figure tipo Dil, dal cambio di identità, che nel protagonista non avviene all’improvviso, da un giorno all’altro, ma che lo porta a uscire allo scoperto. Apprezzo il coraggio nelle persone, la capacità di mostrare sé stessi. Anche il terrorista è un personaggio contrastante: deve scegliere tra il dare corso alla scelta iniziale, uccidere il prigioniero, oppure direzionare le proprie passioni, il proprio amore. È simile, come situazione emotiva, ad Amleto, quindi di tono fortemente shakesperiano. La storia d’amore che, poi, nascerà tra Dil e Fergus sembra molto alla storia di Romeo e Giulietta, vista in una chiave attuale. In Dil, infine, si trova molto Fassbinder con Monica Voss: è un riferimento forte nell’immaginario omosessuale.

Che cosa ha significato e, soprattutto, come è avvenuto il lavoro di adattamento dell’opera per un ambito teatrale?

Ho cercato di toccare i dialoghi e scremare gli elementi utili ampliandoli e facendo interagire i personaggi, dando loro una motivazione. Solo Dil nel film è centrale come personaggio.

Il lavoro di ricerca sui personaggi come è avvenuto e su che cosa ha investito?

Fassbinder e Shakespeare sono i due riferimenti maggiori su cui ho poggiato il lavoro di ricerca. Ho lavorato, quindi, molto, anche sulla scena: una fuoriuscita dallo spazio e dalla temporalità. Non vi è un luogo specifico e il tempo è universalizzato. La storia dell’Ira, ovviamente, balena come sfondo narrativo concreto. Gli attori recitano in modo carnale, la scena diventa carnale.

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La scenografia, le musiche, le luci, gli oggetti in scena sono tutti elementi costitutivi della rappresentazione in generale: a cosa è dovuta questa scelta estetico stilistica?

Io, personalmente, sono una persona che mira all’estetica, attento alla forma che tiene il contenuto. In certi luoghi non riesco a starci, per esempio i supermercati. La forma è un contenitore e assume importanza se riempita, quindi, da contenuti. Gli elementi di scena fanno parte della storia perchè raccontano. Il vestito di Dil racconta il personaggio. Lei è quella cosa e senza quella cosa perde la conditio sine qua non. Il vestito è essenza della persona. Lei è abituata, per esempio, a essere rifiutata dall’uomo, una volta avvenuto il rapporto. Quando è denudata perde la sua identità: ed è qui che troviamo il vero atto drammatico. Per amore si lascerà fare di tutto e quando scoprirà che l’uomo che ama è l’assassino del suo precedente amore diventerà vulnerabile ma, allo stesso tempo, forte.

Hai altre opere in programma, sia a livello cinematografico, sia a livello teatrale?

Monica Voss, l’opera di Fassbinder, da mettere in scena e proporre in teatro. Sto lavorando, anche, a una prossima pellicola, ho già due tipi di sceneggiature su cui sto impegnandomi: la prima di genere più vicino alla commedia, mentre la seconda di tono drammatico.

Chi è Dil oggi, ossia chi sono quelle persone che potrebbero essere definite come destinatarie principali di un personaggio che vive nel silenzio e nell’ombra, in una situazione di ambiguità e di tensione verso lo svelamento della propria identità?

Dill risulta essere una persona risolta con sé stessa ma non agli occhi degli altri. È un problema visivo il suo: sarebbe meglio per la società se lei non ci fosse. La sua viene registrata come malattia e non come un fatto reale di convivenza con il mondo. Dil deve ancora risolversi agli occhi altrui. Lo si evidenzia in un dialogo quando le viene chiesto che cosa volesse un uomo da lei e lei, alla risposta che quell’uomo voleva metterla all’opera, scaturisce la reazione dell’interlocutore risolvibile nella frase lapidaria: “ho capito bene cosa volesse da te quindi”. Questa uscita farà indispettire Dil che ribatterà: “ma che cosa hai capito? Sono una parrucchiera”. Si pensa, quindi, alla transessuale come prostituta e non come persona che fa un altro tipo di lavoro. Ancora oggi ci sono questi pregiudizi che nascono nel momento in cui la persona si presenta e si rivela.

Si è voluto intervistare anche gli attori del cast, che hanno espresso, così, nelle loro risposte il loro lavoro sul personaggio interpretato e, infine, il rapporto tra sé, come persona reale, e il ruolo che sono andati a rappresentare: quali sono gli aspetti di connessione tra le due figure, quella dell’attore e quella del personaggio, e su quali elementi di quest’ultimo hanno lavorato maggiormente.

Fergus, interpretato da Giulio Baraldi

ho lavorato molto sul lato terroristico del personaggio, violento e politicamente attivo. Nel film tutto è incentrato sulla figura di Dill. Dill è presente con Jody e altrettanto Jody con Dill. In me c’è in realtà una coscienza politica di un ideale, ma non così estrema. È il mettersi in dubbio rispetto alle cose: smentire tutto quello che ha creduto nella vita e con la morte di Jody. Prova un amore non ordinario per Dil e stupisce il fatto che lui parli di Dil: avvenimento importante.

Jody interpretato da Emiliano Brioschi

Il personaggio è sequestrato e rimane qualche giorno in scena, effettivamente mezz’ora sul palcoscenico. È interessante questo dato per mantenere uno stato emotivo molto alto permettendomi, così, di non recitare le battute ma di saperle tenere sempre accese. Cerco di convincere per sopravvivere il mio carceriere di non uccidermi, perchè inutile e poter dire, così, di essermi salvato. E’ un racconto sulla natura e sulla semplicità del personaggio, che non è un capo esercito ma un comune soldato. Esiste una tensione emotiva dal pianto alla follia di un uomo che sente che la sua ora si sta avvicinando. Nel barista, poi, del locale dove si esibisce Dil si impersonifica lo spirito di Jody: questa figura può proseguire a esistere in scena con una valenza simbolica, anche post mortem.

Jude interpretata da Valeria Perdonò

E’ una terrorista anche lei. Ho lavorato molto sul personaggio, come l’anno scorso con uno spettacolo di Pirandello. Voglio applicare nello spettacolo una visiva recitazione asciutta, passionale ed emotiva. Ci sono due linguaggi antinaturalistici: quello simbolico e quello del pathos. Lavoro molto con il gruppo e sul gruppo, mentre nel film i protagonisti sono isolati. Pasquale ci lascia spesso in scena anche se non siamo noi a recitare. Il rapporto con Fergus, Jody e Dil, con quest’ultima mi relaziono anche scontrandomi, è continuo. Con Dil si confrontano e si incontrano due femminilità. Ho lavorato sul personaggio senza procedere con l’accetta, cercando di relazionarlo con gli altri. Il regista ci fa lavorare molto sulla ricerca di ciò che c’è dietro la storia, cercando di farti capire da dove vieni, restituendo, così, umanità nello sguardo. Tutto questo è stimolante: lei è arruolata nell’Ira e ha una coscienza civile estrema, e non la giudico in questo aspetto perchè sono quella che dovrà rappresentarla. Vive diverse rotture interiori. L’arrivismo è spiccato nel personaggio, volendolo riportare nella mia vita quotidiana, immaginandola vicino a me, magari seduta al cinema o in un locale. La scalata sociale è il suo fine e per questo è disposta a mettere i piedi in testa su tutti. Il rapporto con Fergus è molto gretto, senza scrupoli, agghiacciante. Dopo il tradimento assumerà una nuova identità in scena, dimostrando di saper osare tutto per raggiungere i propri obiettivi. Lei sa cosa vuole e ciò che vuole è arrivare ai vertici. Quando fa ritorno cambierà look: da terrorista con stivali alti indosserà un vestito borghese, un tayeur. Lei, quindi, come in altri personaggi, cercherà di dimostrare di essere una cosa mascherando la sua vera natura con compostezza borghese che atterrisce per la sua carica di cinismo.

Dil interpretata da Riccardo Buffonini

Ho visto una sola volta il film e ho cercato di dissociarmi per cogliere l’essenza del personaggio. Dil è un travestito, malato di “spleen” e vive con questo spirito nella società. Vive e fa una scelta con un’alta emotività. È un giovane ragazzo con una grande esperienza che un ragazzo della sua età non ha vissuto di solito. Soffre l’abbandono, la violenza ed è alla ricerca di un amore. Arriva a fare di tutto per poter avere un appagamento sentimentale. Arriva, quindi, a fingere e a uccidere Jody per gelosia, durante una lite: è pronta a ogni cosa pur di vivere un amore con tutti i crismi e avere lui.
Su di me il personaggio ha suscitato lacerazioni forti ma ho dovuto pensare al mio lavoro e rendere Dil credibile, con tanto di carnalità e verità. Ho fatto grandi pianti perchè son partito dai miei sentimenti. Ho provato anche io l’abbandono, l’amore, sono omosessuale e questa è già una grossa sfida al mondo. Tutto questo crea tragedia e Dil la incarna. In lei mi sono rivisto, ho visto qualunque omosessuale nella sua storia, nel suo dolore, nell’abbandono. Sono vicende affini e Dil impersonifica il dolore di scoprirsi. C’è una forte ricerca di un amore e ognuno in questo si può rivedere. Tutto è universale se è dolcezza e rabbia. Dil ha una corazza forte e, toltole il vestito, ogni parola può giungere a squarciarla rilevandone la creatività, la tragicità e la passionalità. Il lavoro è stato forte scavando nell’animo senza tradire il personaggio. È stato un lavoro toccante arrivando a dissociarsi per trasferire il protagonista senza un coinvolgimento, che avrebbe emozionato solo chi lo rappresentava, cioè il sottoscritto. Siamo, così, giunti a darle forma sotto un aspetto diverso da quello datole nel film. Mi relaziono con l’aggressività di Fergus e tutto nasce sul palco. Ho voluto andare fuori dai clichè del travestitismo grazie al lavoro di cesello approntato da Pasquale, che mi ha indirizzato su alcune corde del personaggio. Bisognava soppesare tutto per rimanere coerenti senza scadere in un eccesso di razionalità. Ho puntato sulla qualità perchè, come nella vita, sono ghiotto di cioccolata in tutte le sue varietà. Dil è all’inizio di una transizione, nonostante alcuni media avessero detto che lo spettacolo riguardava la storia di una transessuale: questo determina la centralità del disvelamento. Dil parla in terza persona di sé perchè ha un proprio ideale di persona, che lo sprigiona attraverso i vuoi vestiti. Dopo il coming out c’è il danno: esiste una ricerca dell’amore, non classico, convenzionale, ma di un livello che solo Jody le ha potuto offrire. Dil avrà sempre in testa l’amore di Jody, costruendo su questo la sua storia. Lei deve incarnare il dolore universale che molti di noi abbiamo trovato e provato.

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