Il gruppo scout cattolico italiano consentirà ai capi LGBTQ+ di ricoprire ruoli di leadership per la prima volta

29 Maggio 2026

Il gruppo scout cattolico italiano consentirà ai capi LGBTQ+ di ricoprire ruoli di leadership per la prima volta

I scout cattolici italiani si apprestano ad accogliere per la prima volta leader scout LGBTQ+ nel gruppo, aggiornando al contempo i criteri di selezione ormai datati.

Il consiglio dell’Associazione Italiana Guide e Scout Cattolici, nota anche come AGESCI, ha annunciato la modifica in un documento diffuso il 28 maggio.

“AGESCI ha giunto alla conclusione che… l’orientamento emotivo e l’identità di genere non possono costituire criteri di esclusione nel discernimento che i responsabili della comunità sono chiamati a esercitare quando un adulto chiede di aderire all’associazione per svolgere un ruolo educativo,” si legge nel documento.

Si è inoltre specificato che l’insegnamento dell’accoglienza, al cuore di AGESCI, implica “è essenziale promuovere percorsi volti a superare sentimenti e atteggiamenti omofobi, lesbofobi e transfobi.”

Si è proseguito: “Tali sentimenti, infatti, costituiscono un ostacolo al riconoscimento, all’inclusione e all’integrazione dei leader maschili e femminili nei nostri gruppi, e a tutti i livelli dell’associazione.”

AGESCI è stata fondata nel 1974 ed è la più grande associazione di scout e guide in Italia, nonché il più grande gruppo giovanile in generale. Al 2024 contava 182.000 membri e quasi 33.500 responsabili, di cui circa 2.000 sacerdoti.

La decisione di accettare leader LGBTQ+ è arrivata dopo tre anni di dibattito all’interno dell’organizzazione, secondo Wanted in Rome.

Le persone LGBTQ+ sono state ammesse a partecipare alle attività dell’AGESCI, ma era vietato ricoprire ruoli di leadership educativa.

Durante il periodo di consultazione, che è in corso dal 2022, l’AGESCI ha raccolto testimonianze da membri LGBTQ+ per conoscere meglio le loro esperienze di esclusione e pregiudizio all’interno delle fila dell’associazione.

La modifica arriva meno di un mese dopo che il Vaticano ha evidenziato il “dolore” e la “profonda sofferenza” vissuti dai cattolici LGBTQ+, in particolare nel contesto della terapia di conversione, per la prima volta nel suo rapporto del 2026.

Il storico rapporto sinodale, pubblicato il 5 maggio, include testimonianze di due uomini cattolici omosessuali — uno dagli Stati Uniti e uno dal Portogallo — che erano sposati con persone dello stesso sesso e avevano subito la cosiddetta “terapia di conversione”.

Nel complesso, il rapporto ha incoraggiato l’inclusione dei cattolici LGBTQ+ e ha concluso che gli sforzi della Chiesa per “riparare” le loro orientamenti sessuali hanno contribuito a una “profonda sofferenza, ferite personali e esperienze di marginalizzazione o di ‘doppia vita’ per i credenti attratti dallo stesso sesso.”

Il rapporto è stato celebrato da un certo numero di cattolici LGBTQ+ in posizioni di autorità all’interno della Chiesa.

Condividi i tuoi pensieri! Facci sapere nei commenti qui sotto, e ricorda di mantenere la conversazione rispettosa.

Image placeholder