Quindici minuti di famiglia: una mostra di Polaroidi di Andy Warhol

16 Settembre 2026

Quindici minuti di famiglia: una mostra di Polaroidi di Andy Warhol

È quasi impossibile osservare una figura come Andy Warhol con una prospettiva effettivamente rinnovata. Eppure questo è l’obiettivo di «Andy Warhol: Family Album», una mostra al Whitney Museum of American Art. L’esposizione è composta da 732 fotografie Polaroid scattate da Warhol o su Warhol tra il 1972 e il 1973, che catturano il suo mondo immediato di collaboratori, celebrità e amici.

L’artista eccentrico, noto come il re della pop art, era il connettore per eccellenza. Attraverso il suo studio, un hub di produzione artistica multimediale chiamato «The Factory», riunì personalità diverse, per lo più bianche e molte di esse ricche, ma anche sconosciuti che prelevò dall’oblio per assemblare una sorta di famiglia scelta in continuo mutamento. Oltre The Factory, portava sempre con sé una macchina fotografica, fotografando in modo selettivo individui, gruppi e scene. Questa mostra trae origine da uno dei sei album fotografici Holson che Warhol conservava come archivio personale. L’elenco dei ribelli creativi e degli artefici di potere dietro le quinte ritratto è vasto. C’è il regista Federico Fellini, i fashion designer Yves St. Laurent e Karl Lagerfeld, la coppia di mercanti d’arte Samuel e Luella Maslon, e così via. Vediamo una buona fetta di ciò che oggi verrebbe definito «nepo babies», figli di persone affermate o di lignaggio i cui cognomi e legami sociali hanno fornito loro scorciatoie verso la notorietà che espanderebbero enormemente attraverso sforzo e talento individuali: la gioielliera Paloma Picasso, lo scrittore Thadée Klossowski, il gioielliere Attilio Codognato, per citarne alcune. Ci sono anche ritratti e scatti rubati di persecutori dell’io che hanno poi costruito imperi omonimi nei mondi dell’arte e della moda, come Diane von Furstenberg. E c’è una manciata di soggetti “non identificati”, volti catturati nel momento. Presi nel loro insieme, questi scatti di una vita in champagne svelano un’estetica dell’aspirazione di cui Warhol fu curatore principale.

Ma l’aspirazione della mostra è proprio quella di mettere in mostra Warhol privato, i luoghi e i confidenti con cui lasciò cadere la sua maschera. Intercalando le immagini predominanti di persone sopra le righe in contesti fantastiche si alternano scene più calme e senza pretese della casa di Warhol a Montauk, New York, dei suoi viaggi in Europa e di scorci del suo adorato bassotto, Archie.

Jed e Jay Johnson facevano parte dei suoi soci più stretti. I gemelli siamesi provenivano da una famiglia spezzata in California. A diciannove anni partirono per un viaggio attraverso il paese di scoperta di sé, diretti a Montréal, ma le autorità di frontiera canadesi li respinsero vicino a Buffalo, New York, così si diressero a New York City. Bello da vedere e gay, furono subito fagocitati nel demimonde di Warhol, popolato da devoti eccentrici e protetti noti come le «Warhol Superstars». Jed divenne l’amante di Warhol per dodici anni. La mostra presenta molte Polaroid dei fratelli Johnson, insieme, separati o in compagnia di Warhol e di altri. Diverse tra quelle di Jed manifestano l’ammirazione di Warhol per la sua fisicità, come «Jed portò il sole», datata 1 novembre 1973, raffigurante un Jed a torso nudo, parzialmente in ombra sulla soglia di un balcone che si affaccia su un tranquillo specchio d’acqua con Archie al suo fianco. Altre Superstar in mostra includono Brigid Berlin, Joe Dallesandro e Ultra Violet.

Diane von Furstenberg in multiple, 1973.

Di tra le 732 Polaroid presenti in «Family Album», solo cinque raffigurano persone di pelle nera. Tutte sono state scattate alla stessa occasione nel 1973, una reception a cui partecipavano i membri del cast del musical di Broadway «Raisin», tratto dall’opera della drammaturga Lorraine Hansberry «A Raisin the Sun», che racconta le sfide di una famiglia afroamericana nel Chicago degli anni Cinquanta. Warhol fotografò l’attrice protagonista Virginia Capers, che l’anno successivo vinse un Tony Award per la sua interpretazione, e l’attore dodicenne Ralph Carter, che in seguito interpretò il ruolo di Michael Evans nel popolare telefilm familiare «Good Times».

Ralph Carter, 1973.

Una terza donna non identificata è ritratta. A parte queste immagini e un numero di ritratti sorprendenti di Bianca Jagger, italiana di origine guatemalteca, la cerchia sociale di Warhol in quel periodo era quasi interamente monocromatica. Uno dei suoi primi Superstar fu la modella Donyale Luna, la prima donna nera a comparire sulla copertina di Vogue (l’edizione di marzo 1966 di British Vogue), ma lei si presentava come indeterminata etnicamente, né nera né bianca. Un suggerimento per il Whitney: le amicizie di Warhol con persone non bianche potrebbero costituire un tema interessante da esplorare tra l’ampia collezione Warhol del museo.

Andy Warhol: Family Album | Whitney Museum of American Art | Running through Oct. 19, 2026

Nicholas Boston, Ph.D., è professore di sociologia dei media al Lehman College della City University of New York (CUNY). Seguitelo su X @DrNickBoston e su Instagram @Nick_Boston_in_New York  

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