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Ada Reina: esce il suo nuovo disco

Il suo progetto futuro è come “un vulcano pronto a esplodere”: Ada Reina esce il 16 ottobre con la prima parte del disco per Diadora/Carosello Records, ricco di interessanti, sia a livello compositivo, sia contenutistico, pezzi musicali.

intervista ada reina

 

Ada sta terminando il suo “passaggio artistico” di genere electro-pop/trap, gia intrapreso nel 2013. Abbiamo intervistato Ada, scoprendo il lato creativo e forte di un’autrice piena di voglia e di messaggi da comunicare, sempre pronta a nuove sperimentazioni: ha “molti sogni nel cassetto” e nelle sue canzoni, spesso, dal tono provocante come i suoi videoclip, affronta temi importanti della nostra contemporaneità, toccando i temi lgbt, oltre che la violenza sulle donne tra le mura domestiche e altre questioni sociali, “tirando sempre fuori nuovi colori e outfit stravaganti”, giocando con la trasgressione e la provocazione.

Chi è Ada, quali le sue speranze, le sue aspettative, i progetti per il futuro e le sue passioni?

Ada é una ragazza con tanti sogni nel cassetto, come molte altre ragazze. Molto determinata in quello che fa e soprattutto con una grande passione per la musica che vuole approfondire giorno per giorno. Ama anche osare con i look più trasgressivi. Il mio progetto per il futuro é come un vulcano pronto ad esplodere.

Artisticamente nasci con il tuo primo brano “Vieni”, molto sfrontato nei toni, poco political correct, che non passò inosservato di certo: che cosa ha significato quell’esordio e cosa è cambiato musicalmente da quel periodo?

“Vieni” é stato un primo passo verso il mio progetto musicale. Ha messo le basi sul genere, i contenuti e lo stile. E’ una sorta di carta d’identità. Non è cambiato nulla, o forse tutto.

Tu sei una delle prime cantanti di genere Trap Made In Italy: in che cosa consiste questa corrente e quali i tuoi pezzi più rappresentativi?

La Trap mi ha colpito subito e mi ci sono immediatamente buttata. Vedo che oltre oceano cantanti come Rita Ora, Beyonce e Rihanna si lanciano in sperimentazioni diverse, quindi perché non farlo anche qui in Italia?

Agli inizi dell’estate 2013 produci “Sono io” parlando di violenza contro le donne, soprattutto tra le mura domestiche, piaga sociale molto forte in quel periodo, e ancora aperta e da affrontare, purtroppo: è questa una prima svolta nella tua produzione, abbracciando temi di interesse sociale, oltre che proporre opere di qualità artistica e compositiva?

Non bisogna ignorare ciò che capita intorno a noi e il metodo migliore per informare la gente, e i giovani soprattutto, é la musica. Quindi non mi piace parlare sempre d’amore o di festa, bisogna cercare di mettere la faccia anche di fronte a tematiche forti come queste.

Questa estate esce “Lei balla”, presentato all’apertura della stagione del Gay Village di Roma, diventato brano Just Discovered di Mtv: di cosa parli nel pezzo musicale e perché il titolo?

Lei balla si rivolge a tutti coloro che hanno voglia di fregarsene, di andare oltre il limite e lasciarsi alle spalle i giudizi altrui. Il mio messaggio é chiaro. Balliamo come meglio ci piace, e lo ripeto ad alta voce: Non prestiamo attenzione a chi é sempre pronto a puntare il dito.

Hai forti radici latinoamericane e da sempre ti appassiona e ti dedichi alla musica electropop: come hai sposato queste due tue caratteristiche, artisticamente e contenutistica mente nella tua produzione musicale?

Io sono nata in un “meltin pot famigliare”, oserei dire (mamma peruviana e papà italo-argentino). Quindi mischiare due facce totalmente diverse “sta di casa”, come si suol dire.

I temi Lgbt sono spesso presenti nelle tue opere, spesso videoclip abbastanza provocanti e provocatori e non solo semplici brani musicali: che cosa hai voluto e vuoi spremere attraverso la musica in riferimento a questi temi?

La trasgressione e la provocazione non mi spaventano affatto, anzi mi piace giocarci, soprattutto con i videoclip. Ecco perché tiro sempre fuori nuovi colori e outfit stravaganti. Se qualcuno poi si rivede in questo mio aspetto, io mi diverto ancora di più ad esprimerlo in compagnia. Quando ho aperto la stagione del Gay Village di Roma ricordo di essermi divertita quasi di più una volta scesa dal palco. Ho trovato una fantastica atmosfera.

Chi dovrebbe maggiormente ascoltare la tua produzione, a livello di messaggio: chi vuoi raggiungere di più come target di pubblico?

All’estero quello che faccio é contemporaneo, non stravagante o alternativo. Basta pop neo melodico, che palle!
Per quanto riguarda i testi, invece, direi che sono schietti, diretti, senza giri di parole: adatti a chiunque abbia voglia di sentire le cose come stanno, senza filtri.

Prossime tue produzioni, oltre all’immanente opera a cui stai lavorando?

Per ora vediamo come andrà “ADA”, la prima parte del mio album per Diadora/Carosello Records (ora disponibilie in freedownload sul sito di Diadora www.diadora.com) e continuerò a perfezionare i pezzi che invece completeranno la seconda parte del disco in uscita a gennaio 2015. Nel frattempo farò sicuramente dei live e dj set, vi terrò informati di tutto.

Cosa trovi nel mondo musicale nostrano di buono e di meno buono, qualitativamente e, soprattutto, contenutisticamente, anche in riferimento ai temi sociali da te spesso toccati, in particolare quelli che riguardano le persone e le questioni Lgbt?

Non amo giudicare i lavori degli altri. Ognuno segue la sua strada. Ma credo che manchi un po’ di sfrontatezza e coraggio, magari per paura di bruciarsi con le proprie mani. Le questioni lgbt mi stanno particolarmente a cuore per un mio legame personale. Direi che nel 2014 non bisognerebbe nemmeno parlare di questione etica nei rapporti tra persone che si amano, indipendentemente dal sesso a cui appartengono: ognuno deve essere libero di farlo a suo modo. Nessuno dovrebbe aver nulla da obiettare.
Ad una margherita nessuno può dire di essere una rosa.

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