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AIDS, una storia lunga 30 anni

L'aids e la sua diffusione nel mondo

AIDSAnche quest’anno è passato il primo dicembre, giornata internazionale contro l’AIDS, con tante iniziative, campagne e momenti di sensibilizzazione finalmente anche sui media che si rivolgono a buona parte della popolazione.

Nonostante questo incremento di attenzione da parte dei media, purtroppo molti e molte all’interno dello stesso mondo LGBT (ambiente nel quale sicuramente si parla di più dell’argomento) scambiano ancora il virus HIV (Human Immunodeficiency Virus/Virus dell’immunodeficienza umana), con l’insieme delle patologie derivanti da esso l’AIDS.

Questo dimostra come ancora oggi si conosca poco nello specifico la storia della Sindrome della Immuno Deficenza Acquisita/Acquired Immune Deficiency Syndrome (AIDS) che ha colpito sopratutto nel passato nel profondo la comunità LGBT.

Collegata da subito dopo le prime diagnosi nel 1981 ad un mondo definito da molti come “trasgressivo”, consumatori di droga per iniezione, come l’eroina, o prostitute e omosessuali (che nel passato avevano una cultura sicuramente più debole nell’utilizzare il condom), l’AIDS comportava una mortalità pari al 100% dei casi e inizialmente veniva scambiata con molte altre malattie (addirittura ben più leggere come può essere la mononucleosi) fino a quando non s arrivò a scoprire che patologie simili erano già stato riconosciute ed isolate nel sangue dei felini (in particolare i gatti) FIV (Feline Immunedeficiency Virus ) e nei liquidi corporei di alcune specie di scimmie (in particolare gli scimpanzé), conosciuta come SIV (Simian Immunedeficiency Virus).

Questo ha portato gli studiosi ad identificare la causa di diffusione in un possibile salto di specie, ricollegato poi allo scimpanzé che avrebbe sviluppato una tipologia di virus animale chiamata Pan troglodytes troglodytes ricollegabile al ceppo HIV1, stesso ceppo poi individuato nell’uomo (esiste anche HIV2).

Anche se  sono solo teorie e non si è ancora davanti a nessun dato definitivamente certo dopo quasi 30 anni, si penso che questo salto tra scimpanzè e uomo possa essere avvenuto in Africa Occidentale, c’è chi sostiene nella zona dei Grandi Laghi e chi in zone rurali del Cameroon.

Non tutti sanno che a posteriori si è riusciti ad individuare il virus HIV per la prima volta a Kinshasa (ex Leopoldville, oggi Repubblica Democratica del Congo) trent’anni dopo il prelievo in un uomo che aveva sviluppato degli anticorpi al ceppo HIV1 del virus HIV e nell’anno seguente sempre nella stessa città lo stesso ceppo del virus venne isolato in un campione dei tessuti dei linfonodi di una donna.

Come molti di noi sanno, il contagio  avviene principalmente tramite lo scambio di liquidi corporei e quindi si è sempre ricollegato il passaggio di specie a casi nei quali i primi soggetti umani coinvolti fossero stati morsi o abbiano avuto rapporti sessuali con gli animali contagiati.

Esistono comunque prove che uomini coinvolti in Africa in momenti di caccia alle scimmie o nella commercializzazione delle loro pelli siano stati contagiati dalla SIV, ma pochi di questi passaggi infezioni causarono epidemie nell’uomo (tutte quelle avvenute sono comparse tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX secolo).

Ad oggi comunque non esiste una causa certa che possa spiegare l’esatto passaggio da animale a uomo che ha poi comportato la pandemia in tutto il globo. Si dice infatti che una della cause plausibili potrebbe essere collegata alla produzione del vaccino orale della antipollio.

Tra il 1957 e il 1960 infatti si sperimentarono nuovi vaccini prodotti localmente nei tessuti dei reni degli scimpanzé, specie possibilmente portatrice del ceppo animale del virus HIV (solitamente invece si usavano per questa produzione i machaci) che oltre a filtrare il virus inattivato della pollio potrebbe aver passato anche altri virus animali, come era successo per esempio con l’SV40 negli Stati Uniti.

Gli scienziati hanno definito questa ipotesi plausibile anche se non è certa ma da quel momento in poi si è cominciato ad mettere più attenzione nell’utilizzo di vaccini derivati da animali.

Ma se il virus è nato e sviluppato nel continente africano più di sessantanni fa, come ha fatto a raggiungere gli Stati Uniti, primo paese occidentale ad incontrare l’HIV?

Bisogna sapere che la storia della diffusione del virus e della sua pandemia si divide in tre fasi .

La prima che ha riguardato appunto il continente africano, vide spartirsi i due ceppi del virus in alcune aree del continente, il ceppo HIV2, più simile alla SIV in alcune aree dell’ Africa Occidentale ed il ceppo HIV1 alcune zone centro-equatoriali.

Questa prima fase della contagio di massa da parte dell’HIV/AIDS continuò cominciando a colpire sempre nello stesso continente alcune aree più urbane come Kinshasa, sotto forma di una slim desease (traducibile in italiano come “male sottile”), patologia che gradualmente senza spiegazione consumava il malato fino alla morte.

Si arrivò alla conclusione che i contagi tra i vari individui avvenivano primcipalmente tramite  rapporti sessuali (in maggioranza eterosessuali) che coinvolsero i primi casi poi diagnosticati a posteriori in Europa (Arvid Noe e Grethe Rask) e Stati Uniti (Robert R.) tutti deceduti prima del 1969.

E’ il turismo sessuale degli MSM (uomini che hanno rapporti sessuali con uomini) verso l’isola di Haiti, strettamente legata per via dei numerosi migranti all’Africa negli anni ’70 che da al virus una tra le tante, ma la più plausibile, opportunità di raggiungere in maniera consistente gli Stati Uniti, dando vita così alla seconda fase.

Quattro anni dopo la scomparsa effettiva di una delle malattie più gravi della storia, il vaiolo nel 1977, ebbe cosi comparsa una nuova patologia che cominciò a colpire indiscriminatamente tutto il globo creando migliaia di vittime a partire dal 1981.

Il mondo non era sicuramente pronto alla diffusione di questo nuovo virus e cominciò ad arrivare alle cronache internazionali dopo l’aumento dei casi anche per colpa delle trasfusioni di sangue fatte agli emofiliaci, rendendo cosi pericoloso anche una procedura sanitaria che avrebbe dovuto salvare la vita ai pazienti malati, creando così scompiglio e rendendo cosi la percezione di contagio anche in persone che fino a quel momento non si sentivano coinvolte.

La terza fase del virus fu quella legata al contagio “parenterale, in questo caso all’aumento dei contagi tramite l’utilizzo di siringe in comune per iniettarsi droghe in vena tra i tossicodipendenti rendendo la diffusione del virus HIV una e vera e propria pandemia internazionale.

L’esistenza dell’Aids e dell’HIV è stata per anni poi connessa al mondo omosessuale da sempre considerato da tutti più libertino dal punto di vista delle pratiche sessuali e dove, all’epoca, l’utilizzo del preservativo non era così sviluppato (nei rapporti eterosessuali il condom veniva utilizzato in modo maggiore, ma più che altro all’epoca più per evitare gravidanze che per motivi legati alla salute sessuale).

L’AIDS colpì poi personaggi famosi, la maggior parte omosessuali, come il famosissimo cantante americano Freddie Mercury e l’artista visivo Keith Haring, il ballerino russo Nureyev rendendo nel pubblico di massa questo binomio inossidabile.

Oggi l’HIV e l’AIDS non sono ancora scomparse e per questo motivo non bisogna abbassare la guardia.

L'aids e la sua diffusione nel mondo

Nel nostro paese esistono ancora tante persone che vivono con l’HIV e molte ancora non lo sanno e per questo motivo non si può dare un dato certo  ma si conta che ogni anno  in Italia circa 4.000 scoprono di vivere con il virus nel sangue (dati del Centro Operativo AIDS – Istituto Superiore di Sanità).

Casi di contagio da HIV: l'AIDS e la sua storiaLa scienza ha permesso dei grandi progressi da questo punto di vista, e nonostante l’alta mortalità in Africa per l’AIDS per colpa degli alti costi dei medicinali che tengono sotto controllo l’HIV, le morti connesse a questa patologia sono drasticamente diminuite (passando dal 100% del 1984 al tasso più basso del mondo, quello italiano del 5,7%)
Questo è stato possibile grazie alla realizzazione di combinazioni di medicinali che vengono assunti dalle persone sieropositive giornalmente che tengono sotto controllo i valori di HIV nel sangue, evitando cosi la trasformazione del virus in AIDS, colpendo cosi il sistema immunitario.

Per questo motivo è importante conoscere il proprio stato sierologico e periodicamente testarsi per conoscere se si è entrati a contatto con l’HIV.

Esistono tante persone che pensano di non aver vissuto momenti rischiosi da questo punto di vista e lo scoprono tardi (queste persone sieropositive vengono chiamate in gergo tecnino late presenters), ciò non vuol dire che sempre questa situazione comporta la trasformazione del virus in AIDS ma è importante ed essenziale conoscere la propria salute sessuale e le situazioni che possono portare a possibili contagi.
Per questo motivo è essenziale parlare di HIV e di AIDS tutti i giorni, senza paura e pudori, perché sono argomenti che riguardano tutti e tutte e come diceva un famoso spot “prevenire è meglio che curare”.

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