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Al via il primo Pride a Tirana

L'Albania celebra il suo primo pride: ecco il Tirana Pride 2014

L'Albania celebra il suo primo pride: ecco il Tirana Pride 2014I riflettori di tutto il mondo delle associazioni LGBT e delle organizzazioni internazionale, governative e non governative, saranno puntati il 17 maggio, giornata contro l’omofobia, su Tirana dove, a detta della comunità Lgbt albanese, si terrà il primo Pride ufficiale e pubblico. Lo ha confermato Altin Hazizaj, rappresentante di Lgbt Pink Embassy/LGBT Pro Albania, associazione per i diritti delle persone Lgbt, con determinazione e chiarezza: “il 17 maggio sarà un giorno speciale – ha commentato con orgoglio – la bandiera LGBT sarà issata per la prima volta a Tirana”.

La decisione ha destato, come era prevedibile, in un Paese dove la maggioranza religiosa è di fede musulmana, le opposizioni dei rappresentanti delle varie religioni e del mondo politico istituzionale. Tra i primi a essere più perentori sono stati un rappresentante islamico, che ha definito l’omosessualità una minaccia, e un rappresentante della Chiesa Cattolica, che ha licenziato l’omosessualità come fenomeno “contro l’ordine naturale e la morale della società”.

A destare più preoccupazione da parte delle organizzazioni internazionali per i diritti umani, l’ONU, l’Unione Europea, il Parlamento europeo sono state le dichiarazioni del viceministro alla difesa del governo di centrodestra di Sali Ram Berisha, Ekrem Spahiu, che ha avuto modo di rilasciare un intervento sul quotidiano nazionale, Gazeta Shqiptare, dove ha detto di attendere con le manganellate la grande mobilitazione del Pride, riaffermando quanto da lui sostenuto con le seguenti parole, lapidarie quanto violente, temendo di non essersi ben spiegato: “lo ripeterò: bisogna picchiarli con un manganello”. Le affermazioni, deliranti quanto gravi, del viceministro sono state, poi, riprese e confermate in un comunicato stampa del partito, di cui lui stesso è leader, Partia Lëvizja e Legalitetit, ossia Partito Movimento per la Legalità, di tendenze di destra e monarchiche, parte della maggioranza che sostiene il governo di Berisha, definendo l’omosessualità come “una deviazione sessuale, un vizio, una sfortuna e una maledizione che non può essere tollerata”.

Decisa e subitanea la risposta dell’intergruppo europeo sui diritti Lgbt e di diversi europarlamentari, tra cui Ulrike Lunacek e Sirpa Pietikäinen, in cui si e ricordato all’Albania di aver firmato e sottoscritto diversi trattati internazionali che tutelano i diritti umani, tra cui quelli di libertà di orientamento, identità di genere e sessuali. Fortunatamente la reazione del difensore civico per i diritti umani in Albania, Igli Totozani, non si è fatta attendere, tanto da aver considerato le affermazioni del viceministro come offensive e un invito all’odio e alla violenza, tali da divenire fattispecie di reato. Berisha ha tentato di riparare al grave danno di immagine internazionale per l’Albania, temendo la reazione dell’UE, verso cui sta cercando di promuoversi come paese pronto per aderire alla comunità, dicendo che Tirana è una città della tolleranza e che il governo assicurerà tutte le libertà civili, incluso quello di manifestazione, definendo l’omosessualità un “orientamento sessuale antico” esistente aldilà di ogni credenza religiosa.

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