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Arcigay a Brugnaro: Niente Pride a Venezia? Lo vedremo!

Bruxelles si prepara al Gay Pride 2013

Che il sindaco di Venezia si reputi in grado di stabilire ciò che è kitsch è un paradosso che, se non avesse dei risvolti  seri, metterebbe quasi ilarità”: Flavio Romani, presidente di Arcigay, commenta le dichiarazioni del sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, che ha escluso la possibilità di un Pride nella Serenissima. “Venezia – spiega Romani – è da settimane sulle prima pagine dei giornali di tutto il mondo, che non ne celebrano però le bellezze, bensì ne raccontano l’impresentabile primo cittadino.

Dal Brasile agli Stati Uniti, dalla Francia all’Inghilterra si sta diffondendo lo sbigottimento per il sindaco “bifolco” e per i suoi provvedimenti surreali. E  d’altronde è lo stesso Brugnaro a fornire in questo senso prove schiaccianti con cadenza quasi quotidiana, al punto che gli osservatori (italiani e non) già parlano del danno che il sindaco sta procurando all’immagine della città. Mai un commento simile si era sollevato su Venezia in occasione dei Pride che già due volte si sono tenuti nella città lagunare. Anzi, in quelle occasioni Venezia ha potuto sommare alla sua bellezza l’orgoglio di sostenere un’idea di Paese più civile. Chi fa sfigurare Venezia, quindi, non è certo il Pride ma lo sproloquio inadeguato e scostumato del suo sindaco.

Che, tra le altre cose, vive nel delirio di sentirsi il doge dell’antica repubblica marinara, visto che si intesta il potere di decidere se liberi cittadini e cittadine possano manifestare  pacificamente per i propri diritti, come previsto dalla Costituzione. Il sindaco può mettersi l’anima in pace: se le associazioni del Veneto decideranno di organizzare un Pride a Venezia, il Pride si farà. Brugnaro potrà al massimo decidere se venire in corteo oppure no. Coi suoi amici gay e pure con le mogli, visto che, come noi sosteniamo da sempre, anche nell’esperienza del sindaco la famiglia si coniuga al plurale, non ne esiste una sola.

E infatti sono proprio quelli come Brugnaro a dimostrarci che la famiglia, quella al singolare, è solo un modestissimo artificio retorico, che non regge alla prima prova dei fatti.

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