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Claudio Marchese: un esteta della letteratura

Nasce come filosofo, si professa dannunziano e ama molto Dante.  E’ Claudio Marchese, uno scrittore di poesia e di prosa. Ultimamente scrive con il compagno Riccardo Di Salvo, scrittore e animatore culturale, e accompagna le sue opere con la capacità immaginifica della fotografia.  Lo abbiamo intervistato, partendo dalla sua esperienza culturale, prima come filosofo poi come lirico.

Poeta trasgressivo in quanto “racconti l’aspetto più bello della vita: l’erotismo”. Che cosa significa “erotismo” e come si traspone in poesia, in liricità?

L’erotismo è il sale e il miele della vita. In poesia tutto si sublima. Diventa visione come avviene per i mistici. Eros mi accompagna per tutto il giorno ed è un lato inscindibile da me. Per esempio faccio poesia mentre cammino per le strade, mentre precedo nei labirinti del piacere, oppure nel fiume della notte tenebrosa. Oggi, per esempio, ho scritto mentalmente una pagina di poesia mentre guardavo il cielo aprirsi dal gelido mantello dell’ inverno. Tutto questo può definirsi come insieme di chimere che offrono una visione da cui nasce la poesia.

Come ti definisci come poeta, sia nello stile, sia nel contenuto? Parlano di te come poeta dionisiaco, poeta dei piaceri …

Innumerevoli sono le mie pubblicazioni. Nel ’78 inizio la collaborazione con Sipario. Il mio primo pezzo è sul Teatro della post avanguardia, che allora era irruento. Poi collaboro con la Shakespeare and Co, una casa editrice nota tra gli anni ’70 e ’80. Ho lavorato come filosofo. Praticavo una scrittura lirica e non poetica. Ho amato da subito Nietzsche mentre non amo le scritture cartesiane. Potrei definirmi essere stato un poeta latente anche in questa militanza filosofica. Sono certamente dionisiaco. Il lato oscuro, tellurico è il centro del mio essere. Come tutti i dionisiaci sono affascinato dall’incandescenza del sole. Adoro il fuoco, l’energia del sole che si consuma prima di carbonizzarsi e tornare nel ciclo della vita.

Bel tenebroso: è la tua prima opera poetica. E’ interessante spiegare il significato del titolo.

Bel tenebroso è storia di un uomo innamorato della notte, contro la logica del lavoro, del giorno, del quotidiano, degli impegni. È un uomo affascinato dalla notte. Brucia con il candore di un bambino. E’ un uomo che realizza l’amore da vero bohemien. E’ un uomo che investe nel ritmo delle ore. Esiste in lui uno scambio del giorno con la notte.


Scrivi anche di prosa:
Gioielli carnali e Fiori nel fango sono le tue opere. Di cosa tratta e quali sono i messaggi?

Gioielli carnali inaugura la fase attuale della mia produzione in Italia avvenuta nel 2003. E’ il primo libro di narrativa scritto con Riccardo Di Salvo: collaborazione non effimera. Una storia duratura. E’ stata per me come un’epifania, nella sua reticenza e nel suo candore. Riccardo incarna un mondo che io non conoscevo. E’ l’angelo radioso. Io sono più tellurico, mentre lui è più aereo. Il titolo è metaforico e sta a indicare una sorta di celebrazione della festa del sesso in ogni suo splendore. Il corpo diventa un feticcio, come un gioiello.

Quali riferimenti letterari possiamo trovare nella tua produzione?

Le mie origini letterarie sono più lontane rispetto a Penna e a Pasolini. Io sono più dannunziano e più visionario. Amo molto anche Baudelaire che considero il padre della letteratura moderna, il Dante della modernità. Bisogna dire che Pasolini e Penna non hanno nascosto un debito verso i poeti maledetti. Questa maledizione è stata pagata nella scrittura e nella vita.

Corpi di brace e Cavalli alati: la fotografia diventa poesia e la poesia si esprime nelle immagini. Nel secondo romanzo la mitologia greca è un riferimento che sfocia nella figura di Pegaso: perché cavalli alati e a quale genere di opere sono ascrivibili?

Ci si domanda la scrittura è immagine? La poesia è immaginifica. E’ luminosa e solare ma è fatta anche di un fondo notturno, tenebroso. L’immagine è la fonte da cui scaturisce la parola stessa. Ho avuto diverse collaborazioni con fotografi nel produrre queste opere e questa è stata un’idea di Riccardo Di Salvo. Ne è derivata una produzione come lavoro di sinergie tra scrittura e filosofia di vita.

E’ importante l’estetica nella forma? Estetica è anche etica, quindi messaggio letterario?

Si è un messaggio. È un messaggio quello di vivere la vita senza paura, senza inibizioni, sensi di peccato e di colpa. L’estetica diviene invito al valore della vita come esistenza terrena, fruibile finché dura, sapendo che non è eterna. Corpi di brace sta indicare come titolo il fatto che noi bruciamo su questa terra, non nell’aldilà. Non sappiamo come finiremo, se all’inferno o ai Campi Elisi. Il nostro passaggio dobbiamo godercelo perché dura poco.

Prossime pubblicazioni?

Per ora nessuna pubblicazione in prospettiva. Ho solo completato un libro di poesie scritto a sei mani con Riccardo e Luisa Amantia. Si intitola “Anime inquiete” edizioni Kalon Glbte, ed è uscito in questi giorni. La raccolta ruota attorno al tema erotico e mistico dell’anima come volo. E’ un soffio dal corpo, è un corpo che diventa esso stesso metamorfosi. Noi siamo anime inquiete prese da un volo vorticoso. Nell’opera ho mescolato Dioniso e Santa Teresa d’Avila, una grande mistica.

Che cosa la letteratura può offrire alla cultura e all’identità omosessuale?

C’è un aspetto etico della letteratura. La mia estetica diventa etica quando esiste un messaggio di liberazione. Il messaggio è: non arrabbiatevi, non fatevi problemi. Non scrivo per il mondo omosessuale, ma per tutti gli uomini di buona volontà. Io non sono gay, ma un artista. So essere Venere celeste ma anche Venere terrestre. Sono amato dai mistici, dagli scopatori, dagli uomini di buona volontà. Dal punto di vista biografico riesco a scrivere con Riccardo Di Salvo perché lo amo. Esiste un sodalizio artistico e di amore. Lui è come Beatrice che mi fa andare, procedere.

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