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Diego Passoni: intervista tra radio, televisione e propositi

Intervista a Diego Passoni

Diego Passoni è ormai un’immagine presente in diverse trasmissioni, talk show e talent show: nasce come ballerino, viene ingaggiato dalla televisione per, poi, approdare sull’ormai mitica e intramontabile Radio Deejay in un inscindibile connubio, che sembra imperituro, con La Pina.

Diego Passoni lavorato come veejay per gay.tv, giungendo a fare dei temi dei diritti delle persone lgbt parti importanti delal sua comunicazione radiofonica e televisiva. Diego esorta ricordando un precedente storico a diventare “cittadini attivi non quando si trattano i nostri interessi più stretti”: “alla marcia su Washington per i diritti dei neri – ha affermato Diego – c’erano anche molti bianchi, per esempio”. Lo abbiamo intervistato. 

diego passoniChi è Diego Passoni: come nasce, quali le sue passioni, quali le prospettive, lavorative, umane, sociali e culturali?

Sono uno che a 6 anni sognava di condurre Sanremo, che crescendo ha imparato a tener testo ad un super io egotico e curioso, che ha cercato di far conciliare una personalitaà che voleva avere il peso intellettuale di Maria Gaetana Agnesi, e l’altra, che pensa di essere Jennifer Lopez

Diego, nasci come ballerino, formandoti in Francia, e iniziando la tua attività ingaggiato dalla televisione in compagnia con Alexia, Billy More per Festivalbar e Super: che cosa ha significato per te questo iniziò e quale è stato, quale è tutt’ora, il rapporto con questa disciplina artistico performativa?

Fare il ballerino è stata un’esperienza indimenticabile, attraverso cui ho messo il naso in tv senza disturbare, cercando di imparare, e godendomi da dentro, la magia di u n mezzo che mi ha incantato e tenuto compagnia da sempre. Ballare è una continua guarigione dello spirito attraverso il corpo, ma il mio talento e le doti fisiche, in questo campo sono sempre state scarsine.

Diego Passoni: l'intervistaHai lavorato come veejay per il canale  gay.tv: una fase importante nella tua carriera professionale in un canale a tematica. Com’è iniziata questa esperienza, come l’hai affrontata e vissuta  e cosa ha significato nella tua attività professionale e umana?

Gay tv è stato un  indimenticabile corso intensivo di televisione, con le dirette tutti i giorni, i programmi girati in esterna, i giochi; un pool di giovani ambiziosi con la voglia di lavorare. Dai tecnici agli autori. Ci siamo divertiti moltissimo e fatti un mazzo quadro.  Io ho imparato che cosa sia questo mestiere.

Dalla televisione il salto in radio: approdi su Radio Deejay con Pinocchio, condotto con La Pina, un interessante duo che ancora oggi segna fortemente la storia della radio contemporanea. Cosa ha voluto e cosa vuole significare lavorare in un duetto e, infine, come ti sei rapportato con la tua collega?

Tra La Pina e me c’è stata l’intesa, poi l’amicizia, e anche la convivenza. Oggi posso dire che è l’incontro più fortunato della mia vita, che mi ha regalato, nei rapporti umani, moltissimi tesori. Con lei c’è stata la possibilità di crescere, condividere, confrontarsi e imparare, perché lo abbiamo voluto entrambi. Non c’e’ più solo gratitudine, amicizia, simpatia o feeling, c’è l’amore della famiglia.

Quali messaggi veicoli e vuoi esprimere attraverso la tua attività?  

Siccome “la pace nel mondo” e “un milione di posti di lavoro” sono frasi già dette, non mi resta che la lotta al capello crespo! A parte le battute,  quando vuoi fare questo mestiere metti a nudo il tuo bisogno di esserci, condividere, essere amato. Quando trovi la forma di espressione che ti appartiene, incanali lì le tue energie e il risultato lo giudica il pubblico. Io so che il mio lavoro ha senso fintanto che c’e’, la sera, qualcuno da “riaccompagnare a casa” dal lavoro, o in generale fintanto che l’intrattenimento possa servire per combattere la solitudine e la paura di non farcela.

Con la Pina prosegue il rapporto e il sodalizio radiofonico: nel 2010 vi vediamo ancora insieme con Nientology su Deejay Tv, poi come opinionisti nel reality show Uman – Take control: un rapporto non solo professionale destinato a evolvere o a trasformarsi in qualcosa di nuovo?

Ora che La Pina si è sposata combattiamo perché possa farlo anche io. E chi come me in questo Paese conta solo quando deve pargare le tasse.

diego passoni lato cCome hai affrontato i temi LGBT tramite la comunicazione nella tua lunga attività di conduttore e opinionista, ricordando a proposito diversi tuoi interventi per la trasmissione Mistero su Italia1 dedicati ai santi e alla storia gay, affrontando la figura di San Sebastiano, icona nel la cultura LGBT?  

I temi LGTB sono legati a diritti espandibili anche ad altre “minoranze” non riconosciute: il diritto all’autodeterminazione, alle pari opportunità, alle unioni, io le difendo come difendo il diritto allo ius soli, o quello dei disabili di vedere abbattute le barriere architettoniche, il diritto al testamento biologico, o di quello della fecondazione eterologa. Il mio lavoro mi pone l’obbligo di dar voce, attraverso il microfono che ho davanti, a chi non è ascoltato. Cerco sempre di farlo, nel mio piccolo, perché sono tutti diritti che mi riguardano. Alla marcia su Washington per i diritti dei neri, c’erano anche molti bianchi, per esempio. Dovremmo essere cittadini attivi non solo quando si trattano i nostri interessi più stretti.

Che cosa occorre secondo te attenderai dal mondo politico in materia di diritti Lgbt, e come la società italiana, che tu conosci bene dato che ti confronti spesso attraverso le tue trasmissioni,  è cambiata in merito, se è cambiata culturalmente, soprattutto in quelle nuove generazioni che tu spesso hai presentato?

La gente è più che pronta a quelli che per la politica sembrano ancora cambiamenti lontani da venire.  Forse dovremmo cambiare modo di rivendicare.

Diego è fidanzato e si sposerebbe quel giorno in cui ci sarà anche in Italia il diritto riconosciuto al matrimonio?

Sono fidanzato con un uomo che mi ama e mi rende felice, e vorrei sposarmi, certo! Sogno una carta “generica” di mutuo sostegno che si possa ritirare in comune e far autenticare da un notaio. Dite che non si possa fare? Non aspetto certo il beneplacito.

 

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