Diventare Angela Davis: ritratti evocano l’attivista nel tempo e nello spazio

25 Maggio 2026

Diventare Angela Davis: ritratti evocano l'attivista nel tempo e nello spazio

Due ritratti fotografici attualmente esposti separatamente in due delle principali mostre dei musei di New York rendono omaggio all’immagine iconica dell’attivista e intellettuale nera Angela Davis.

Uno è fotografato in modo spontaneo; l’altro è studiato. Entrambi i pezzi sono senza titolo e appartengono a serie tematiche dei loro creatori. Eppure, con una coincidenza quasi incredibile, considerato che sono stati realizzati a distanza di decenni e di continenti, evocano l’immagine di Davis non solo nel senso generale, ma specificamente come appariva in poster progettati e diffusi circa nel 1971 per sostenere la venticinquenne all’epoca coinvolta in un processo penale ampiamente pubblicizzato che si concluse con la sua piena assoluzione nel 1972. Ciò che colpiva di più della sua fisionomia era la chioma di capelli naturali, noto a livello internazionale come “The Afro.”

Poster “Free Angela”, originali dei quali sono ora preziosi reperti da collezione, e altra copertura mediatica, hanno avuto un ruolo decisivo nel rendere Davis una figura riconosciuta a livello internazionale della politica radicale per decenni a venire.

Contemporaneamente all’ascesa di Davis a una figura di rilievo, le forze armate statunitensi avevano una presenza significativa a Okinawa, in Giappone, che occupava per 27 anni, dal 1945 al 1972. La diffusa opposizione all’occupazione formale portò a proteste e a una tensione continua sull’isola. La fotografa Okinawa Mao Ishikawa, all’inizio degli anni ’20 all’epoca, si propone di documentare la presenza militare, ma invece trovò il suo soggetto in una comunità unica incontrata mentre lavorava in un bar frequentato da soldati statunitensi. Giovani donne giapponesi come lei, impiegate come bariste, si mescolavano in modo amichevole e intimo con i clienti americani della loro età, molti dei quali erano neri, rompendo le tensioni circostanti.

Con la rassicurante confidenza di un insider riflessa sui volti e sulle pose dei suoi soggetti, Ishikawa fotografò le sue amiche, colleghe e frequentatori, creando la serie “Red Flower (Akabanaa), 1975-77”. Un’immagine di quella serie, ora in mostra alla Whitney Museum Biennial 2026, ritrae una giovane donna con capelli afro in stile che richiama Angela Davis. Indossa un top a laccetto il cui motivo geometrico richiama i disegni che Davis era spesso ritratta a indossare. Ciò che il ritratto comunica fortemente è che non solo lo stile di Davis viaggiava, ma anche la sua politica di resistenza.

Ma, mentre l’Afro di Angela Davis è entrato nella cultura popolare come una caratteristica tutta sua, è fondamentale ricordare che era un’espressione collettiva di orgoglio razziale da parte di donne e uomini afroamericani attivata dai movimenti per i diritti civili e per il Black Power degli anni ’60 e ’70.

Ishikawa’s series makes this point in another portrait (not included in the Biennial exhibition) of a young Black American man leaning against a jukebox on the wall above which is an artwork of a Black woman head held high with a full, round Afro framing her face.

Italian:

“La serie di Ishikawa amplia questa tesi anche in un altro ritratto (non incluso nella mostra della Biennale) di un giovane uomo nero americano appoggiato a una jukebox, sulla parete della quale si trova un’opera di una testa di donna nera eretta, con un Afro pieno e rotondo che incornicia il volto.”

Le posizioni razzializzate e di genere delle donne Okinawane e degli uomini afroamericani nelle loro rispettive società tracciavano linee di solidarietà oltre le tensioni sociali e politiche che li circondavano, con l’estetica di Davis come espressione esterna della loro affinità.

In programma come parte delle attività pubbliche della Whitney Biennial, domenica 31 maggio, un panel di critici e curatori discuterà di questa serie in un tavolo rotondo intitolato, “Considerare Ishikawa: una Conversazione.”

Se il ritratto di Ishikawa è candido, realizzato all’inizio degli anni ’70 nel contesto della frenesia dell’occupazione militare statunitense in Giappone, il ritratto ispirato a Davis realizzato dal fotografo nigeriano di origini cameronesi Samuel Fosso è stato prodotto in studio. In effetti, si tratta di un autoritratto dell’artista stesso, creato come parte di una delle sue serie più acclamate, “African Spirits” (2008), in cui si ritrae nei panni di figure attiviste storiche provenienti dalla diaspora africana, tra cui Kwame Nkrumah, Malcolm X e Martin Luther King, Jr. Davis è l’unica icona femminile nella serie.

Per ritrarre Davis, Fosso indossa una parrucca Afro, una camicetta con motivo geometrico, occhiali dalla montatura ampia con lenti colorate, orecchini a cerchio e un trucco leggero. Il ritratto è attualmente esposto come parte della mostra del Museum of Modern Art, “Ideas of Africa: Portraiture and Political Imagination.”

“Untitled,” from the series, “African Spirits,” 2008.

La metamorfosi di Fosso di Angela Davis come appariva nel periodo del 1972 è un richiamo sia a una storia politica sia a una storia personale. Quell’anno Fosso, allora dieci anni, visse una propria inquietudine, dovendo fuggire dalla Nigeria in seguito a una guerra civile, per andare a vivere con un zio nella Repubblica Centrafricana, dove iniziò a realizzare autoritratti da inviare ai familiari che aveva lasciato.

Mentre la serie “African Spirits” rende omaggio a figure della diaspora come Davis, che Fosso incarna nelle sue messe in scena, lui non le nomina. Non solo perché ciascuna è così iconica da essere immediatamente identificabile, ma perché in ultima analisi è l’inserimento di se stesso nella loro rappresentazione a essere più significativo.

«Per me c’è questa sensazione di riconoscimento», afferma la pittrice visiva togolese-italiana Silvia Rosi in un commento preregistrato per la mostra. «Inoltre, la sua stessa presenza ci fa chiedere cosa significhi incarnare queste figure».

Idee dell’Africa: ritratto e immaginazione politica | Museum of Modern Art | fino al 25 Luglio | Whitney Biennial 2026 | Whitney Museum of American Art | fino al 23 Agosto

Il dottor Nicholas Boston, Ph.D., è professore di sociologia dei media al Lehman College della City University of New York (CUNY). Seguitelo su Twitter @DrNickBoston e su Instagram @Nick_Boston_in_New York

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