Doppie discriminazioni LGBT: i servizi utili in Italia

DisabiliLa comunità LGBT come tutte le minoranze soffre di minority stress, cioè tutta una serie di patologie psicologiche e comportamentali legate al fatto di appartenere ad una parte della società che subisce pregiudizi e discriminazioni. Ma la stessa comunità omosessuale e transessuale ha imparato da questa esperienza negativa ad essere più accogliente alle ulteriori diversità dei propri membri? Sembra che sempre più spesso questa domanda se la stiano ponendo molti attivisti LGBT a livello internazionale, creando così modalità di socializzazione, conoscenza e formazione sulle tematiche che riguardano le persone che appartengono ad una doppia minoranza. Per molti non è facile accettare la propria omosessualità, se poi questa viene accompagnato ad altre soggettività che rendono l’individuo portatore di altre identità che nella nostra società vengono ancora percepite come problematiche o discriminanti, le cose si complicano.

Ad esempio essere gay, lesbiche, bisessuali o transgender e avere una qualsiasi tipo di disabilità non è di certo una cosa semplice. E’ diritto di tutti però amare e divertirsi. E’ per questo motivo che se una persona con disabilità in questo caso fisica in carrozzina volesse entrare in alcuni locali gay, purtroppo non sarebbe ancora oggi raro poter osservare negli occhi dei presenti un certo senso di sorpresa, come se una carrozzina potesse limitare nelle persone la voglia di divertimento. E se un uomo gay (in questo caso parlo al maschile perché luoghi del genere non sono ancora molto sviluppati per le donne lesbiche) volesse entrare in darkroom con una carrozzina, quante probabilità avrebbe di non rimanere incastrato al buio da qualche parte o di non passare proprio tra gli angusti spazi? Ultimamente gli stessi omosessuali e transessuali sembrano avere un sempre maggior interesse verso queste tematiche a livello internazionale. E’ del 2007 la ricerca Abili di cuore” condotta da Raffaele Lelleri e Priscilla Berardi che si occupa di analizzare nel nostro paese la situazione delle persone LGBT con disabilità fisica e che riscontra tra i principali problemi il rischio di esclusione sociale e ricreativa di questi soggetti dai luoghi ricreativi frequentati dalla comunità omosessuale e transessuale. Questo lavoro è uno dei primi ad utilizzare in Italia anche il nuovo termine “omodisabile”, che descrive appunto una persona appartenente contemporaneamente all’identità disabile e omosessuale.
I nomi dei due ricercatori compaiono anche tra gli ideatori di un documentario del 2012 dal titolo “Sesso, amore e disabilità” girato da Adriano Silanus che in parte tratta questa tematica all’interno di un argomento più ampio che è quello del diritto alla sessualità delle persone disabili fisicamente.

Prova della crescente attenzione verso la possibile disabilità delle persone LGBT è anche la sempre più importante presenza dei traduttori nella lingua dei segni LIS durante i discorsi di conclusione dei pride. Sicuramente una delle possibili problematiche che coinvolgono questo sottogruppo della comunità omo-transessuale è la possibile solitudine, che si connette direttamente al più grande rischio di un altro sottogruppo, quello delle persone LGBT over 60.

Chi appartiene a questa fascia di età, spesso si sente discriminato e discriminata a partecipare a momenti di socializzazione spesso costruiti ad immagine e somiglianza di un pubblico giovane e atletico. Oltre a non sentirsi rappresentati dal mondo del clubbing, chi appartiene a questo sottogruppo spesso ha paura e preoccupazioni riguardanti il proprio futuro in solitudine, questo soprattutto in paesi come l’Italia dove ancora non esistono leggi che permettono ufficialmente di riconoscere le unioni LGBT e che rendono così precarie le relazioni, i diritti economici e di successione e le possibilità di crearsi legalmente una famiglia con figli e figlie, che possano essere di aiuto nei momenti più difficili dell’invecchiamento. A livello internazionale tanto si sta facendo e si stanno creando tante possibili idee per coinvolgere questa fascia della popolazione che grazie alla sempre maggiore visibilità delle persone LGBT, sta crescendo.

In paesi come la Germania si sono create, a volte discutibili, case di riposo dedicate solo alle persone omosessuali e transessuali, mentre negli USA è stata creato un grande ente che si occupa principalmente di questa tematica, SAGE (in inglese “saggio”).

Nel nostro paese esistono gruppi nascenti come quello di Torino “Lamda 3” o la rete emiliana Over55 LBT che vede come capofila Arcigay Modena.

Altre problematiche legate alla discriminazione all’interno del mondo LGBT sono quelle legate alle persone LGBT sieropositive. Problema internazionale, chi vive questa doppia identità ancora oggi si porta dietro etichette e pregiudizi nati con l’epidemia a metà degli anni ’80 e che ancora oggi sono dettati dalla stupidità e dall’ignoranza all’interno dello stesso mondo LGBT. La mancanza di visibilità e di modelli di riferimento per chi si riscopre sieropositivo diventano quindi fatali per una possibile discriminazione, vivendo così sensi di colpa infiniti e la mancanza di voglia di compiere un nuovo coming out. In Italia esiste ormai da un anno una nuova associazione che si occupa principalmente delle tematiche legate alla discriminazione e al sostegno psicologico, culturale e di primo orientamento per persone LGBT sieropositive o che hanno avuto comportamenti sessuali a rischio.

plusIl nome della neonata onlus è PLUS che ha anche recentemente aperto un servizio di consulenza telefonica gratuita attiva il mercoledì e la domenica dalle 18 alle 22 al numero 800.586.992. Negli ultimi anni, con l’arrivo in entrata di forti flussi migratori, si è andando formando una grande ma invisibile comunità di migranti LGBT- A rischio di atti di razzismo (anche all’interno della stessa comunità omosessuale) e di omofobia (nella loro comunità etnica o nazionale di origine) queste persone spesso non posso vivere le loro identità con libertà.

Non tutti sanno però che gli immigrati transessuali, gay e lesbiche provenienti da alcuni determinati paesi dove essere LGBT è un reato o viene fortemente discriminato, possono chiedere lo stato di rifugiato. Di questo (assistenza burocratica e compilazione domanda in modo gratuito) e di fare accoglienza se ne stanno occupando sempre più realtà in Italia. Partendo dal sud Italia si trova lo sportello a Palermo “La migration” (tutte le domeniche, c/o Blow Up via Sant’Anna 18, Palermo), a Bologna ed Emilia Romagna “MigraBo’ LGBT” (su appuntamento migrabolgbt@gmail.com), a Modena si trova il referente nazionale del progetto Arcigay Migra (migra@arcigay.it), a Verona, (migrantilgbtverona@gmail.com) e Milano (Sportello I.O.).

Questa e altri sottogruppi all’interno del mondo LGBT esistono e nel tempo diventeranno sempre più numerose, facendo aumentare così i propri bisogni e le proprie richieste. Esistono a volte anche tante altre sotto-minoranze all’interno della comunità omosessuale possibilmente discriminate che però sarebbe impossibile qui elencarle tutte. Di lavoro di sensibilizzazione in Italia, ma non solo, ce né ancora da fare molto ma gradualmente si stanno creando nel nostro paese realtà che volontariamente mettono a disposizione il proprio tempo chi può essere a rischio di esclusione all’interno della “grande famiglia” omosessuale. La comunità LGBT purtroppo spesso rischia di essere ancora una volta legata all’immagine di realtà spesso molto legata al lato del divertimento e meno al sociale. Il problema di base è forse proprio di chi si occupa di comunicazione, non dando a volte il giusto spazio alle piccole realtà che si occupano di assistere e accogliere chi può avere più bisogno anche all’interno del mondo omosessuale e transessuale.

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