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EuroPride a Riga: un cammino difficile

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Le cifre non sono confortanti: Riga è in attesa, dopo Barcellona, Milano e Manchester di ospitare l’Euro Pride 2015, ma solo il 2,5% della popolazione ha espresso sostegno. Una settimana all’insegna dei diritti si aprirà sulla capitale lituana, dal 15 al 21 giugno, ma questo fatto non piace alla maggioranza dei lituani né, sembrerebbe, allo stesso vicesindaco di Riga, Andris Ameriks, che sulle pagine del Baltic Times ha rilasciato una dichiarazione in cui fa intendere, senza troppi giri di parole, che l’Euro Pride è una manifestazione «autoreferenziale”, e che tale mobilitazione non essendo «compresa dalla società” dovrebbe essere messa in discussione. Il Consiglio Comunale, però, non può attivare nessun tipo di provvedimento per vietare la manifestazione, nonostante le istituzioni più volte, in modo pretestuoso, abbiano paventato pericoli di violenze e di colluttazioni durante la parade.

«Gli organizzatori dovrebbero comprendere che la società lituana non è concorde» su Riga come città ospitante dell’Euro Pride, insiste il vicesindaco tentando, così, di dissuadere, tirandosi fuori da ogni responsabilità, il comitato a organizzare l’iniziativa europea. I numeri sembrano essere, comunque, truccati nel sondaggio pubblico e ufficiale presentato dalle autorità lituane: a essere favorevole è il 4% della popolazione, rimanendo, però, un 75% contrario o perplesso, quanto meno.

«Le persone hanno un’unica idea dell’EuroPride che è quella che i media e internet fa passare, dove si vedono solo corpi mezzi nudi che sfilano»asserisce Kaspars Zalitas, uno dei coordinatori del Pride.

Organizzare l’EuroPride a Riga risulta importante e fondamentale per la stessa comunità lgbt lituana, in quanto capitale di un paese in cui molti ostacoli e molta avversità vengono espressi nei confronti dei diritti e della dignità di gay, lesbische, bisessuali e transgender. “La paura di attacchi violenti – chiosa Kaspar – è un pretetsto dato che durante l’organizzazione dell’iniziativa ci sono stati contatti molto forti con le forze dell’ordine, nonché cooperazione».

Il problema risulta, quindi, di natura puramente culturale: «si dovrà cambiare il pensiero delle persone» conferma Kaspar, dando supporto a una scelta europea di sostegno alla comunità lgbt lituana, che si trova vittima di emarginazione, pregiudizi e discriminazioni, nella totale assenza di leggi che tutelino garanzie e diritti.

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