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Intervista a Francesca Biasetton, autrice di “Unique”

Francesca Biasetton intervista

Francesca Biasetton è autrice del Libro-Book: “UNIQUE. WHAT IT SAYS, HOW IT LOOKS”, il Canneto Editore: dove ci porta a scoprire l’arte della scrittura, attraverso suoi brevi testi e le immagini delle sue opere, in un vortice che ci conduce verso la ricerca del bello con l’asemic writing. Abbiamo intervistato Francesca, “calligrafa e illustratrice, spazia da un’espressività classica a una sperimentale, entrambe all’insegna di una creatività non banale, non ultima un’originale esplorazione estetica dell’asemic writing”.

 

Francesca che cosa è l’asemic writing?

Scrittura illeggibile, testo aperto, immagine astratta  he si fa arte, ponendo il fruitore in equilibrio tra leggere e guardare. Avendo seguito il percorso della calligrafia formale, studiando i modelli storici, ho vissuto l’asemic writing come uno sviluppo naturale attraverso cui mi sono liberata dalle forme codificate, del testo e, in un primo tempo, anche dai colori. Ho rotto le regole, ma solo dopo averle apprese.

Veniamo alla tua opera, nuova pubblicazione uscita per il Canneto editore, “Unique. What itsays, how it looks”: cosa ci attendiamo da questa pubblicazione?

Si tratta di un percorso ragionato e nel contempo emotivo attraverso il mio lavoro: una finestra sulle applicazioni contemporanee della calligrafia, sia commerciali che artistiche.

A chi è rivolta?

A chiunque sia interessato a immergersi nella bellezza, espressa nelle numerose declinazioni della scrittura a mano e del segno calligrafico.

Come è nata l’idea dell’opera?

Ho pensato che, in occasione della mia mostra, “Variazioni Biasetton”, presso Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura di Genova (dal 19 novembre all’8 dicembre) un volume come “Unique. What it says, how itlooks” riuscisse a trasmettere l’essenza della mia professione e della mia arte.

Chi è Francesca?

Francesca, un po’ artigiana, un po’ artista, si racconta attraverso le sue opere, più che attraverso le sue parole: “Unique” è in realtà un libro illustrato.

La calligrafia e l’arte visiva: quali connessioni e ponti ci sono?

La calligrafia come arte, coi suoi precisi linguaggi estetici, sviluppa una notevole forza, che fa riferimento al testo, anche allontanandosene, con segni che conservano la memoria delle lettere. Se in particolare si tratta di asemic writing, esso rientra a pieno titolo nell’arte visiva.

Esiste una poetica e un’estetica della calligrafia come forma di espressione visiva?

Senz’altro, altrimenti la calligrafia non sarebbe arte.

Come si inserisce in tutto questo e nell’opera la tua ricerca del bello?

Nell’abbandono sapiente delle forme codificate, pur trattenendone memoria; nella ricerca sul segno, sul gesto; nell’equilibrio con ritmo, con il ritmo, essenziale all’arte della scrittura. Roland Barthes giudicò il ritmo essenziale nell’arte della scrittura illeggibile: “Occorre ripetere – a tal punto si tratta di qualcosa di inatteso – quel che è già stato indicato: cioè che a far sorgere congiuntamente la scrittura e l’arte è stato il ritmo, il tracciato regolare, la pura punteggiatura di incisioni in-significanti e ripetute: i segni (vuoti) erano dei ritmi, non delle forme. L’astratto è all’origine del grafismo, la scrittura è all’origine dell’arte”.

Esiste spazio per la bellezza nella nostra contemporaneità?

Sì, è uno spazio che a volte dobbiamo ritrovare, e difendere dall’omologazione.

Perché leggere “Unique. What it says, how it looks”, soprattutto rivolgendoci a un pubblicoLgbt, il nostro pubblico lettore come webzine?

Per la sensibilità e l’attenzione nei confronti del bello che appartiene all’interiorità e alla realtà.

 

Crediti fotografici: Silvia Ambrosi

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