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Chiama frocio un alunno: insegnante licenziato in Svezia

Fronteggiare il bullismo e l’omofobia nelle scuole in Svezia è un impegno forte che trova sempre risposte immediate difronte a offese, verbali o fisiche, nei riguardi di studenti o di insegnanti: non sono solo parole e meri proponimenti senza conseguenze alcune, nella migliore delle ipotesi, come accade, invece, spesso, in Italia. Dimostra una volta ancora la serietà e la coerenza in questa politica di tutela della dignità delle persone lgbt, a partire dall’interno delle mura scolastiche, un episodio che ha visto un insegnante richiamato dal preside e licenziato immediatamente lo stesso giorno in cui ha apostrofato un alunno con il termine “frocio”.

fotografo

Un insegnante stava facendo delle fotografie a una classe, una nuova classe insediatasi nel mese di ottobre, lui fotografo di professione, e si è rivolto a un ragazzo presente con il termine “frocio”, fag in inglese, con intenzioni offensive. “Frocio numero uno – le sue testuali parole – puoi rimanere pure qui”: il tono evidentemente palesava intolleranza nei riguardi del ragazzo e un’indubbia volontà di offenderlo.

Non si è atteso un minuto in più che lo shooting è stato sospeso e interrotto, il ragazzo vittima dell’offesa ha chiamato i propri genitori e il preside è stato convocato immediatamente. “Ho avvertito l’esigenza che occorresse fare subito qualche cosa” ha affermato il preside in riferimento al momento in cui ha appreso l’accaduto e quello che l’insegnante aveva detto.

I valori su cui si fonda la comunità scolastica, e aggiungiamo una comunità e una società di un Paese civile che rispetta la dignità delle persone lgbt come la Svezia, sono stati, così, offesi e violati, secondo lo stesso preside. L’insegnante si è permesso di rivolgersi apertamente a un ragazzo con parole di forte gravità, mentre occorrerebbe, come suggerito dallo stesso preside, prima pensare ciò che si va a dire agli studenti.

La misura disciplinare che la scuola e l’amministrazione scolastica hanno provveduto a prendere in modo inflessibile e deciso è stato il licenziamento, avvenuto lo stesso giorno dell’increscioso e odioso episodio. Dopo la convocazione del preside, l’insegnante è stato subito allontanato dall’istituto, invitato a presentarsi nel pomeriggio. Qualche ora più tardi si è tenuto, così, un colloquio alla presenza del rappresentante della compagnia fotografica Ceo, l’associazione dei fotografi professionisti svedesi. In quell’incontro è stato preso l’irrevocabile provvedimento: l’immediato licenziamento dell’insegnante, il quale è stato considerato responsabile di avere offeso, attraverso una frase di quella portata, la cultura dell’intera comunità scolastica, oltre alla dignità del ragazzo vittima dell’oltraggio.

L’insegnante ha cercato di scusarsi senza ottenere, chiaramente e comprensibilmente, nessun tipo di indulgenza per quanto commesso: il comportamento assunto è stato visto anche come una grossa violazione delle basi costitutive della comunità svedese dei fotografi, così ha considerato il rappresentante del Ceo, che ha espresso allo studente e alla sua famiglia la propria solidarietà e le scuse da parte della professione dei fotografi che rappresenta per quanto detto dall’impresentabile collega.

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