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Giulio Cesare ovvero la “Regina di Bitinia”

Senza dubbio Giulio Cesare è stato uno dei personaggi più grandi che la storia possa ricordare: uomo di enorme ingegno militare, freddo calcolatore in politica, lucido amministratore e conquistatore ambizioso.
In pochi anni di attività civile e militare aveva percorso tutti i gradini del potere, conquistato territori immensi in Europa ed in Africa, portato rivoluzioni in campo economico, amministrativo e sociale e soprattutto era riuscito ad impadronirsi di un dominio sempre più assoluto, sottomettendo in pieno il popolo romano ed esautorando gradualmente il Senato.
La sua rapida carriera lo aveva visto questore, edile curule, pontefice massimo, pretore, propretore, console ed infine “imperator” a vita.

In guerra era un abile stratega, ma le sue doti erano conosciute persino in campo astronomico ed aveva riformato il calendario basandosi sul Sole e non più sulla Luna.
Di lui diceva di avere origini che affondavano nel mitologico, se non nel divino, immagine volle mantenere per consolidare il suo potere tanto che, terminata la guerra civile (49 – 44 a.C.), gli furono concessi privilegi straordinari, come quello di portare sempre la tunica e l’alloro del vincitore e di coniare monete con la sua effige; gli venne persino dedicato un mese dell’anno (luglio) e sue statue comparivano accanto a quelle delle divinità nei templi.
Caio Tranquillo Svetonio (70 – ? d.C.), erudito storico ed archivista, lo descrive ampiamente nel suo “De vita duodecim Cesarum”, come persona di alta statura, dalla carnagione chiara e di buona salute, meticoloso nella cura del corpo al punto da depilarsi, cosa che alcuni gli rimproveravano.

Nell’ 84, all’età di sedici anni, Cesare si era sposato con Cornelia, ma, volendo imparentarsi a seconda del momento con questo o quel personaggio politico e magari carpire una buona dote, ebbe in seguito altre tre mogli: Cossuzia, Pompea e Calpurnia.
Tuttavia lo stesso Svetonio fa notare che Cesare ebbe anche una lunga lista di amanti, generalmente donne nobili sposate ed addirittura regine: “tra queste Postumia, moglie di Servio Sulpicio, Lollia, moglie di Aulo Gabinio, Tertulla, moglie di Marco Crasso e anche la moglie di Gneo Pompeo, Mucia” e forse più di tutte amò Servilia, madre di Marco Bruto, per la quale acquistò una perla del valore di sei milioni di sesterzi.

“Urbani, seruate uxores: moechum caluom adducimus”,
“cittadini, sorvegliate le vostre donne: vi portiamo il calvo adultero”,

cantavano i soldati di Cesare al ritorno dalla Gallia ed ovunque era ritenuto un donnaiolo.
Fu amante della regina Eunce, moglie di Bogude di Mauritania, ma la relazione più ricordata è quella avuta con Cleopatra, sorella e co-reggente di Tolomeo d’Egitto. Cesare, dopo aver riportato l’ordine e la legalità in quella terra in preda alla guerra civile ed al risentimento antiromano, si concesse due mesi di riposo risalendo con una nave il Nilo, in compagnia di Cleopatra.

La sua fama di “latin lover” però va a pari passo con quella di omosessuale e, benché nella storiografia si sia tentato più volte di identificare le sue relazioni gay con un errore di gioventù o un peso che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita, in realtà Cesare non disdegnava il rapporto con un uomo.
L’episodio più noto è quello relativo al suo incontro con Nicomede IV Filopatore, re della Bitinia. Il giovane Cesare era stato inviato da Marco Termo in quella regione dell’Asia Minore per chiedere un supporto navale per la riconquista dell’isola di Lesbo, ma tra il giovane romano ed il re bitinico era nato un rapporto d’amore. In seguito tornò da lui una seconda volta, utilizzando come scusa il recupero di un credito presso un liberto.

Il rapporto omosessuale era, per i Romani di quell’epoca, un fatto non perseguito legalmente, ma comunque disonorevole e deleterio della virilità della persona. Il suo rapporto con Nicomede gli venne più volte rinfacciato a mo’ di insulto, ma Cesare non sembrava rimanerne colpito da quel genere di scherni.
I suoi nemici ci provavano in tutti i modi: Dolabella lo definiva “rivale della regina e sponda interna della lettiga regale”, Curione “postribolo di Nicomede” e “sotterraneo bitinico”. Bibulo lo chiamò “regina bitinica”, mentre Marco Bruto riferiva che un certo Ottavio aveva salutato in occasione di un banchetto Pompeo con il titolo di “re” e Cesare con quello di “regina”. Caio Memmio lo aveva rimproverato per aver servito Nicomede come coppiere insieme ad altri omosessuali, e Cicerone affermò in Senato che Cesare avrebbe difeso la figlia del re bitinico per ovvi interessi.

Persino le legioni di Cesare in Gallia al momento del trionfo canticchiavano satiricamente:

“Gallias Caesar subegit, Nicomedes Caesarem: ecce Caesar nunc triumphat qui subegit Gallias, Nicomedes non triumphat qui subegit Caesarem”

“Cesare ha sottomesso le Gallie, Nicomede ha sottomesso Cesare: ecco, Cesare che ha sottomesso le Gallie, ora trionfa, Nicomede, che ha sottomesso Cesare, non riporta nessun trionfo”.

Ovviamente quello con re Nicomede non fu l’unico rapporto omosessuale che viene raccontato dai testimoni d’allora.

Il greco Plutarco nel suo “Vite parallele”, al capitolo 59 (su Antonio) ricorda che Cesare in gioventù amò il ragazzo Sarmento, uno di quelli che i romani chiamano “deliciae” e Caio Valerio Catullo nei suoi “Carmina” se la prende con un certo Mamurra, “praefectum fabrum” di Cesare:

« Pulchre convenit improbis cinaedis,
Mamurrae pathicoque Caesarique.
nec mirum: maculae pares utrisque,
urbana altera et illa Formiana,
impressae resident nec eluentur:
morbosi pariter, gemelli utrique,
uno in lecticulo erudituli ambo,
non hic quam ille magis vorax adulter,
rivales socii puellularum.
pulchre convenit improbis cinaedis”.

Ovvero:

“Perfetto accordo tra sfrontati finocchi,
Mamurra rottinculo e Cesare.
Si sa: eguale sozzura entrambi,
quello formiana, questo cittadina,
che niente potrà mai detergere:
depravati ugualmente, veri gemelli,
due in un sol letto a mutua erudizione,
l’uno più dell’altro adulteri voraci,
in sodalizio rivali alle ragazze.
Perfetto accordo tra sfrontati finocchi”.

Ancora Caio Tranquillo Svetonio scrive che Cesare in Britannia spendeva forti somme per acquistare schiavi belli, ben slanciati e raffinati e soprattutto che, vergognandosene, aveva ordinato che tali spese non fossero scritte nei suoi bilanci.

Interessante è poi l’intervento ironico e feroce di Cicerone in occasione della posa di una statua dell’”Imperator” nel tempio di Quirino, dio delle armate romane in tempo di pace. La statua non fu messa come ornamento, ma accanto a quella di Quirino, “contubernalis” scrive Cicerone, felicitandosi di vedere Cesare accoppiato a Quirino e non a Salus, la dea della salute.

Persino Dante Alighieri, dodici secoli dopo, parlerà dell’incontro fra Caio Giulio Cesare e Nicomede di Bitinia. Nel “Purgatorio”Dante incontra di sodomiti:

“La gente che non vien con noi, offese
Di ciò per che già Cesar, trionfando
“Regina” contra sé chiamar s’intese
però si parton “Soddoma” gridando,
rimproverando a sé com’hai udito
e aiutan l’arsura vergognando”.


“Regina”
o meno che sia stato, Cesare resta comunque un personaggio di grande importanza nella storia, capace di mutare gli eventi e di essere, anche ai nostri giorni, ricordato come un “grande”.

Enrico Oliari
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Fonti:
– Jerome Carcopino, Giulio Cesare – Rusconi 1999
– Svetonio, “La vita dei dodici Cesari” – “Divus Julius” 2, 47, 49, 50, 51, 52
– Catullo, “Carmina Catulli”, 57 – Traduzione di Simone Lucciola, sito internet del comune di Formia
– Dante “Divina Commedia”, “Purgatorio XXVI”
– Latino, versioni: www.splash.it/latino/
– Mitologia e religione nell’impero romano: www.elamilmago.com/games/imperorom/mitrel07.html
– Il giovane Giulio Cesare: www.storiaspqr.it/cronofile/cesare_ilgiovanecesare.htm