Le storie di formazione sono un tema ricorrente nel cinema LGBTQ. Anche in contesti tra i più accoglienti, le prime esperienze di amore e di sesso di un adolescente queer comportano una drammaticità intrinseca. Col passare del tempo, tali immagini rimangono popolari anche mentre la cultura più ampia cambia; possono diventare un indicatore di tali mutamenti. Il debutto alla regia di Hayley Kiyoko, “Girls Like Girls”, porta con sé una carica di angoscia legata alla sessualità, ma contenuta. La protagonista affronta i suoi problemi, ma essi nascono da rapporti complicati con la fidanzata, con il padre e con la madre premorta. Se non è esattamente sottile, “Girls Like Girls” lascia molto non detto.
Dopo la morte della madre, Coley (Maya da Costa) è arrivata in Oregon per andare a vivere con suo padre Curtis (Zach Braff). I suoi genitori si erano separati quando era piccola, e Curtis aveva avuto un ruolo minimo nella sua vita fino a poco tempo fa. Lei passa del tempo all’aperto con un gruppo di adolescenti locali. Sonya (Mary Molloy) attira l’attenzione di Coley, anche se Sonya è in una relazione incerta con Trenton (Levon Hawke). Rimane comunque parte del cerchio sociale di Coley. Quando sono finalmente da sole, le due si baciano, esplorando il loro legame. Coley si innamora perdutamente di Sonya, ma quest’ultima resta un po’ distante, mantenendo aperte le sue opzioni con Trenton. Dopo che Sonya lascia la città, Coley tenta di riconciliarsi con Curtis.
“Girls Like Girls” ha attraversato quattro incarnazioni mediatiche: una canzone, un video musicale, un romanzo e ora un film. Anche se non sapevo di aver visto Kiyoko adattarlo dal suo romanzo YA mentre lo osservavo, quell’estetica è ben presente nel film. Avrebbe potuto essere l’ispirazione per uno show della CW degli anni Duemila. Sembra quasi essere stato realizzato per ragazze della stessa età delle protagoniste, pur restando un titolo accessibile anche ai loro genitori, che potrebbero guardarlo insieme a loro senza imbarazzo.
Il film è ambientato nel 2006, un’epoca in cui Internet era diffuso ma non ancora dominante. Coley e Sonya chiacchierano tra loro su AOL. Le telefonate sono fatte con i telefoni cellulari solo di rado. Coley ascolta Tegan and Sara su un iPod, mentre il computer è grande e datato. Se questa scelta richiama certamente una nostalgia, riflette anche il periodo in cui Kiyoko, nata nel 1991, è cresciuta. Proprio come i suoi personaggi, ha vissuto quell’epoca. L’origine multirazziale di Coley rispecchia l’eredità personale della regista: la madre è giapponese-canadese, mentre il padre è americano con ascendenti dal Regno Unito.
La camera di Kiyoko adotta il punto di vista dei personaggi, sfiorando con desiderio gli sguardi tra loro. Durante le uscite di gruppo per nuotare, gli sguardi tra le due ragazze comunicano una lingua privata, persino tra la gente. I ragazzi intorno a loro non percepiscono la loro connessione. Nonostante sia ambientato in Oregon, il film è stato girato in British Columbia, e i luoghi conservano un sapore autentico. La fotografia restituisce una luce brumosa all’estate del Nord-Ovest Pacifico.
Per un film di una musicista è ironico constatare che la sua debolezza maggiore sia la colonna sonora. Jessica Rose Weiss cerca di intensificare le emozioni nelle scene più cariche di tensione; i suoi archi enfatizzano desiderio e conflitti già presenti, guidandoci lungo il sentiero delle emozioni senza necessariamente aggiungerle. Questo errore si fa notare soprattutto in una scena post-credit, dove la musica resta fuori fuoco rispetto a un momento di forte sorpresa emotiva. L’uso di brani indie pop nella colonna sonora, inclusi brani nuovi di Kiyoko, funziona molto meglio, soprattutto perché si inseriscono organicamente nella vita di Coley, piuttosto che essere appesantiti dall’esterno.
Le sequenze che raccontano la battaglia di Coley e Curtis per costruire un legame familiare non colpiscono tanto quanto quelle relative al rapporto con Sonya. Il film rivela pezzi di una storia passata in piccoli flash, senza offrire mai una visione completa. Curtis afferma che la madre di Coley aveva “stati molto alti e molto bassi”. “Girls Like Girls” tratteggia il suo personaggio attraverso scorci della vita di un musicista che non è mai decollato. Ora che lavora nel settore della gioielleria, tiene una chitarra nel soggiorno. Anche i tatuaggi sul braccio di Zach Braff si adattano al personaggio.
“Girls Like Girls” amplia una storia che Kiyoko ha continuato a raccontare. Ritarda l’esecuzione della canzone, registrata in una nuova versione, fino alla chiusura. Confrontando il video musicale del 2015, da lei co-diretto, è possibile trarre qualche insegnamento: Kiyoko ripete alcune immagini ricorrenti, come quella di una ragazza che pedala all’inizio. Il video è molto meno velato sull’omofobia: la triade amorosa si trasforma in un attacco da parte del ragazzo. In quel contesto, il testo “girls like girls just like boys do” assume una potenza provocatoria. Il film tratta la relazione tra Sonya e Coley come una relazione qualunque, sebbene l’incertezza su chi dei due potrebbe scegliere un ragazzo aleggi sempre sullo sfondo. Non è una storia sulla fatica di uscire allo scoperto; nasce da una prospettiva più rilassata. Nonostante qualche scudetto, la pellicola conserva una sua atmosfera distesa e genuinamente tranquilla.
“Girls Like Girls” | Diretto da Hayley Kiyoko | Focus Features | In uscita il 19 giugno