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Incontro con Emiliano Reali

Intervista a Emiliano Reali

Emiliano Reali studia filosofia, si dedica come disciplina alla Storia delle Religioni, laureandosi nel 2000. Da quell’anno cresce la passione per la scrittura, la narrazione, partecipa a un concorso letterario, su invito di una sua amica, che gli fece leggere il suo racconto, candidata al concorso stesso. Vince con il suo racconto La corda d’argento e viene iscritto alla Scuola Holden di Torino. Da questo momento inizia la tua carriera di scrittore.

Che cosa ti ha spinto e cosa ti spinge a scrivere oggi?

Inizialmente decisi di partecipare a quel concorso un pò per curiosità, quasi per gioco. Fin da piccolo avevo una certa disinvoltura nello scrivere, ma nulla di più del tenere un diario a cui confidavo i miei pensieri e le mie speranze. A scuola facevo dei bei temi, ma non avrei mai immaginato nel mio futuro di percorrere la strada che poi ho intrapreso. Dopo quel riconoscimento arrivato quasi per caso, la scrittura è entrata a far parte prepotentemente della mia vita come momento vero e trasparente all’interno del quale mi sento libero di ascoltare e di far parlare il vero Emiliano. Quando scrivo mi sento bello e a posto con me stesso.

Il tuo primo romanzo è Ordinary, storia di amore e di passione, ma anche esistenziale in alcune sue parti. L’opera è stata presa anche per uno spettacolo teatrale: che rapporto si è instaurato tra scritto e recitato, tra autore e regia?

Nella vita avvenimenti inaspettati ti travolgono con un’ondata di energia e novità tali da farti sorridere da solo davanti allo specchio. Non avrei mai immaginato di veder Diego o Leandro (i protagonisti di “Ordinary”) in carne e ossa di fronte a così tante persone, tutte lì per scoprire la loro storia. Dalle pagine stampate hanno preso forma e mi hanno salutato strizzandomi l’occhio e tutto ciò avveniva per il Progetto Speciale Teatro 2007-2008 patrocinato dal Comune di Roma. Cosa avrei potuto volere di meglio? Ho iniziato a vedere la mia scrittura anche in un’ottica diversa. Un mondo nuovo si è aperto e nuovi progetti stanno prendendo forma come un incendio che divampa e la scintilla che ha generato quelle fiamme porta proprio il nome di “Ordinary”.

Cosa significa scrivere per bambine e bambini: esistono delle tecniche precise a fronte della tue opere per letteratura dell’infanzia “Il cristallo del cuore” e “La reggia di luce”, opere illustrate, peraltro adottate come testi nelle scuole elementari?

Il mio ex fidanzato nei momenti di dolcezza e tenerezza mi prendeva spesso in giro dicendomi che mi ero fermato nella crescita all’età di 8 anni. Forse è proprio per questo che ai più piccoli piacciono così tanto le mie fiabe: usiamo lo stesso registro comunicativo e immaginativo e ciò permette ai personaggi da me creati di appassionarli. Non ho studiato tecniche precipue, ma non ho mai smesso di ascoltare la parte più pura e pulita che si nasconde nel mio animo per proteggersi dalla brutalità e dal cinismo del mondo. Forse è qui il mio segreto, nel mio essere. I bambini non hanno filtri e per riuscire ad arrivare ai loro cuori non devi averne neanche tu.

Se Bambi fosse trans? è uno dei best seller della tua produzione letteraria: che significato acquisisce il titolo e come inserirlo nell’attualità, narrazione fatta di contraddizioni partendo dallo stesso protagonista?

“Se Bambi fosse trans?” per me significa molto. La sua uscita ha dato inizio ad una nuova fase della mia esistenza davvero proficua da un punto di vista lavorativo. Nel giro di pochi mesi sono arrivati così tanti progetti che non potrò mai esprimere a parole la forza del sentimento che mi lega a tale opera. Se a ciò si aggiunge che la casa editrice (Azimut) mi ha comunicato qualche giorno fa che tale libro risulta essere il più venduto della loro produzione degli ultimi tempi, si può intuire il debole che nutro per quella sconsiderata di Bambi. Il titolo lo ho scelto personalmente e l’ho difeso con i denti quando il correttore di bozze ha proposto di cambiarlo. Abbinare nel titolo due termini in netta contrapposizione tra loro, come Bambi e trans, che nell’immaginario comune cozzano uno vicino all’altro, accostando l’ingenuità e la dolcezza alla trasgressione e alla volgarità, celava già il mio intento: cercare di scardinare preconcetti e stereotipi per riuscire ad aprirsi alla comprensione dell’altro e di noi stessi. E molti riconoscimenti in questo senso sono arrivati anche da una platea eterosessuale che mi ha stupito per la sua capacità di mettersi in discussione, cercando di accettare che può esistere anche un universo sconosciuto che si interseca a quello dove ha vissuto fino ad ora. Il protagonista dell’opera, Giacomo, vive egli stesso sulla sua pelle il dilemma dell’essere e dell’apparire e a suon di lacrime e perdite, con coraggio, troverà la forza per scegliere chi essere e come esserlo. Ma chi si accosta ad un romanzo come il mio (che si presenta già nel titolo per quello che è) probabilmente possiede una storia personale e una apertura mentale che gli permettono di non liquidare con disgusto o con disprezzo la parola trans che fa bella mostra di sé nel titolo.

Che cosa la letteratura può fare e dare al Movimento LGBT, essendo le tue opere maggiormente calibrate su tematiche riconducibili ad amori ed emozioni spesso “non normalizzate” nell’attuale società dell’esclusione del “diverso”?

La letteratura e la cultura in generale hanno una funzione fondamentale e imprescindibile nel processo di recupero di una società che sembra troppo spesso andare alla deriva, scordando valori e principi universali come il rispetto e la tolleranza. La degenerazione culturale in atto va fermata e questo può avvenire solo trovando i canali giusti per comunicare messaggi utili a creare nuove fondamenta valoriali che non tremino di fronte agli attacchi del qualunquismo e dell’omofobia con le quali ci troviamo ogni giorno a fare i conti. Nel mio piccolo è proprio questo che cerco di fare con i miei libri, che spero possano rappresentare uno strumento atto a risvegliare coscienze sopite o a dar coraggio ai più deboli e sensibili per opporsi alla violenza esterna e soprattutto a quella che rivolgiamo autonomamente contro noi stessi, vittime delle convenzioni sociali.

Il transessualismo è diventato utlimamente parte integrante della cronaca di attualità. Spesso il tema viene strumentalizzato dai media senza comprendere le ragioni sociali e le difficoltà che incontrano persone che vogliono esprimere un’altra sessualità. Il Paese potrà cambiare culturalmente a proposito?

Transessualismo uguale Prostituzione è un’equazione che rispecchia la realtà, ma solo in parte. Essere transessuale non vuol dire fare la strada, ma significa non sentirsi a proprio agio nel corpo che la natura ti ha dato e decidere di iniziare un percorso per cercare di trovare una maggiore sintonia tra il tuo animo e l’aspetto esteriore che ti rappresenta. Che poi molte trans decidano di prostituirsi non è così deprecabile se si pensa che troppo spesso non si da ad una transessuale la possibilità di lavorare perché discriminata e se ci si rende conto che i clienti che alimentano il business del mercinomio del proprio corpo sono proprio i padri di famiglia o i fidanzati etero che magari urlano contro due ragazzi che si tengono per mano, ma nascosti da quattro mura si gustano l’ebbrezza di essere penetrati! E’ questa la vera ipocrisia. Io conosco anche persone transessuali che hanno una vita “normale” (per dirla con una parola tanto cara alla nostra antica società), ma quelle non fanno notizia, non attirano curiosi e benpensanti pronti a puntare il dito, quindi non se ne parla. Sperare in un cambiamento repentino sarebbe utopistico, vista anche l’influenza che la Chiesa ha su uno stato sempre meno laico come quello italiano, ma battersi è un dovere di tutti noi per preparare un mondo migliore per quelli che verranno.

Come scrittore affronti la quotidianità sotto l’occhio attento del narratore, che è anche colui che analizza sociologicamente e psicologicamente le dinamiche comportamentali umane. Che cosa prevedi per il futuro sociale del nostro paese e come vedi il futuro della comunità lgbt?

Sono ottimista con cautela, non voglio pensare che non potrò vivere serenamente col mio compagno (che spero arrivi presto!) la mia maturità e la mia vecchiaia. Considerarsi già sconfitto vorrebbe dire rinunciare a battersi. Ma so anche che per ottenere 10 bisognerà puntare a 100. Spero che la comunità europea, formata anche da paesi molto più avanti di noi dal punto di vista dei diritti e dei riconoscimenti per le persone omosessuali e transessuali traini l’Italia verso un cambiamento. Le comunità LGBT nostrane dovranno comunque farsi portatrici di un messaggio forte e con determinazione opporsi ad attacchi reazionari che sicuramente non mancheranno, perché il cambiamento deve partire dall’interno. La vita non è semplice, ma l’unica cosa che possiamo fare è viverla, tanto vale farlo rispettando il nostro sentire e i nostri principi, per potersi guardare allo specchio senza vergogna.

Prossime opere in programma?

Mentre giro l’Italia per far conoscere Bambi veramente tante cose bollono in pentola. A febbraio 2010 uscirà un’antologia dal titolo “Controcuore” edita dalla casa editrice Azimut, che conterrà un mio racconto. Sto scrivendo un film per un regista americano: ho appena finito il trattamento e mi accingo ad iniziare la sceneggiatura (non posso dire di più per ora). Ho quasi terminato la sceneggiatura di un cortometraggio che dovrebbe andare alla Biennale di Alessandria nel 2010. A giorni sarà pronta la versione inglese di “Se Bambi fosse trans?”, che speriamo di far sbarcare presto sul mercato americano. Di tale romanzo esiste già una sceneggiatura per lungometraggio, ma ancora non si è trovata una produzione interessata a produrre il progetto. Quindi ho veramente tante cose a cui pensare!

Per maggiori info su Emiliano Reali www.emilianoreali.eu

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