Intervista a Giampietro Belotti, “Il grande Dittatore” in piazza

Chi è Giampietro Belotti, il ragazzo che domenica 5 ottobre ha voluto intraprendere un’iniziativa interessante: è sceso in piazza insieme alle Sentinelle a Bergamo vestito con un semplice “costume, un mash-up fra Il Grande Dittatore di Charlie Chaplin e The Blues Brothers – ci racconta Giampietro – Semplici citazioni cinematografiche” , leggendo il Mein Kampf di Hitler.

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Il ragazzo è stato arrestato per “apologia di fascismo”, nonostante il capo d’accusa non sussistesse. La sua è voluto essere un’iniziativa che ha voluto dimostrare come certe manifestazioni di odio e di intolleranza verso una comunità di essere umani, spesso interpretate, anche da certi media e conduttori, come libera espressione di pensiero, possano apportare a lungo andare a emarginazioni e atti di violenza e di esclusione verso queste stesse comunità. “Volevo inoltre distribuire triangolini rosa di cartoncino ai manifestanti, simili a quelli in stoffa cuciti sulle divise degli internati nei lager nazisti condannati a morire per “l’accusa di omosessualità” – ci confessa Giampietro – ma purtroppo non sono riuscito, dato che la DIGOS è arrivata dopo 10 minuti dall’inizio, chiamata dagli organizzatori delle sentinelle”. Il mondo intero, a posteriori, si è mobilitato e fatto sentire, esprimendo solidarietà e vicinanza a Giampietro, il caso della Rete Lenford, dell’UAAR e del celeberrimo Aldo Busi. Abbiamo intervistato Giampietro, affrontando temi che riguardano la situazione dei diritti lgbt e le prospettive in Italia per una loro affermazione.

Giampietro chi sei?

Sono di Bergamo, mi chiamo Giampietro Belotti ed avevo un impiego a tempo determinato fino alla settimana scorsa. Avendo superato il test d’ammissione ho dato le mie dimissioni per iscrivermi all’università di Brescia. Ho fatto tutti i lavori immaginabili, da designer a grafico pubblicitario, dalla guardia giurata a custode dello zoo, a commesso in un negozio di abbigliamento. Sono un etero estremamente gay friendly, tanto da non aver problemi a manifestare per i diritt Lgbt. Tanto sono convinto e certo della mia eterosessualità da non avere problemi con essa e da non sentirmi offeso quando qualcuno, come Cruciani de La Zanzara, cerca di individuare il mio status come fosse un cartellino per catalogarmi. Confondere però l’essere friendly con l’essere curioso lo ritengo un retaggio di machismo. Lo stesso retaggio che spinge gli eterosessuali a dover ad ogni costo confermare la propria eterosessualità, come ci fosse “il rischio” di essere presi per gay: due facce della stessa medaglia forse.

L’idea dell’iniziativa da dove è nata, hai deciso da solo di intraprendere questa iniziativa?

La DIGOS non riusciva a credere che l’iniziativa fosse partita da me singolo. La prima domanda che mi hanno fatto è stata proprio: “per quale partito voti? Devi essere affiliato a qualche organizzazione per aver architettato tutto questo!”. Ovviamente per chi voto sono casi miei, nella cabina elettorale non può vigere ancora il motto “Dio ti vede e Stalin no” (o viceversa ndr). In questi giorni mi ha contattato lo scrittore Aldo Busi, per esprimere la sua vicinanza mettendo gli stessi suoi avvocati a mia completa disposizione, e quando ho raccontato al grande scrittore di questa domanda “politica” la sua rabbia si è fatta davvero vivida. L’idea dell’iniziativa intrapresa mi è venuta da solo e da solo ho preso la decisione di farla. Parlando con mia sorella si è definita meglio questa sorta di rappresentazione che ho raccontato giovedì sera ad altri amici, dicendo che avrei assolutamente fatto qualcosa la domenica successiva, in piazza, durante il cosiddetto presidio delle “Sentinelle in piedi”. Così ho comprato dei vestiti del giusto colore, qualche cintura in un supermercato cinese, ho fatto un taglia e incolla in modo da ricreare il giusto costume, ho preso la cravatta, ho messo una fascia sul braccio con i simboli delle due croci ed un foglio incollato su cartoncino è diventato il cartello: “I Nazisti dell’Illinois stanno con le Sentinelle”..

Ti hanno arrestato?

Mi hanno fatto le foto segnaletiche, preso le impronte digitali. Mi hanno sequestrato i documenti di identità e il cellulare, non potendo, così, informare i parenti su dove ero: tutto questo non lo chiamerei semplice accertamento. Mi domando, non essendo pratico di queste procedure, quali altri dettagli oltre alle manette mancassero perché si potesse parlare di un arresto a tutti gli effetti.

Il capo di imputazione è stato: apologia di fascismo?

In piazza al momento del mio arresto molte persone si sono fatte avanti in mio aiuto  informando gli agenti della DIGOS che non stavo portando o indossando nessun simbolo ideologico, né che stessi facendo nulla di grave e di fastidioso, tanto meno di violento. Gli agenti mi hanno detto che mi avrebbero allontanato per motivi di ordine pubblico ma, una volta fattomi salire sulla volante, mi hanno detto che i motivi per cui mi stavano portando in questura era proprio una sospetta, apologia di fascismo. Da quello che mi hanno detto il mio incartamento sarebbe stato inviato al PM per valutare come procedere.

In questo caso la DIGOS ha agito in modo solerte per reprimere qualcosa che apologia di fascismo non era, mentre in tanti altri casi, quando manifestano veri e propri neofascisti con tanto di svastiche e di croci celtiche, la solerzia viene a mancare. Il motivo di arresto e il capo d’imputazione, però, sembrano essere venuti meno ora …

Sembra che qualcuno all’interno di un giornale abbia telefonato al tribunale dove è stata fatto trapelare che, voce di corridoio, il capo d’accusa fosse stato archiviato. L’avvocato a cui mi sono rivolto, però, mi ha informato che il fascicolo è ancora in attesa di archiviazione. Ufficialmente al momento sono in attesa di una soluzione.

Cosa leggevi durante il presidio?

Leggevo il Mein Kampf di Hitler, copia trovata in un mercatino dell’usato, dato che ne è difficile il reperimento. In caso estremo, se non avessi trovato nessuna copia, avrei di sicuro optato di leggere un libro di Peppa Pig. Il mio costume era un mash-up fra Il Grande Dittatore di Charlie Chaplin e The Blues Brothers. Semplici citazioni cinematografiche.

Volevo inoltre distribuire triangolini rosa di cartoncino ai manifestanti, simili a quelli in stoffa cuciti sulle divise degli internati nei lager nazisti condannati a morire per “l’accusa di omosessualità” ma purtroppo non sono riuscito, dato che la DIGOS è arrivata dopo 10 minuti dall’inizio, chiamata dagli organizzatori delle sentinelle. Durante il presidio le sentinelle non possono muoversi, non fanno mai una pausa, rimanendo totalmente immobili, impassibili e incamerati nella loro formazione. Questo elemento mi ha fatto riflette a posteriori sull’atteggiamento delle sentinelle. In quel frangente ero troppo spaventato per analizzare con oggettività questi piccoli dettagli. Esiste un condizionamento mentale che ti impone una visione della vita, della natura umana tanto ristretta… e se hai un minimo di slancio e di iniziativa di certo non fai la sentinella in piedi: come voler fare passare un la formina quadrata nel buco triangolare. No?

Ci sono stati dei contatti, anche a posteriori, dopo la manifestazione, con il movimento e le associazioni Lgbt?

Prima dell’iniziativa non è avvenuto nessun contatto ufficiale, semplicemente stringo dei rapporti di amicizia con alcuni degli organizzatori del movimento “Rompiamo il silenzio di Bergamo”. Avevo chiaramente raccontato delle mie intenzioni altre persone, molte delle quali mi misero in guardia del rischio di regalare visibilità a chi non se la merita e a chi mai la avrà, obiezione che mi aveva fatto anche riflettere se procedere o meno coi miei intenti. Alla fine ho deciso, però, che se in piazza avessi visto manifestare un pugno di persone non avrei neppure deciso di intraprendere l’iniziativa. I manifestanti in quella occasione erano 60, massimo, seppure su L’Eco di Bergamo, giornale che a Bergamo chiamiamo  “Il Bugiardino” ed estremamente sottomesso alle direttive ecclesiartiche, fosse riportato il numero di 150 manifestanti. In verità erano solo due fila complete e alcuni singoli soggetti sparsi. È stato piacevole constatare che le persone che mi avevano sconsigliato mi hanno, poi, ringraziato, quando hanno visto e letto del caso. L’iniziativa ha superato, così, in visibilità quella delle sentinelle, mentre molti hanno potuto scoprire attraverso il mio caso chi fossero le sentinelle. Un sondaggio recente riporta il fatto che più della metà degli italiani sia favorevole al riconoscimento delle coppie omosessuali e, quindi, molti si chiederanno chi siano questi quattro rimasugli medievali. Sono rimasto soddisfatto quando un insegnante di italiano all’università della Pensilvania ha potuto dimostrare, durante un incontro sulla situazione concernente l’omosessualità in Italia, concomitante con la proiezione di un film degli anni 70, ai propri alunni che in Italia, grazie al mio caso, non tutti sono omofobi e che non tutti sono come le sentinelle.

Alcuni dicono che le sentinelle in piedi devono essere rispettate nel loro diritto di pensiero: come può sussistere questa affermazione?

Durante la mia intervista rilasciata alla Zanzara, Cruciani diceva che la manifestazione delle sentinelle dovesse essere considerata come diritto di manifestazione del libero pensiero. Ho risposto che con questo ragionamento anche i nazisti in Germania devono essere liberi, quindi, di manifestare il proprio pensiero, cosa che, invece, è severamente vietata in quel Paese. Queste persone, le sentinelle, stanno manifestando un diritto all’omofobia, non per un’idea, ma per un proselitismo di odio. La loro idea porta, così, a una persecuzione di una minoranza. Ai lager non si arriva di punto in bianco una mattina, ma per gradi. Non sto paragonando queste persone ai futuri “I volenterosi carnefici di Hitler” sto solo avvisando di non sottostimare le possibilità nefaste per il pensiero umano di una massa di persone. Questa gente è un gregge, rimasto impassibile alla mia presenza, quindi priva di reazione umana. Loro sono anche convinti di fare del bene.

In tutto ciò, sia attraverso una ferma posizione sul caso delle sentinelle, sia attraverso una reazione sul tuo caso singolo, la politica istituzionale, il governo, l’amministrazione del Paese sono rimasti silenti e assenti …

Il mio gesto ha avuto un risalto: diversi giornali locali o nazionali, come per esempio L’Espresso hanno parlato del mio caso, Panorama stesso mi ha ripreso e ha scritto di questa iniziativa. Arrivando addirittura a sostenere che in tutta la “mascherata e la carnevalata” che c’è stata, tra sentinelle in piedi e uno vestito da finto nazista dell’Illinois, la migliore maschera arrestata è stata quella del sottoscritto. Nessun politico mi ha chiamato, né si è fatto sentire. Nessuno ha pensato di riprendere l’idea, di riprendere il discorso intrapreso, di utilizzarlo anche elettoralmente. Una settimana prima della mia iniziativa ho ripubblicato la foto del personaggio del film di Tarantino”Django Unchained” ovvero “Stephen”, impersonato dal bravissimo Samuel L. Jackson che è il capo schiavista dei propri fratelli neri accostata al nuovo portavoce della Lega Nord è una persona nera. Nella mia pubblicazione ho accostato le due facce. Molti politici che dovrebbero essere più sensibili al tema dei diritti Lgbt non si capiscono da che parte stiano. Abbiamo un Alfano che è una figura senza un’idea politica. Il problema, però, non è lui, ma il Paese.

Abbiamo quindi anche una destra italiana, se così si può dire, che è lontana da una destra europea, da un David Cameron, premier conservatore inglese, che dice che proprio perché è conservatore è a favore della famiglia e, quindi, al riconoscimento del matrimonio omosessuale, perché anche quel nucleo è una famiglia a tutti gli effetti.

Alfano è espressione di una destra lontana da Cameron come anche da una repubblicana “estrema” come Sarah Palin.

Rifaresti tutto questo?

Mah, bella domanda. Credo di si. Ero terrorizzato dal pensiero di avere dei problemi legali, ma i motivi per cui l’ho fatto, ora che la preoccupazione per le spese legali e tutto il resto sono venute meno sono portato a pensare che rifarei tutto. Una cosa mi ha dato fastidio, però: un sacco di commenti hanno accusato me di aver fatto tutto questo per acquistare fama. Se così fosse stato sarei arrivato in piazza già pronto a ogni evenienza, con un mio avvocato di fiducia, non uno di ufficio, con la certezza dell’esistenza di quei testi di legge che mi avrebbero dato ragione. Avrei avuto un altro atteggiamento. Ne parlavo giusto con Busi di questi commenti e Busi mi ha risposto con chiarezza e limpidezza intellettuale: anche se fosse stato, ossia anche se avessi agito per un mio ritorno di immagine, che problema ci sarebbe. Chi dona milioni di euro a una causa importante, per esempio, e lo fa per una propria fama non è condannabile per questo, dato che il solo gesto garantirà un aiuto fondamentale pubblico. Quindi rispondo si, lo rifarei, magari chiamando qualcuno con la telecamera che possa filmare e testimoniare il tutto. Ma lo rifarei in modo uguale.

Comunque sì, rifarei tutto quanto. Scherzando oggi a pranzo con mia cugina, lei m’ha proposto, ironicamente, di portare anche suo figlio in piazza. Ricordando dei bambini che le sentinelle si erano scorrazzati dietro, come prova tangibile del loro amore per la famiglia “tradizionale” ho ironizzato che in tal caso mi sarei vestito da Benigni, nel film “La vita è bella” quando cerca di infiltrare il suo bambino, internato come lui, al tavolo dove mangiano tutti i figli degli ufficiali del campo in modo da rimediargli un pasto.

Ho avuto modo di apprendere anche che alcuni omosessuali dichiarati abbiano detto che la manifestazione delle sentinelle rientra nel diritto di esprimere liberamente il proprio pensiero: posizione alquanto anomala, per quanto mi riguarda, soprattutto fatta da chi dovrebbe essere considerato come oggetto di un odio e un’avversione così espresse. Cosa ne pensi?

Io penso che a parte la stranezza di alcuni gay che dicono che è giusto, perché diritto di libertà, che qualcuno li incrimini, ci sia anche un altro paradosso: le sentinelle dicono che nelle loro fila ci siano a manifestare omosessuali dichiarati. Come poter fare pensare che qualcuno possa manifestare contro i propri stessi diritti. Amo di certo la libertà di parola, ma dovrebbe sempre essere espressa cum grano salis. Non è ammissibile che alcuni possano manifestare contro la libertà personale di altri. Non capisco perché qualcuno dovrebbe manifestare contro i propri diritti. Anche perché, fosse istituita l’unione delle coppie omosessuali nessuno omosessuale sarebbe comunque obbligato a sposarsi. No?

Omosessuali dichiarati nelle sentinelle?

Si, posso solamente pensare a loro come a quelle persone, così stigmatizzate perfettamente da Busi, che per loro salvezza hanno una web cam in casa di notte a cui possono accedere mentre la moglie dorme in camera. Ce ne saranno tanti di questi casi, frutto di un machismo esasperato. Esiste in molti l’ossessione di dover dimostrare e confermare la propria eterosessualità, coprendo con la cipria altri lati della propria reale personalità. Nelle sentinelle mi risulta difficile ci siano degli omosessuali dichiarati, a parte quelli che si baciano, ma in questo caso parliamo di altri contromanifestanti, come i sentinelli, che mi hanno fatto socio onorario. Sto cercando di contatare i due ragazzi che si sono baciati a Perugia con le sentinelle sullo sfondo, fermati dalla polizia perché hanno tenuto una manifestazione non autorizzata, per esprimere loro la mia solidarietà.

Strano capo di imputazione questo …

Si, soprattutto se si pensa che due persone insieme possano definirsi manifestanti. Neppure sotto il fascismo si arrivava tanto, quando vigeva il divieto all’assembramento facinoroso se si era più di due in piazza o in strada. Anche uno singolo può manifestare e lo può fare benissimo senza autorizzazione alcuna.

In tutto questo esiste una via d’uscita in Italia, ancora impantanata sul tema del riconoscimento dei diritti delle persone Lgbt?

Spero di si. Lo dico perché più della metà degli italiani è favorevole al riconoscimento delle coppie omosessuali. Fortunatamente non ci sarà in futuro un pensiero così retrogrado. Sono cresiuto in una Bergamo che è stata la culla di movimenti come quello delle stesse sentinelle, di forza nuova o della lega nord. Se a Bergamo avviene invece oggi un così largo attivarsi spontaneo contro l’omofobia è per il reflusso di una ventata di portata nazionale.

Il mondo politico, però, continua ad arroccarsi nella propria “turris eburnea”, senza dimostrare di voler attivarsi per un riconoscimento e un’estensione dei diritti a chi ne è privo, ossia alle persone Lgbt.

Abbiamo avuto dei padri costituenti importanti e di grande profilo. L’immagine politica del Paese non rappresenta il Paese reale. Abbiamo avuto politici in grado di vantarsi di non aver mai usato un computer. Questa gente non rappresenta il paese, se solo pensiamo che Obama è stato eletto grazie a una campagna corsa attraverso i social network.

… E se pensiamo che la primavera araba ha avuto il suo inizio, appunto, grazie a studenti che comunicavano tra loro attraverso la rete. Il movimento Lgbt, ti ha manifestato la propria vicinanza o, quanto meno, ha avuto modo di contattarti, di confrontarsi con te, dopo l’iniziativa che hai intrapreso?

Posso dire che la Rete Lenford, la rete di avvocati a tutela e promozione dei diritti Lgbt, e l’UAAR, Unione Agnostici e Atei Razionalistici, così come altre associazioni e movimenti si sono mosse per darmi un aiuto. Per il resto si è mosso il mondo: alla mia richiesta se ci fosse stato un avvocato che potesse darmi una mano per la mia causa mi sono giunte diverse offerte e disponibilità, anche da Roma. Preferirei, però, che se ci fossero delle spese, anche per il solo spostamento, queste spese venissero supportate da un’organizzazione, non dal singolo individuo, disposto a darmi una mano. In due giorni ho ricevuto così tanta posta da superare quella ricevuta in 30 anni di vita. Il cellulare si è fuso per le mille richieste di amicizia avute su facebook tutte in una volta, le notifiche che ricevevo si accavallavano: l’android vibrava di continuo. C’è stata gente che mi ha cercato su Facebook, leggendo il mio nome sui giornali. Solo due persone mi hanno attaccato, offendendomi, una delle quali anche anonima. Pensavo di più.

E così anche i media non sono rimasti indietro in tutto questo …

A parte il caso Cruciani, che ho affrontato con molta calma, abituato in 30 anni ad affrontare mia madre, in confronto alla quale il giornalista appare un dilettante nel far perdere le staffe alla gente, mi hanno contattato le Iene, metà settimana scorsa, per chiedermi se ero disponibile a un’intervista. Io ho risposto che non avevo grande simpatia per la loro trasmissione, non corrispondendo ai canoni di giornalismo che apprezzo maggiormente. Loro mi hanno inizialmente spiegato che si sarebbe trattato di un’intervista bilanciata, che addirittura avrebbero intervistato ragazzi cresciuti da coppie omosessuali per mostrare la concretezza di quella che è ad oggi una realtà. A quel punto, se la linea del programma avesse preso quella direzione, ho dimostrato la mia disponibilità all’intervista. A quel punto da loro è partita la richiesta di farmi l’intervista in televisione con la stessa “divisa” indossata durante la manifestazione, a quel punto ho realizzato che tutto stessero cercando meno che un intervento “serio”, mi sembrava più il pretesto per avere “una barzelletta” da mostrare nella puntata. E tanti saluti al messaggio serio e valido che ho lanciato, seppur con l’arma dell’ironia. Da quanto mi hanno raccontato degli amici, non seguo quel programma da anni infatti, hanno comunque parlato di me nella puntata, durante uno stacco fra due servizi. Hanno mostrato la foto scattatami in manifestazione. mentre Mammucari imitava, dita sotto al naso, la differenza fra Charlie Chaplin ed Hitler. Invece di lanciare attraverso un canale televisivo domende come: “perché ci sono queste manifestazioni di proselitismo all’odio” hanno voluto ridurre tutto alla pantomima buffa davanti le telecamere. Il Bagaglino 2.0 questo dovrebbe essere secondo loro, le iene, ed in questa forma vogliono parlare di temi Lgbt. Molte persone omosessuali vedranno il programma, credendo sia a favore dei propri diritti, ma occorrerebbe aprire loro gli occhi sulla sua vera essenza. Le Iene, anche se avevano detto che mi avrebbero richiamato, non mi hanno più contattato.

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