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Il nudo come fonte di comunicazione. Intervista all’artista Johnny A. Abbate

L’arte può combattere l’ignoranza, come qualsiasi altra forma di cultura. E se si tratta di arte omosessuale, può assumere anche significati e compiti ben più importanti e profondi, come, ad esempio, la lotta all’omofobia e alle discriminazioni. Oggi tutti sono capaci di creare fotografie di nudo artistico, ma pochi sono capaci di rendere queste fotografie artistiche… Tra questi, figura Johnny A. Abbate, giovane artista emergente napoletano specializzato in fotografia erotica maschile (ma anche inaspettato musicista indie-rock). PianetaG lo ha conosciuto grazie a una campagna contro l’omofobia che ha riscosso molto successo qualche mese fa e, incuriositi da questo personaggio enigmatico, abbiamo scoperto che dietro la sua immagine di pubblicitario “insolente”, c’era qualcosa di ancor più interessante. Ma non tutto é così semplice come sembra… E Johnny, che ha scelto di mostrare i suoi lavori sul suo sito internet personale e sul suo profilo Flickr ufficiale, ce ne parla in questa esclusiva intervista:

Innanzitutto grazie per l’intervista. Mi è giunta voce che due settimane fa due noti siti italiani volevano fare un articolo sui tuoi lavori, ma hai rifiutato… Questa cosa mi incuriosisce...
Non mi piacciono i monopoli che sottomettono la comunità gay proponendosi come portavoce che nessuno ha votato. Non è normale che il mondo virtuale lgbt sia nelle mani di pochi baroni che spostano voti, opinioni e stabiliscano chi può parlare e chi no. Voi mi sembrate giovani, simpatici e vogliosi di ricambiare l’acqua di questo stagno, quindi condivido volentieri con voi il mio lavoro e le mie opinioni. Lo so che rifiutare offerte importanti é come darsi la zappa sui piedi, ma non ho l’ossessione di diventare famoso.

Tu sei un artista che si dedica al nudo maschile, il quale, però, tanto nell’arte, quanto nel mondo dei mass media in generale, ancora oggi stenta ad affermarsi. Come mai, secondo te?
Perchè l’immagine di un pene è più prepotente di quella di una vagina. La vagina è piatta, il pene occupa spazio. A parte gli scherzi, è colpa del machismo italiano, che giustifica ampiamente una donna nuda, ma non giustifica allo stesso modo un uomo nudo o due uomini insieme. I maschi eterosessuali adorano vedere scene lesbo nei film porno, ma inorridiscono davanti a due maschi che si baciano. Il machismo é alla base di buona parte dei problemi italiani: “io ce l’ho più lungo di te e quindi domani picchio mia moglie, poi vado allo stadio e sfascio tutto”.

Il tuo modo di realizzare opere d’arte fotografiche nasce da progetti ben definiti oppure è frutto del caso?
Disegno freddamente progetti e situazioni e poi le produco fisicamente. Per questo motivo non ho l’abitudine di portare con me la fotocamera, anche perchè non mi sento un fotografo nè un fotoreporter, ma piuttosto una persona che vende idee che hanno un determinato stile, che si può applicare ai vari campi dell’arte e della pubblicità. Fin da piccolo ho avuto questa ossessione per i film fantascientifici, porno e horror e non ho fatto altro che mischiare istintivamente questi tre elementi al di là del mio umore in quel momento. Anche se la creazione è abbastanza meccanica, resto comunque una persona dal carattere molto malinconico, e questo si vede benissimo nelle foto. Preciso che questo lato del mio carattere non mi piace per niente. E’ un mio complesso, sono incapace di divertirmi. Se provo a ubriacarmi non ottengo nessun risultato. Al massimo mi metto a parlare di meccanica quantistica con l’ubriaco di fronte.

La cosa più bella e la cosa più brutta dell’essere artista…
La cosa più brutta è quando non hai talento. La cosa più bella é quando credi di averlo.
Riguardo me stesso non mi faccio domande. Sono dotato di poca autostima e circondato
da persone che mi fanno complimenti eccessivi. Io non credo a loro e loro non credono a me. Ti assicuro che il risultato é un vero casino.

Quanto ha influito, e quanto influisce tuttora, l’omosessualità nei tuoi lavori?
Non riuscirei a concepire la mia intera vita se non fossi omosessuale. Mi considero fortunato a essere nato gay e lo si vede in ogni cosa che faccio. Forse potrei pure interessarmi all’eterosessualità, ma ne so davvero poco.

Che messaggi cerchi di restituire attraverso le tue opere?
Che gli italiani considerano gli omosessuali e i napoletani come alieni e io lo confermo. La cinematografia mondiale ha ampiamente dimostrato che le civiltà aliene sono sempre di gran lunga superiori alla civiltà terrestre. Escludendo Mars Attacks! e Balle Spaziali.

Parlaci della campagna contro l’omofobia. Come è nata l’idea, come è stata sviluppata…
Quando Napoligaypress.it mi ha commissionato la campagna, era il periodo in cui girava in tv il drammatico spot del Ministero delle Pari Opportunità: buio, tragico, l’ambulanza, il nero ovunque, la voce profonda e tetra. In questo modo sensibilizzi la gente ad avere pena dei gay, e non a rispettarli e basta. E quindi sono andato in senso inverso: ho usato una comicità amara e satirica per mandare il messaggio. Ho invertito i ruoli, ho cercato di confondere il concetto di normalità e così pensai: “Perchè quando nasce un bambino danno per scontato che sia eterosessuale?” e ancora “E perché io dovrei dire ai miei genitori di essere omosessuale, mentre gli eterosessuali non devono confessarlo?”. E quindi venne fuori la domanda: “I tuoi lo sanno che sei eterosessuale?”. La campagna fu pubblicata da tantissimi siti: Espresso.repubblica.it, Gay.it, Arcigay.it e altri ancora che ora non ricordo (la campagna è visibile qui, ndr). Ogni giorno mi capitava di trovarla per caso su qualche sito. Un amico mi ha detto che questa immagine gira ancora oggi sugli schermi di alcune discoteche italiane. Repubblica.it pubblicò un servizio sulla giornata mondiale dell’omofobia indicando la mia campagna come quella che si era distinta di più tra quelle prodotte in Italia. Insomma, apparentemente semplice e innocua, ma pregna di significati e interpretazioni che potrebbero tranquillamente mandare in tilt il cervello di un eterosessuale medio. D’altra parte mi hanno scritto molti eterosessuali dicendomi che quando l’hanno vista si sono sentiti alquanto inquietati. La vendetta dei gay!

Secondo te, l’arte, e la cultura in generale, possono aiutare i gay a emanciparsi o almeno a costruirsi un futuro diverso?
Io credo che il modo migliore per emanciparsi sia inserirsi nei posti di comando. Che un artista famoso sia gay può essere di esempio per la società, ma se non è accompagnato da un cambiamento delle leggi è inutile. Sono solito affrontare questo argomento dicendo che ci vorrebbe un gruppo terroristico gay. Immagina: lo Stato non passa una legge per la tutela dei gay? Facciamo saltare in aria una piazza. Poi però torno normale, e penso che neanche così sarebbe giusto. Ma il mio carattere sanguigno continua a pensare che uno Stato che ti fa vivere nel terrore… Non puoi fare altro che terrorizzarlo a tua volta. Qualcuno potrebbe obiettare che non guarisci la violenza con altra violenza. Il mio discorso di certo non si può accettare né moralmente né legalmente, ma c’è una guerra in corso dove omosessuali, lesbiche e trans vengono picchiati e uccisi ogni giorno. E quando si è in guerra si deve difendere la propria vita e la propria dignità. Non possiamo rispondere alla cieca violenza con gli striscioni: non avrai neanche il tempo di esporlo che già sarai morto. A questo proposito vorrei evidenziare il picco di omosessuali uccisi e spinti al suicidio in questo mese appena passato. Non ho altro da aggiungere.

Qual è il principale problema (o i problemi) della comunità omosessuale?
Puttanismi, lesbiche camorriste, associazioni che credono di poter possedere la vita dei gay, drag queen ottantenni imprenditrici che decidono il malandato futuro dei giovani gay, maniaci sessuali proprietari di siti, locali e riviste (versione gay del berlusconismo), “se-mi-dai-il-culo-ti-faccio-vincere”, gente che ti accompagna dalla culla fino all’aggressione omofobica, del tipo che arrivano prima loro e poi l’ambulanza e fanno a gara a chi si deve occupare per primo del tuo caso. Io sulla mia bara non voglio il loro sponsor. Tutto è diventato lo specchio di un paese simile al Bagaglino. Il trash che abbiamo raggiunto è del tutto simile al trash italiota che dovevamo evitare a tutti i costi. Mi par di capire che le associazioni pro-gay non sono interessate a spiegare ai ragazzini che “Pari Opportunità” non vuol dire scimmiottare e appoggiare quel mondo italiota che andrebbe rifiutato, lo stesso identico riflesso del velinismo che si respira nei palazzi del potere. I gay devono essere migliori dell’Italia omofoba, e non una parodia di essa. Ti dico solo che un’associazione gay italiana si rifiutò di pubblicare la mia campagna contro l’omofobia dicendo: “Così ci fai concorrenza. Le campagne le dobbiamo fare noi”. Se un giorno faranno passare la legge contro l’omofobia e permetteranno ai gay di sposarsi.. come faranno queste persone a campare? Di cosa parleranno? Su cosa sarà improntata la loro battaglia? La nuova collezione di Zara e l’articolo sul bonazzo del giorno?

Puoi parlarci, infine, dei tuoi ultimi progetti e di quelli che hai in programma per i prossimi mesi?
Ho appena finito un lavoro per il comune di Napoli: la copertina di un opuscolo contro l’omofobia (in collaborazione con Francesco Zito) che verrà distribuito in tutte le scuole a fine anno. Abbiamo creato l’immagine in stile manga di un ragazzo gay (ovviamente lo abbiamo chiamato Ciro) che accompagnerà gli alunni delle scuole napoletane lungo il percorso della comprensione delle diversità sessuali. Sono molto contento di questa iniziativa perchè credo valga molto di più insegnare fin da piccoli il rispetto. Ho sempre sognato di andare scuola per scuola a spiegare ai ragazzini chi sono i gay e i trans e diciamo che ora, indirettamente, ci sono riuscito. Ora sto lavorando a due progetti davvero belli e impegnativi che mi stanno facendo gioire come un bambino. Saranno entrambi realizzati per l’inizio dell’anno prossimo, ma chi me li ha commissionati è stato chiaro: riserbo totale. Magari te lo dirò in un orecchio…

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