Kiss face: intervista all’autore Giorgio Ghibaudo

Giorgio Ghibaudo, autore di Kiss Face

Giorgio Ghibaudo ha scritto il suo primo romanzo ed è già sulla breccia della letteratura post moderna gay.  Parliamo di Kiss face, “una frizzante opera prima capace di trasformare il collaudato rapporto tra omosessuale e fag hag in uno scoppiettante ‘road book urbano’, ricco di fantasia e colpi di scena che vi lascerà senza fiato fino all’ultima pagina”, come si legge nella sinossi del libro.  Non solo ma l’opera interessa, come ogni romanzo a tematica di qualità e di alta capacità attrattiva, un eterogeneo pubblico, tanto da confermare nelle parole del suo autore il concetto per cui “molti eterosessuali (amici/mariti/fidanzati/compagni delle fag hag di cui sopra), una lettura, anche se rapida, a Kiss Face l’hanno data”.

Kiss face è il tuo primo romanzo e viene spesso definito come “road book urbano”: come definiresti, invece, la tua prima opera al pubblico o a un potenziale lettore?

Definirei Kiss Face una storia, narrata in flashback, sul rapporto di amicizia tra un ragazzo gay, Paolo, universitario ventiquattrenne fuori corso e una sua coetanea eterosessuale, Francesca. Un’amicizia tra due persone dai caratteri opposti che aiuterà Paolo, timido, introverso e timoroso per ciò che la gente potrebbe pensare del suo orientamento sessuale, a uscire finalmente dal proverbiale “armadio”.

Chi è Giorgio Ghibaudo e perché decide oggi di scrivere un libro improntato maggiormente sul tema del coming out e dell’accettazione di sé?

Sono un neo-quarantenne che desidera raccontare, con i toni di una commedia (e con dialoghi da sitcom), una vicenda che riguarda non solo l’omofobia interiorizzata (quella di Paolo) ma anche quella che giunge dall’esterno (stimolata e sobillata spesso da Chiesa e dalla classe politica) e di cui l’intera comunità LGBT è vittima ogni giorno.

Perché intitolarlo Kiss Face?

Tempo fa mi capitò di andare a Praga. Là conobbi un ragazzo, Antonio. Mi parlò di un suo ex che aveva la capacità di fargli fare tutto ciò che voleva facendogli delle kiss faces. Quando chiesi delucidazioni su quel termine, mi spiegò che il suo ragazzo era solito fargli faccette e moine al solo fine di arruffianarselo. Quando fu il momento di scrivere il mio romanzo, nel delineare la personalità di Francesca, mi ritornò in mente quel termine, dato che la coprotagonista del libro ha capacità persuasive fuori dall’ordinario e mi sembrò dunque adatto come titolo.

In una tua intervista alla consueta domanda se il libro è un’autobiografia tu rispondi che non lo è … ti sei, però, ispirato a figure conosciute e storie realmente vissute da te?

Il personaggio di Nick, un ragazzo con cui Paolo ha una relazione, è un amalgama tra i vari fashion victims che mi è capitato di conoscere;  Flora, il personaggio trans amica di Francesca, è una rielaborazione di una persona conosciuta anni fa; in un capitolo Francesca incontra in discoteca un suo ex che… sta baciando un uomo  in pista: è la stessa cosa accaduta a una mia amica…

Sei gay com’è stato il passaggio del coming out, ovvero com’è avvenuta la tua accettazione e come, quando e perché è diventata soggetto letterario per un’opera?

Come spesso si dice, parafrasando De Filippo, il coming out non finisce mai. È un percorso, a stadi, fatto di progressi, di brusche frenate e di pause lunghe; a volte è doloroso altre volte può essere buffo; a volte ne esci trionfante, altre un po’ meno, a volte ti amareggia, altre ti sorprende. Lo devi fare con i genitori, con i parenti, con gli amici, i colleghi, i vicini di casa, la panettiera e non per forza in quest’ordine. L’importante però è farlo, il prima possibile. Ti eviti bugie, incomprensioni, imbarazzi e sotterfugi. Il mio è stato sereno (con i genitori, “affrontati” uno alla volta; con i miei amici, alcuni rimasti tali dopo la “rivelazione”, altri che hanno deciso di non volermi vedere più). Scrivere Kiss Face è un modo per presentare ai lettori un percorso (possibile) per arrivare a essere finalmente se stessi, nonostante quello che gli altri possano pensare di te.

Chi è Francesca e chi è una fag hag, termine a volte abusato individuando quasi uno stereotipo?

Francesca è una simpatica… sciroccata, una ragazza fuori dagli schemi, irriverente, sboccata e trascinatrice. Assidua frequentatrice della comunità LGBT (pur non facendone direttamente parte per “diritto di nascita”) trova inconcepibile che un gay (Paolo, in questo caso) abbia tutti questi timori e queste remore a fare questo benedetto e dovuto coming out e ovviamente lei fa di tutto pur di dargli una svegliata. Una fag hag o frociara o frociarola o anche “strega” è una persona eterosessuale, quasi sempre donna, che si trova a proprio agio tra gay, lesbiche, bisex e trans. Quello che ho voluto fare, in Kiss Face, è ribaltare uno stereotipo, anche letterario. Solitamente, nella “coppia” formata da un gay e da una fag hag, è il primo ad essere l’elemento trascinatore, bizzarro, anticonformista e colorato mentre la seconda è più remissiva, scialba, timida, insicura. Qui capita l’esatto contrario. E posso assicurarvi che le fag hag non sono uno stereotipo vivente. Esistono e sono tra noi! E ci amiamo, vicendevolmente, alla follia!

Che cosa la letteratura può fare per cambiare il sostrato culturale nostrano, ancora retto da pregiudizi e discriminazioni verso colui che esprime orientamenti sessuali differenti da quello “predominante”?

Un miracolo? Riuscire là dove nessuno è ancora riuscito? La letteratura può illustrare, sensibilizzare e forse stimolare. Sicuramente la spinta per un cambiamento non ce la possiamo aspettare dall’alto ma deve partire da noi stessi. Dobbiamo mettere la società davanti al fatto che, non solo esistiamo e siamo in tanti, ma che siamo ben diversi dagli stereotipi, quasi sempre edulcorati, offensivi e comunque rassicuranti (per gli eterosessuali) che la televisione e una certa cultura ci sottopongono ogni giorno cercando di farli passare per realistici

Kiss Face può essere interpretabile come romanzo di formazione?

Sì, il mio romanzo è un percorso che Paolo fa, di cambiamento e di accettazione, di presa di coscienza. Inizia con lui, timido e impaurito e finisce con lui fustigatore di omofobi e pronto a presentarsi in prima fila al corteo del Gay Pride. Direi che di passi Paolo ne abbia fatti parecchi

Esisterebbe un prosieguo della narrazione, ossia hai già pensato a una sua evoluzione letteraria?

Potrebbe esserci un Kiss Face 2.0 che descriverebbe altri aneddoti sull’amicizia tra Francesca e Paolo o sul prosieguo del loro rapporto negli anni futuri. Non lo so ancora. Suggerimenti? Per ora sto preparando un libro-intervista alla regista cinematografica Patricia Rozema autrice di due cult a tematica lesbica come Ho sentito le sirene cantare e When Night Is Falling

A chi hai voluto rivolgerti nello scrivere il libro e chi, invece, è risultato essere il lettore tipo più interessato alla lettura del romanzo?

Il pubblico (lettori) più coinvolto a cui il libro è indirizzato è sicuramente quello della comunità LGBT e quello delle fag hag. E così è stato, ma so che anche molti eterosessuali (amici/mariti/fidanzati/compagni delle fag hag di cui sopra), una lettura, anche se rapida, a Kiss Face l’hanno data.

You may also like