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Kisstory: la memoria dell’amore negli scatti di Danila Salerno

ricordando "I segreti di brokeback mountain" / remembering "Brokeback Mountain"

Il tutto nasce da una fotografia scattata a due ragazzi che si baciano: è abbastanza assurdo che ci siano stati commenti offensivi sulla rete, reazioni irrazionali verso un momento, quale quello dell’espressione del proprio amore e dei propri affetti, che dovrebbe essere considerato come naturale ma che, invece, viene ancora stigmatizzato come “innaturale” e “diverso”, quindi non accettabile. Danila Salerno non ha voluto fermarsi difronte a tale dato di intolleranza e ha voluto, così, insieme a Salvatore Messina, lanciare un progetto dal nome Kisstory, iniziativa volta a regalare “un book fotografico ad un numero definito di coppie, indipendentemente dal loro orientamento sessuale”. Un omaggio a quella che Danila, da noi intervistata, ha considerato essere la memoria che solo la fotografia può garantire, ossia quell’arte che si fonda su quell’“espressione emotiva e comunicativa … usata come mezzo di “esplosione” per questa idea”. “Gli scatti realizzati – ha affermato Danila – hanno dato uno sguardo alla storia”.

Danila, sei fotografa reporter, e hai realizzato un servizio fotografico sul tema degli amori: come e da cosa è nata l’idea?

L’idea è nata dal mio sdegno nei confronti di chi non va oltre il semplice lato estetico e puritano dei ritratti dell’amore. Ho fotografato due ragazzi dello stesso sesso intenti a baciarsi. Ben felici di condividere il loro gesto d’affetto, essi hanno pubblicato la foto su facebook e si è scatenato un putiferio dettato dall’ignoranza, dall’omofobia e dalla superficialità di chi ha commentato. Infuriata, ho proposto un’iniziativa che regalasse un book fotografico ad un numero definito di coppie, indipendentemente dal loro orientamento sessuale.

Un buon numero di persone sono state coinvolte: come hanno risposto alla proposta? Come ha risposto il movimento LGBT?

Ho pubblicato l’annuncio su facebook e ho ricevuto svariate adesioni a primo impatto. Ma alla fine dei conti, non è stato semplicissimo trovare le persone che volessero partecipare per il reale obiettivo dell’iniziativa. Il modo di esporre il tema è stato ritenuto troppo scottante da molte coppie. Tra omosessuali non dichiarati (e qui mi permetto un inciso: per quale motivo bisogna “dichiarare” i propri gusti per sentirsi normali?!) e coppie “etero” che non hanno voluto associare la propria immagine a quella degli omosessuali, la ricerca è stata ardua. Però si sono uniti ragazzi intelligenti e disponibilissimi, che non smetterò mai di ringraziare. Senza di loro, questo progetto sarebbe solo un disegno nella mia testa. Per quanto riguarda il movimento LGBT, non credo che enti ufficiali conoscano il progetto, a parte il comitato Arcigay di Lamezia Terme, che ha espresso i più sentiti complimenti.

Il progetto vuole parlare di quegli amori che gridano, giustamente, pari dignità: perchè la scelta del titolo della rassegna, Kisstory?

Quando ho scritto l’annuncio mi sono sentita frustrata nello scrivere “coppie etero e coppie gay”. E’ brutto fare questa distinzione. Quindi volevo dare un titolo che richiamasse innanzi tutto all’unione. Difatti, “KISSTORY” è la congiunzione di tre parole: KISS+HISTORY+STORY. I baci che hanno fatto la storia riproposti in una nuova versione.

Il sottotitolo del progetto, “c’era una volta la storia che incontrò baci ed emozioni e li regalò alla memoria del mondo”, che cosa vuole esprimere, ossia quale è il concetto di “regalo” che si esprime e come la fotografia può esprimerlo al “mondo”?

Il sottotitolo vuole esplicare il senso e l’iter progettuale dell’iniziativa. Gli scatti realizzati hanno dato uno sguardo alla storia. Io credo che uno dei regali migliori che la società possa ricevere è proprio la possibilità di guardare indietro ed imparare dal passato. E’ risaputo che la memoria visiva gioca spesso un ruolo importante nella comunicazione, quindi non credo ci fosse arma migliore in questo caso. La fotografia è espressione emotiva e comunicativa. E’ per questo che l’ho usata come mezzo di “esplosione” per questa idea.

“A cosa serve una grande profondità di campo se non c’è un’adeguata profondità di sentimento?”, scrivi, citando Eugene Smith, sulla pagina facebook della tua attività artistica: come si è tradotto questo concetto interessante in arte fotografica?

Un fotografo può avere elevata tecnica ed infinita attrezzatura… ma ci sono cose che non ti danno né i soldi, né lo studio: la passione, il sentimento e la sensibilità. E’ per quello che, in alcuni casi, a “fotografa” preferisco il termine “fotoreporter”. Perché ho l’impressione che il fotoreporter abbia una maggiore devozione nel catturare e narrare le cose.

Kisstory è solamente una risposta all’attacco omofobico che è giunto nella rete all’atto della pubblicazione di una foto di un bacio tra Carlo e Stefano, oppure ha anche un aspetto propositivo a livello culturale?

Io non amo che Kisstory venga associato esplicitamente alla lotta contro l’omofobia, perché io voglio che l’album esprima il concetto di amore, indipendentemente da tutto il resto, senza esaltare una piaga della società che, in quanto tale, non merita di essere citata. Non mi piace dare importanza ai sinonimi di ignoranza. L’omofobia non è più importante dell’amore incondizionato. Pertanto, non voglio darle peso o spazio in questo progetto, sebbene sostanzialmente esso è nato proprio da attacchi omofobi.

Quali sono i riferimenti artistici a cui ti sei rifatta, o hai voluto specificatamente rifarti, nella produzione del servizio Kisstory?

Kisstory è frutto di una selezione post-ricerca. Gli scatti sono la riproposizione in chiave semi-alternativa di famose fotografie, pellicole cinematografiche ed opere d’arte che hanno dato qualcosa alla storia. Dopo aver visionato svariati siti, blog e network, io ed il mio collaboratore abbiamo scelto immagini che hanno suscitato  maggiore interesse artistico ed emotivo in noi. Abbiamo dovuto solo metterci del nostro, le immagini originali erano già dotate di molta forza. Per esempio, a molti è piaciuta la riproduzione del quadro “GLI AMANTI”, altri hanno espresso ammirazione per la riproduzione della foto-copertina in cui sono ritratti Yoko Ono e John Lennon. Grossa curiosità ha suscitato lo scatto che richiama una scena del film “Spiderman”.

Salvatore Messina ha collaborato fortemente alla realizzazione di Kisstory: com’è nata la collaborazione e come si è sviluppata tra due artisti con percorsi diversi e, quindi, generi differenti di riferimento?

Io e Salvatore ci siamo conosciuti in un locale ed entrambi abbiamo sempre saputo di coltivare la stessa passione. Fortunatamente, non ci siamo fatti mangiare dall’invidia, bensì abbiamo sempre coltivato una stima reciproca. Appena lui ha letto il mio annuncio, mi ha chiesto di collaborare perché sensibile al tema e soprattutto perché gli attacchi più feroci alla foto “incriminata” arrivavano proprio dalla sua città, Crotone. Io mi sono sentita onorata e ben felice di accettare, anche perché penso che lui in diversi casi sia molto più bravo di me. Non poteva che apportare migliorie al progetto. Ci siamo compensati bene. Ed è nato tutto quello splendore – lasciamelo dire – per cui andiamo entrambi orgogliosi.

Cosa ci sarà dopo Kisstory, ossia hai altri progetti in mente e in programma?

Da un bel po’ di tempo, sto sviluppando una raccolta che si chiama “Mentre tutto scorre”, in cui sottolineo le problematiche sociali che affliggono le strade delle città, anche estere, che visito.. problemi che, in fin dei conti, sono sempre uguali: guerra, fame, povertà, sfruttamento minorile, degrado urbano ed ambientale. Ora vorrei puntare su temi più “personali” e meno “generici”, come stalking, mobbing, violenza, sofferenza psichica… ed altro.

La denuncia sociale e l’azione quasi formativa, educativa, della tua arte sono parti fondamentali della tua produzione: quale è il rapporto che si è instaurato e come declini artisticamente, sia dal punto di vista estetico, sia concettuale, tale rapporto?

Essere così “scomoda” nella società a volte porta critiche, rischi e anche qualche piccola sofferenza, quando si è sensibili. Bisogna solo assumersi tutte le responsabilità del caso ed esser consapevoli di quanto e cosa si svolge. A volte, in queste piccole lotte, mi sento sola o estremamente sognatrice, altre volte penso che se voglio una società migliore qualcuno dovrà pur cominciare. Per quanto io ami le immagini statiche, non amo curare molto il lato estetico. Preferisco che le persone che osservano, me compresa, vivano emozioni e non si soffermino semplicemente a guardare.

Che cosa la fotografia può dare alla diffusione di alcuni contenuti e messaggi di uguaglianza e di pari dignità delle persone, a prescindere dagli orientamenti sessuali e dall’identità di genere?

In questi casi, la fotografia aiuta a mostrare una realtà anche momentanea, conferendole quasi concretezza. A volte le immagini non si fermano agli occhi, ma sono pulci nelle orecchie.. di conseguenza arrivano al cervello. Un caro amico recentemente mi ha fatto notare come gli USA combatterono la guerra fredda contro la Russia anche tramite il cinema. Chissà che io non riesca a combattere i mali del mondo con le foto… Magari supportata da chi, come me, vuole vivere in maggiore serenità.

 

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