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La campagna per i diritti gay sugli autobus di Trieste

Prendere l’autobus è cosa comune per molti di noi. C’è chi lo prende per lavoro, chi semplicemente per raggiungere gli amici in centro. A Trieste, questo gesto quotidiano sarà accompagnato da una originale iniziativa. Per il periodo delle festività natalizie, oltre alle solite pubblicità che promuovono l’uso di un profumo piuttosto che invogliare l’acquisto di una particolare marca di caffè, sarà possibile vedere una campagna denominata “Si va DIRITTI all’amore”.

In questo caso, il termine “DIRITTI” è visto nella duplice veste di aggettivo e di sostantivo. È decisamente un messaggio non convenzionale, che non promuove nessun prodotto commerciale, bensì fa leva sul sentimento e sul riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali.

Questa iniziativa è stata promossa dal Circolo Arcobaleno Arcigay e Arcilesbica di Trieste, con il patrocinio del Comune e della Provincia di Trieste, coinvolgerà tutti i 250 autobus della provincia friulana fino alla fine dell’anno e sarà in lingua italiana e slovena. Lo scopo è abbastanza chiaro: ricordare a tutti che le famiglie omosessuali esistono, che affrontano i problemi della quotidianità e vivono le gioie come tutte le famiglie.

Il messaggio è affidato a sei immagini di altrettante situazioni familiari: l’addobbo dell’albero di Natale, un aiuto nel fare lavori domestici o fare la colazione a letto sono alcune di queste. Il progetto fotografico è stato realizzato da due studenti universitari del corso di laurea di scienze della comunicazione di Trieste, Giulia Raineri e Roberto Lillo.

Hanno collaborato i volontari e volontarie del Circolo Arcobaleno “Antony”, il quale ha anche finanziato il progetto. Queste le parole di Davide Zotti, Presidente dell’Associazione che ha sovvenzionato l’iniziativa: “È una campagna fatta su base volontaria e abbiamo voluto metterci la faccia perché siamo come tutte le altre famiglie e per questo abbiamo deciso di rappresentarci con un’immagine tradizionale”.

Zotti ha poi proseguito: “Le foto scattate all’interno delle mura domestiche mettono a nudo un vuoto normativo nei confronti delle famiglie omosessuali che pesa sulla loro vita”. Un vuoto che, nonostante l’articolo 29 della Costituzione, continua ad esserci. Del resto, nonostante tale norma, anche le donne hanno dovuto attendere quasi trent’anni prima del loro pari riconoscimento all’interno della famiglia, con la riforma del diritto alla famiglia del 1975. Che il 2013 sia di buon auspicio per le coppie omosessuali? Ai posteri l’ardua sentenza.

 

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