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La pecora rosa - Carlo Di Paolo

La pecora rosa - Carlo Di PaoloEsce il nuovo romanzo di Carlo Di Palo, La pecora rosa, un romanzo a tematica gay, dal profilo autobiografico, il protagonista è l’autore, con tinte narrative tragicomiche: il titolo nasce dall’idea secondo cui tutti noi facciamo parte di un gregge e ognuno di noi ha una “propria sfumatura caratteriale, d’aspetto”.

Il libro ha avuto una funzione terapeutica per l’autore, ci confida lo stesso Carlo Di Palo, che abbiamo intervistato, presentandoci la struttura, il contenuto del libro, la finalità del messaggio proposto e, infine, uno sguardo generale sul tema delle affettività e del rapporto tra letterarura e temi LGBT.

Come nasce l’idea di scrivere un libro, dal sapore fortemente autobiografico, all’età di quarant’anni?

In realtà il libro l’ho scritto a trent’anni e ha avuto una funzione terapeutica per me. Ho buttato giù le mie emozioni, le cose belle e brutte delle mie esperienze, a mo’ di pensieri. Poi, pian piano, ha preso la forma di un libro. L’ho tenuto nel cassetto per anni. Un giorno ho deciso di dover/poter condividere tutto con gli altri. L’idea è di un romanzo viscerale, sincero, apposta ho lasciato delle espressioni del linguaggio parlato, scorrette dal punto di vista grammaticale, per non intaccare l’immediatezza dello scritto. Anche, ad esempio, alcune pagine hanno un’impaginatura un po’ diversa, direi “frastagliata”, in modo tale da identificare il flusso discontinuo dei miei pensieri. Almeno questa è la mia idea.

Perché La pecora rosa?

Io penso che siamo tutti un gregge, anche inteso come omologati dalla società. Ma, poi, ognuno ha la sua sfumatura caratteriale, d’aspetto. Io mi sentivo quella rosa, unico gay, almeno cosi credevo da bambino, diversa dalle altre.

Chi è Claudio, potremmo dire che sia un alter ego dell’autore?

Claudio sono io in tutto e per tutto. C’è tutto me stesso. Se vuoi dire alter ego, va bene.

È stato difficile scrivere un romanzo con contorni e riferimenti puramente autobiografici: dove sta la narrazione della propria esistenza e dove sta il profilo autobiografico del romanzo?

Come dicevo prima è un romanzo viscerale sincero, il raccontare di me è autobiografico, le due cose si fondono. Io dico sempre, parlando del libro, che è “autobiografia romanzata”.

Come possiamo definire il romanzo, ossia a quale genere appartiene?

Romanzo aubiografico a tematica gay con una punta di tragicomicità: un po’ Bridget Jones un po’ Melissa p.

Potresti già anticiparci il riscontro avuto nel pubblico lettore?

Sì, io in contemporanea ho aperto una pagina su fb, La pecora rosa il libro, dove tutti possono mettere recensioni, selfie, pareri, foto etc … Spingo tutti ad essere sinceri e, quant’ altro sul retro del cartaceo, ci sono questo contatto più il mio contatto di fb per farmi conoscere. Mi interessa il parere di chi compra. Finora ho avuto buone recensioni, mi dicono che il mio romanzo “arriva”, alcuni si sono commossi, altri hanno avuto la ridarella.

A chi hai voluto maggiormente rivolgerti scrivendo il libro?

In primis a me stesso, per capirmi, ora a tutti, di sicuro alla mia generazione di 40enni cresciuti senza internet, ai gay che sicuramente si ritroveranno nella mia storia e a tutti gli altri lettori, che vogliono capire un po’ questo mondo e divertirsi con un romanzo leggero e divertente …

È il primo romanzo a tematica gay che affronti: hai precedenti lavori letterari?

No, il primo in assoluto.

Hai altre idee letterarie, anche a tematica gay, che stai affrontando e preparando?

In realtà lavoricchio al secondo libro per il prossimo anno, sempre tematica gay, ma non autobiografico. Toccherò il genere “bear”: top secret per ora. Nel frattempo, da poco, ho una rubrica lgbt sul sito senzalinea.it, debutta settimana prossima. Ho già inviato il primo articolo che si chiamerà “L’angolo della pecora rosa”: ogni 2 settimane esprimerò il mio parere su un argomento scelto dalla redazione.

Come è avvenuta la fase di scrittura e come, ora, avverrà la fase di distribuzione del libro?

La fase di scrittura è stata veloce, immediata, realizzata senza pensarci troppo, non c’è ne stato bisogno. Le parole mi uscivano spontanee. Ho perso più tempo a riordinare i pensieri e, poi, a dargli forma di un romanzo. La distribuzione c’è già e va avanti. Il libro si trova a Milano, a Napoli e in vari altri negozi in Campania, nei circuiti gay di Napoli, presto anche a Roma e in altre città, spero. In alternativa può essere ordinato tramite la pagina del libro, sovracitata. Esiste anche la versione in ebook . Tutti gli indirizzi sono sulla pagina.

over60man

over60man“Parlare di terza età in ambito LGBT vuol dire, in primo luogo, fare un ulteriore passo avanti verso i pieni diritti delle persone omosessuali, mettendo in luce come l’assenza di leggi che regolassero le convivenze ha prodotto oggi situazioni spesso difficili da gestire” Elettra Groppo è editrice, Elmi’s World, e la sua casa editrice ha proposto un’antologia di scrittori vari, Franco Buffoni, Ivan Cotroneo, Andrea Demarchi, Gianni Farinetti, Giorgio Ghibaudo, Stefano Paolo Giussani, Stefano Moretti, Giancarlo Pastore, Gianluca Polastri, Eduardo Savarese, Roberto Schinardi, oltre agli autori della sceneggiature “La memoria del pesce rosso”, Veronica Coppo, Alessio Posar, Michele Prencipe e Francesca Nozzolillo, che ha come narrazioni storie di vite di persona anziane LGBT. Il progetto antologico, Over 60 – Men, ha una finalità piuttosto importante, ossia sostenere lo Sportello Terza Età LGBT a Torino, funzionante dal 2014 e che richiama un’utenza di 10000 unità nella città di Torino. Abbiamo intervistato Elettra, parlando di come è nata l’idea dell’antologia e di come si è sviluppata l’opera.

Cosa significa, oggi, parlare di un’antologia letteraria che parla della terza età delle persone LGBT ?

Parlare di terza età in ambito LGBT vuol dire, in primo luogo, fare un ulteriore passo avanti verso i pieni diritti delle persone omosessuali, mettendo in luce come l’assenza di leggi che regolassero le convivenze ha prodotto oggi situazioni spesso difficili da gestire. Dalla semplice assistenza alle successioni. In secondo luogo vuol anche dire prendere coscienza di una realtà che ha alcune peculiarità, dovute alla costante e persistente omofobia che permea la società italiana. Spesso, ancora oggi, uomini e donne omosessuali si trovano a dover rompere i rapporti con le proprie famiglie d’origine e, quando si trovano a dover affrontare le prime difficoltà dovute all’età, sono in molti casi più soli delle persone eterosessuali. Una condizione che riguarda solo una parte, anche se importante, del mondo LGBT, ma che evidenzia come sia ancora complicato poter essere fino in fondo se stessi.

Come è nata l’idea?

L’idea è nata al tavolino di un caffè storico torinese, un sabato pomeriggio. Erano presenti Gianluca Polastri, narratore e curato dell’antologia, e gli scrittori Gianni Farinetti e Andrea Demarchi. Dopo poco al gruppo di è aggiunto anche Enzo Cucco, direttore dell’Associazione Lambda. Tra un caffè e un “bicerin” ha preso vita l’iniziativa, poi promossa da Bosto40, che ha dato vita all’antologia. In ultimo, si è unita al progetto la casa editrice Elmi’s World che ha reso possibile la realizzazione del libro.

Che cosa ci dobbiamo attendere all’interno dell’antologia?

All’interno dell’antologia ci sono 9 racconti, scritti da alcuni dei più noti autori di gay fiction, fra cui Gianni Farinetti, Ivan Cotroneo e Giancarlo Pastore. C’è poi una breve sezione di poesia che ospita due autorevoli esponenti del genere come Franco Buffoni e Stefano Moretti. Il tutto si chiude con una divertente e inaspettata sceneggiatura realizzata da un gruppo di giovani autori, provenienti dalla Scuola Holden di Alessandro Baricco.

Si narrano storie da parte di più autori che riguardano vite ed esistenze di persone, donne e uomini, omosessuali sopra i 60 anni, da punti di vista diversi: che cosa lega queste esistenze ed esperienze?

L’unica cosa che lega tutte queste esperienze è solo l’età dei protagonisti. Ognuno dei personaggi, infatti, porta con sé vissuti diversi e questo fa sì che anche le storie siamo molto diverse fra loro. Anche i generi proposti dagli autori sono differenti. Si passa dal racconto metropolitano a quello di viaggio, fino alla narrazione storico-biografica (si parla dell’amore fra Leonardo Da Vinci e Gian Giacomo Caprotti). Molti anche gli argomenti toccati. Si affronta il tema dell’omogenitorialità, quando i genitori same sex sono ormai diventati nonni. Si discute di visibilità gay nella terza età, quando ormai il sesso non è più una dei pilastri della vita sociale e relazionale. Si descrive come in molti casi la vita continui, nonostante le minori forze e i primi veri acciacchi, anche grazie alla costante capacità di rimettersi in gioco e fare nuove amicizie. Non mancano, però, quadretti poetici che vanno al di là dell’ostacolo degli anni. Penso alla storia dei due suonatori ambulanti di Venezia che, quando tornano a casa, trovano il lodo nido accogliente, come tante persone eterosessuali che hanno passato, fra alti e bassi, tutta la vita insieme.

Quali sono gli autori coinvolti?

Gli scrittori coinvolti sono: Franco Buffoni, Ivan Cotroneo, Andrea Demarchi, Gianni Farinetti, Giorgio Ghibaudo, Stefano Paolo Giussani, Stefano Moretti, Giancarlo Pastore, Gianluca Polastri, Eduardo Savarese, Roberto Schinardi. A questi si sono uniti gli autori della sceneggiature “La memoria del pesce rosso”: Veronica Coppo, Alessio Posar, Michele Prencipe e Francesca Nozzolillo.

A quale target si rivolge l’antologia, ossia si rivolge solo a persone della terza età?

No, assolutamente. Anzi, la speranza è che siano soprattutto i più giovani a leggerla. Molti degli autori hanno meno di quarant’anni e hanno voluto scrivere racconti per sensibilizzare i lettori nei confronti di argomenti da cui spesso si sfugge perché fanno paura. Sono però le decisioni che si prendono a venti o trent’anni che poi portano conseguenze dopo i sessanta. È un libro importante per tutti. È un po’ come chiedere a un giovane: “Come ti immagini a sessant’anni?” Ecco, un libro come questo può aiutarlo a capirlo meglio e a non commettere gli stessi errori dei protagonisti. Ovviamente anche il pubblico più adulto potrà ritrovare se stesso in questi bei ritratti nati dalla penna di scrittori preparati, capaci di costruire dinamiche psicologiche molto reali, anche quando, per questioni anagrafiche, non sono state vissute in prima persona. Raramente le case editrici pubblicano storie con protagonisti che vivono la terza età; o, se lo fanno, i più adulti sono sempre elementi secondari della narrazione. Questa può essere l’occasione per confrontarsi con personaggi coetanei e vedere come loro affrontano la vita.

Come è avvenuta la fase di elaborazione e organizzazione dei testi da parte dei vari autori?

Questo bisognerebbe chiederlo a loro. Il curatore si è limitato a mettere dei confini, poi ognuno ha potuto muoversi come meglio ha creduto e senza dover sacrificare il proprio stile narrativo. Questo è il segreto per ottenere lavori di alta qualità e regalare una nuova occasione di lettura al pubblico che già segue da anni gli autori coinvolti. Con questi nomi, poi, c’era ben poco da indirizzare.

Quale rapporto si instaura, a livello culturale, sociale e psicologico esistenziale tra persone della terza età e la letteratura?

La letteratura consente di confrontarsi con se stessi e con gli altri. La terza età, soprattutto quando si è già andati in pensione e si ha molto tempo per pensare, è l’età in cui si tiranno le somme di una vita. L’età in cui si cerca di godere di ciò che si ha, elaborando anche nuovi punti di vista. Cercare analogie e differenze con le vite altrui aiuta a vivere meglio e a trovare nuove vie per esprimere appieno se stessi.

Ci sono parti dedicate alla poesia: che cosa determina questa scelta?

In realtà, almeno all’inizio, la sezione poesia non era prevista. Sono sempre meno i lettori che possiedono gli strumenti utili a capire il testo poetico contemporaneo. Questo quindi spinge gli editori, forse troppo spesso, a relegare la poesia a un genere elitario e di scarsa diffusione. È stata però una scelta obbligata, quando due dei più importanti poeti della scena letteraria italiana hanno deciso di dare un proprio contributo. Franco Buffoni è probabilmente il più importante poeta italiano ancora operante e Stefano Moretti è l’autore di una delle più importanti sillogi di poesia italiana degli anni ’80. Possiamo anche dire che sia stata una scelta ritagliata su di loro.

Si parla anche di Alzhaimer in un racconto: com’è affrontata la questione?

L’Alzhaimer è al centro della sceneggiatura “La memoria del pesce rosso” ed è il fulcro su cui ruota tutta la vicenda. Gualtiero e Armando sono una coppia di uomini che vive in casa con la propria governante sudamericana e con il pesce rosso Elton John. Armando, però, è affetto dal morbo di Alzhaimer e ogni giorno vive una costante regressione, che lo porta a rivivere situazioni già superate del proprio passato, che rischiano di minare il lungo rapporto con Gualtiero. Gli autori, per affrontare un tema così drammatico, hanno preferito optare per il registro della commedia. In certe situazioni, una sonora risata può avvicinarci a un problema più di mille lacrime, perché ci permette di abbattere diffidenze e paure, e di guardare il problema senza inutili filtri.

Il progetto antologico ha una finalità piuttosto importante: sostenere lo Sportello Terza Età LGBT a Torino, funzionante dal 2014 e che richiama un’utenza di 10000 unità nella città di Torino. Come è nato il sodalizio?

L’importanza dello Sportello era nota ad alcuni degli autori, è stato quindi abbastanza facile creare un parallelo fra le storie di persone LGBT in terza età e l’utenza del servizio. Tra l’altro a settembre uscirà anche una seconda antologia, che sarà dedicata alle donne, e i cui proventi saranno destinati sempre a questa meritoria attività dell’Associazione Lambda. Proprio in questi giorni, inoltre, è partito un secondo corso per formare i volontari che gestiscono lo Sportello e sembra ci sia stata una buona risposta. A volte le collaborazioni nate un po’ per caso posso ottenere risultati davvero inaspettati e l’antologia Over60-men li sta di sicuro ottenendo.

libreria gay milano

Una nuova libreria a tematica Lgbt si apre a giugno a Milano: Antigone è il suo nome, epico come impatto, quasi mitologico, così come è mitologica la storia delle librerie a tematica Lgbt che si sono susseguite a Milano, dalla Babele per arrivare alla Nuova Babele.

In un panorama, non solo nazionale, che vede terminare ogni esercizio culturale a scopo di vendita e a scopo aggregativo sociale rivolto al mondo Lgbt e queer, la scommessa di una nuova libreria che si rivolga a questo pubblico potrebbe sembrare coraggiosa. Antigone ha un’offerta chiara e vuole rompere un immobilismo commerciale e di distribuzione editoriale garantendo un servizio che va oltre al mero mercato: da Antigone, la cui inaugurazione sarà a giugno, e avverrà nella sede che sorgerà in Porta Venezia, territorio di Milano che solo ultimamente è stato eletto quale quartiere con maggior presenza di spazi e di locali rivolti alla comunità Lgbt, assurgendo la zona stessa a quartiere arcobaleno, si potranno trovare libri e pubblicazioni che toccano vari temi.

Cosa si può trovare da Antigone? In libreria saranno disponibili diversi generi letterari che ci condurranno in molteplici materie e discipline, attraverso cui si potrà apprendere temi legati al femminismo, alla storia dei movimenti femministi alla cultura e alla sottocultura Lgbit*q: testi, riviste, anche storiche, saggi, romanzi, antologie, e, poi, ancora ricerche universitarie, raccolte e produzioni universitarie dedicate alle sessualità, alle relazioni affettive, sentimentali e sessuali, ai rapporti tra generi e agli studi di genere, ai gender and queer studies.

Gli studi di genere e la teoria queer sono i principali argomenti affrontati nelle pubblicazioni che saranno tra gli scaffali della libreria e riguarderenno realmente una gamma e un caleidoscopio ampio, che presenta una materia molto complessa, altamente attuale e, infine, interessante e coinvolgente più discipline: dalla sociologia alla psicologia, dalla storia al diritto, dalla geografia delle sessualità alla medicina, giungendo all’arte, alla cultura, alla letteratura, al cinema, al teatro. Non mancheranno pubblicazioni in lingua originale, che ancora non hanno visto né una traduzione in italiano, né una diffusione e distribuzione.

Antigone non sarà solo una libreria, quella che, purtroppo, molte e molti di noi sono abituati a pensare, ossia un luogo di semplice vendita e di distribuzione di libri: Antigone sarà un luogo, accessibile a tutte e a tutti, di incontro, confronto, conoscenza e dialogo su temi che riguardano la storia, l’attualità e i percorsi sociologici, giuridici e psicologici sui temi Lgbit*q, nonché uno spazio di contaminazione tra diverse culture artistiche ed espressività, offrendo la libreria anche per momenti espositivi e presentazioni di libri.

Antigone vuole diffondere una cultura del rispetto della dignità delle persone Lgbt, gay, lesbiche, bisessuali e transgender, intersex e queer, nonché della donna nel suo ruolo emancipato e autodeterminato nella società: una cultura che divenga vero e proprio argine a ogni forma di discriminazione e di esclusione, di emarginazione e di osteggiamento. Antigone, infatti, vuole rivolgersi a tutte a tutti coloro che sono interessati alla cultura, che si fanno domande e che cercano di confrontarsi sulle risposte, coloro che viaggiano, coloro che vivono la città, ai migranti, alle famiglie, ai single, alle donne, agli studenti, a coloro che scrivono e a coloro che leggono, a coloro che promuovono cultura e a coloro che di cultura hanno sete, alla comunità Lgbt, alle donne e agli uomini. Chi volesse magfgiori informazioni sull’inaugurazione di Antigone e rimanere in contatto con i responsabili della libreria basta accedere alla pagina facebook ufficiale.

 

 

nadir malizia intervista

nadir malizia intervistaAbbiamo incontrato Nadir Malizia, 39 anni, diversamente abile dalla nascita, originario di Cremona e da alcuni anni residente a Marotta (PU), per parlare della sua vita e soprattutto del libro che ha scritto, dal titolo ‘Vita su quattro ruote’, libro, autobiografico e non solo, pubblicato dalla casa editrice ‘C’era una volta’ di Roma, che ha fortemente creduto in lui e nella sua storia.

Centootto pagine, 16 capitoli, in cui, innanzitutto, l’autore tocca il tema della disabilità e della omosessualità, affrontando entrambi a 360 gradi, da un punto di vista sia personale che sociale.

Ciao Nadir, ben trovato, grazie per aver accettato la nostra intervista: cosa significa essere disabile ed omosessuale, in Italia?

Prima di tutto voglio ringraziare la redazione di PianetaGay per questa intervista. In particolare te, Ilaria, che hai voluto conoscermi e far conoscere il mio libro “Vita su quattro ruote” edito da GruppoC1V Edizioni di Roma.  Veniamo alla prima domanda che mi poni. Essere disabile e omosessuale, certamente non è facile, a fronte dei tanti pregiudizi che sussistono nella nostra società. Per molti la diversità non dico che faccia paura, ma ci sono ancora tanti muri da abbattere. Devo dire che è stato fatto un passo molto importante, riconoscendo le unioni civili e i diritti per le persone dello stesso sesso (meglio tardi che mai). Nel mio libro autobiografico “Vita su quattro ruote2, ho voluto raccontare del mio rapporto con la mia omosessualità in modo sereno e tranquillo, trasparente. Sapevo benissimo a quello che stavo andando incontro. Ero consapevole che potevo ricevere anche delle critiche ma questo non mi spaventa. I giornali e i media sono abituati a parlare della omosessualità solo tra due uomini e donne “normodotati” ma parlare invece di quello che potrebbe capitare tra un uomo gay in carrozzina e l’altro rappresenta un tabù e allora io mi chiedo, perchè non se ne parla? Cosa c’è di strano? L’amore è amore indipendente da come sei. Gran parte delle persone gay vogliono uomini palestrati, le donne omosessuali vogliono donne mascoline e questo lo affermo senza ipocrisia. Tuttavia, esistono anche altri di realtà, di uomini e di donne, in carrozzina che sono bellissime, sì, ma che stanno sedute e che vogliono essere trattate come una qualunque altra persona. In fondo siamo uguali con le nostre diversità. Tutti abbiamo il diritto di amare e essere amati.

Parli di entrambe le situazioni nel tuo libro intitolato Vita su 4 ruote, edito da C’era una volta, casa editrice romana: come è nata questa idea?

Esatto nel libro parlo di entrambi le situazioni, anche se Nadir Malizia 3approfondisco tanti altri temi molto interessanti, che avrete modo di scoprire, se vorrete leggere il libro. L’idea di scrivere questo libro autobiografico è nata come un fulmine a ciel sereno. Ascoltando i telegiornali, leggendo i quotidiani e ascoltando i programmi di attualità, ho notato come se ne parli poco e male e come si mettano in risalto soltanto gli aspetti negativi, ovvero le difficoltà. Facciamo vedere, invece, anche gli aspetti positivi, indipendentemente dalla nostra condizione. A questo punto ho voluto mettermi in gioco. In primis è  stata una bella sfida con me stesso  E dopo in secondo piano, è stata sicuramente la sfida più grande, con la nostra società. Ho voluto metterci la faccia indipendentemente da quello che gli altri, potevano fare, pensare o dire. In primo luogo sono convinto che ci voglia RISPETTO.

Sei laureato in legge….

Sono laureato in legge da quasi sei anni. Specializzato in Diritto Comunitario e Diritto Internazionale dell’UE con la conoscenza di due lingue straniere. Ma questa non è stata la prima scelta che ho fatto, dopo essermi diplomato in lingue nel 2000. Volevo fare l’attore di teatro e cinema, visto che in passato con la scuola, ho avuto esperienze molto interessanti in questo campo. Devo dire che ero anche bravo, a detta di chi era dell’ambiente. Presi un anno sabbatico per staccare la spina e in marzo cominciai a studiare per entrare in Accademia di teatro. Studiai con impegno fino al giorno del provino. Mi preparati Amleto e una poesia di Pascoli dal titolo LAVANDARE. Qualche mese prima mio padre mi accompagnò a parlare con il direttore dell’accademia. Sembrava entusiasta della mia scelta di entrare nella scuola e questo mi diede la carica, per impegnarmi ancora di più. Arrivò il giorno del provino a metà settembre ma non ebbi modo di farlo a causa della struttura inagibile e mi venne detto dalla segretaria, che avrei dovuto aspettare un altro anno. Mio padre ci rimase male. Mi propose allora di andare a Milano al Teatro Piccolo dove insegnava Gigi Proietti. Ma io gli risposi di no. Dopo tre anni cosa avrei fatto? Trovare un gruppo non è facile. Allora presi la decisione di iscrivermi all’ università. All’inizio non è stato facile, perché non era quello che volevo fare ma poi capii che avrei potuto farcela. Mi sono laureato in legge nel 2010.

Cosa rappresenta la scrittura, per te?

Libertà di espressione fatta di parole, pensieri e emozioni.

Quanto è importante la forza di volontà, in tutto quello che facciamo e nel superamento delle difficoltà, in base alla tua esperienza di vita?

Secondo la mia esperienza personale, la volontà che ognuno di noi possiede è un fattore molto importante, per superare le difficoltà di ogni giorno. La vita io l’ho sempre paragonata ad un gioco di società con il detto: “Chi l’ha dura la vince” in parole povere, se credi in cio che fai, riuscirai ad arrivare a qualsiasi obbiettivo tu voglia. Nel corso della mia vita ho superato tante difficoltà personali e sociali; non dico che le difficoltà siano terminate ma niente è impossibile. Ho sempre superato ogni cosa con il sorriso perché da ogni esperienza, si può sempre trarre un’insegnamento che ci fa crescere e migliorare come essere umani.

Progetti per il futuro prossimo…

Di progetti per il futuro ne ho, spero di realizzarli tutti. Per ora continuo a scrivere il mio secondo libro ambientato nel mondo della lirica. Continuo, nel frattempo, a far conoscere il mio primo libro, e spero che continui ad essere letto e che possa far riflettere visti i temi che tratto. Chi volesse acquistarlo può visitare il sito della casa editrice GruppoC1V Edizioni  e anche la pagina facebook ufficiale del libro.

Siamo in chiusura, Nadir, grazie per questa bella chiacchierata: a questo punto ti chiedo di lasciare un messaggio ai lettori di Pianeta Gay…

Amate la vita e accettatevi per come siete, perché se avrete pazienza e costanza, potrete conoscere tanto di voi stessi. Fatto questo riuscirete a capire anche gli altri e quello che vi circonda.

 

Orologio del Cuore, romanzo di Sabrina Ferri

Orologio del Cuore, romanzo di Sabrina FerriEsce L’orologio del cuore, libro scritto da Sabrina Ferri, edito da 0111 Edizioni, un lungo viaggio nella memoria in un passato fatto di persecuzione e di emarginazione per, poi, giungere in un presente dove sogni e aspettative, tanto attese, si sono realizzati. «L’orologio scandisce i battiti dell’esistenza – sottolinea l’autrice che abbiamo intervistato – ed è fonte di un tempo che passa, di un presente che diventa passato». «Ho iniziato a scrivere questo libro un 27 Gennaio – anticipa Serena Ferri – quando mi sono imbattuta per caso in un articolo che parlava dell’omocausto e che raccontava della drammatica realtà vissuta dagli omosessuali nei campi di concentramento».

L’orologio del cuore: che significato ha la scelta del titolo del libro?

Il titolo del libro deriva da una scelta ben precisa. L’intero romanzo ruota attorno ad un oggetto, un orologio da polso, che il protagonista porterà con sé dall’infanzia fino alla vecchiaia. Si tratta di un oggetto “speciale” nel quale sono racchiusi i ricordi di una vita, quegli stessi ricordi che fanno parte del cuore e dell’anima. L’orologio scandisce i battiti dell’esistenza ed è fonte di un tempo che passa, di un presente che diventa passato.

Si parla di omocausto, di persecuzione degli omosessuali sotto il nazifascismo: come è avvenuta la fase di scrittura e di elaborazione del libro?

Ho iniziato a scrivere questo libro un 27 Gennaio quando mi sono imbattuta per caso in un articolo che parlava dell’omocausto e che raccontava della drammatica realtà vissuta dagli omosessuali nei campi di concentramento. Confesso che prima di allora non avevo mai sentito parlare, se non marginalmente, di questo argomento. A scuola ti insegnano l’olocausto, ti parlano di ebrei e di stelle di David. In pochi sanno che furono tantissimi gli omosessuali che persero la vita nei campi, a seguito del duro lavoro o di macabri esperimenti. Dopo aver approfondito, letto e studiato quanto c’era a disposizione sull’omocausto, ho chiuso per un attimo gli occhi ed ho fatto un viaggio mentale. Sono tornata indietro nel tempo e lì hanno iniziato a prendere vita Erich, Bruno e Ada, tre bambini, poi adulti, diversi dal resto della società e in cerca di un loro posto nel mondo. Erich, figlio di un uomo dell’esercito tedesco; Bruno, omosessuale con una grande passione per la danza e Ada, figlia di una nota prostituta. Tre vite e tre destini che corrono lungo lo stesso filo sottile.

I protagonisti vengono seguiti nella loro fase di crescita e di maturazione: come è avvenuta l’elaborazione dei caratteri e degli aspetti psicologici dei personaggi?

È strano da spiegare a parole. Quando scrivo un romanzo è un po’ come se i personaggi fossero già nella mia testa. Io li vedo, li conosco ed è solo quando riesco a toccare la loro anima che comincio a scrivere. Non c’è stato un vero e proprio procedimento che mi ha portato ad elaborare i loro caratteri. Bruno, Erich e Ada erano già lì, con i loro personali caratteri e con la loro psicologia. Forse più complicato è stato dar vita al vecchio Erich. Pensare e agire come lui, come una persona anziana. Per arrivare a far ciò mi sono soffermata a guardare i miei nonni e ho cercato di capire cosa si prova alla loro età. Ho capito che la cosa più bella per i nostri nonni è il ricordo e allora sono partita da lì: dal ricordo di un nonno che vuole liberarsi dal peso del passato.

A chi ti vuoi rivolgere principalmente con il libro?

A tutti e soprattutto a chi continua a vivere dentro schemi di vita predefiniti, chi giudica, chi non accetta la diversità. Essere diversi è bellissimo, la diversità va amata, non combattuta. E non mi riferisco solo all’omosessualità ma ad ogni forma di diversità.

I canali distributivi del libro?

Il libro può essere acquistato sul sito della casa editrice, nel circuito librerie IBS del territorio nazionale e in altre specifiche librerie (è possibile consultare la lista qui). Da inizi Aprile sarà inoltre disponibile la versione ebook acquistabile in tutti gli store online.

Qual è l’intreccio che si esprime attraverso la narrazione del rapporto tra i tre protagonisti nel corso del tempo della storia?

Inizialmente Erich, Bruno e Ada sono tre sconosciuti, tre rette parallele con vite e storie totalmente diverse. Ma il piccolo Bruno, divenuto orfano, verrà presto adottato dalla famiglia di Erich. Erich si ritroverà così a dover condividere l’esistenza con un ragazzo diverso, strano, dagli atteggiamenti effeminati, un fratello “imposto” che si può solo odiare. Sarà Ada a salvare il rapporto conflittuale tra i due ragazzi, una figura femminile conosciuta per caso, in un giorno dove l’arcobaleno compare improvvisamente nel cielo grigio.

Storia, letteratura e narrativa: tre generi che si uniscono nel romanzo. Quale rapporto hanno per comunicare un messaggio contro le discriminazioni e per una memoria storica?

Hanno certamente un rapporto molto forte e importante. Uno degli obiettivi di questo mio romanzo è proprio quello di voler attribuire valore alla memoria e ricordare che le discriminazioni non portano da nessuna parte e non ci fanno essere né sentire persone migliori.

Qual è il rapporto tra la parte storica e la parte romanzata nel libro?

Il libro parte da fatti storici realmente accaduti come gli esperimenti che vennero fatti nei lager nazisti per tentare di guarire l’omosessualità, il triangolo rosa cucito sul petto, i suicidi, la notte dei lunghi coltelli. Tuttavia, come ho specificato nelle note finali, fatti, luoghi e personaggi, anche se realmente esistiti, sono stati rimodellati ed utilizzati in virtù delle mie esigenze narrative. “L’orologio del cuore” è prima di tutto un romanzo frutto della mia immaginazione ma è anche un romanzo storico che aiuta a non dimenticare le vittime dell’omocausto e a non spegnere i riflettori su omofobia e bullismo omofobico.

È uscito in self publishing e presente in versione cartacea ed e-book su La Feltrinelli e su Amazon, “L’Ahmore” di Massmo I. Martinelli, scrittore e fondatore della pagina Instagram Booknews. Abbiamo intervistato l’autore del romanzo che parla di amore, non l’ennesima opera che decanti tale sentimento, ma, bensì una narrazione che affronta tale sentimento in tutte le proprie sfaccetature, a volte contraddittorie, a volte armoniose, a volte complesse. È un amore con l’H tra la lettera A e la lettera M e leggendo il romanzo si potrà trovare il significato di quella lettera: “un amore contemporaneo che non fa paura ai protagonisti ma che li caratterizza per la loro originalità”, anticipa Massimo.

Come nasce l’idea del libro?

Nasce in due momenti diversi ma con l’intento di arrivare a descrivere un amore contemporaneo che non fa paura ai protagonisti ma che li caratterizza per la loro originalità

L’Ahmore parla di elementi autobiografici e riprende propri vissuti esperienziali, oppure è storia inventata, seppure altamente verisimile?

Non è un libro autobiografico ma certo, alcune condizioni personali sono presenti

La verisimiglianza comporta uno studio prima di affrontare la scrittura che consiste nel rendere la narrazione convincente e coerente: come è avvenuta questa fase?

Scrivo d’istinto, non penso molto prima di comporre concetti e frasi. Butto fuori quello che sento dentro.

Il titolo e quella h tra la lettera A ed M ha un significato introduttivo alla lettura del libro nella sua portata intrinseca: potresti rappresentarlo?

No non posso, L’H è il fulcro del libro. Bisogna leggerlo, farsene un’idea e trovare la propria H all’interno del proprio sentimento.

Massimo scrittore: quali sono stati i passaggi compositivi di un’evoluzione letteraria?

Nessun passaggio, ripeto, ma solo istinto letterario…Voglia di scrivere e di parlare dell’amore, quello etero, quello gay, quello che c’è e che spesso la gente non vuol vedere, che rifiuta o che è obbligata a reprimere.

La fase di definizione dei caratteri e delle psicologie dei due protagonisti come è avvenuta, affinché intreccio e trama potessero assumere una portata convincente?

I personaggi sono propedeutici all’amore e nello stesso tempo l’ahmore di cui parlo li definisce

Il lettore: come si è posto difronte alla lettura del libr e quali sono state le maggiori impressioni e considerazioni avute?

Fortunatamente per il momento il libro sta andando bene. I lettori lo stanno apprezzando!

Come si pone il rapporto tra i due orotagonisti rispetto al sentimento amore e come è stato descriverlo nella sua complessità e, spesso, contraddizione tutta interna?

Descrivere l’amore è impossibile, secondo me. Nel libro l’amore si caratterizza solo con le gesta dei protagonisti che hanno un “amore” loro, una loro visione del sentimento. E nella storia l’amore si costruisce e si svela attraverso le gesta di Anna, del marito e di Valerio.

Tra idealismo e ragione, tra sincerità intima e convenzioni sociali, tra accettazione e respingimento di tale sentimento: in questo solco si dipana la narrazione e come hai reso letterariamente questo contrasto, apparentemente contraddittorio?

Ti ripeto io non mi sono fatti schemi, non ho dato giudizi, non mi sono posto come giudice dell’amore giusto e sbagliato. Ho semplicemente scritto una storia che sentivo di scrivere. Il resto è venuto da sè. E ogni lettore può percepire e far suo il concetto che esce dal libro oppure darne un’interpretazione personale.

Prossime tue pubblicazioni a tematica a cui ti stai dedicando?

Per il momento sono fermo anche se c’è l’idea di scrivere il seguito de L’Ahmore, perché il libro lascia tante porte aperte.

"Nel dubbio l'ombra" di Calogero Pirrera

Nel dubbio l’ombra, è il nuovo romanzo di Calogero Pirrera: un interessante intreccio si addensa sulla vicenda emotiva e sentimentale di Valerio Carbone, protagonista, aspirante scrittore. Tutto ha inizio con l’uccisione di un autore cinese, il cui corpo esanime viene ritrovato in un appartamento all’Esquilino. Da questo episodio si districa la lunga narrazione che coinvolge e che vede Valerio protagonista principale, quasi in un viaggio interiore ed esperienziale, di un ragazzo “problematico”, verso una “presa di posizione della coscienza”. Abbiamo intervistato Calogero, parlando della storia del romanzo, della sua evoluzione, degli aspetti del protagonista, dell’intreccio e del suo rapporto con la trama, toccando dialoghi intorno alla funzione della letteratura lgbt.

Calogero: che differenza c’è tra l’autore, Calogero, e l’uomo, Calogero?

Continuo a chiedermelo spesso, soprattutto quando rileggo quello che ho scritto. Mi capita anche di non riconoscermi o di fraintendere, ed è una cosa che decisamente non mi dispiace. Dipende anche da quello che sto scrivendo, in quanto lo faccio da anni, ma alla narrativa, cioè al libero atto di creatività della scrittura, sono arrivato abbastanza tardi.
Ricordo che qualcuno sostenne che arte e vita non si possono separare. Non posso che dargli ragione.

“Nel dubbio l’ombra”, il tuo nuovo romanzo: perché il titolo?

Il titolo del mio romanzo riassume una presa di posizione della coscienza di uno dei protagonisti. L’ombra, presa a metafora di uno stato d’animo, è quel luogo immaginario dove possiamo rifugiarci, quando, nel bene o nel male, scendiamo a patti con noi stessi.
Alle volte ci capita di sublimare questo compromesso per necessità.

Valerio è il protagonista del romanzo, un ragazzo che vive attratto da piaceri barocchi e romantici, un vortice destinato a interrompersi perché succede qualcosa, a un certo punto: quanto di Calogero c’è in Valerio?

Il protagonista è il prototipo del problematico. Come molti ha dei conti in sospeso con la sua esistenza. Per difendersi ha spesso eretto muri tra sé e il resto del mondo. Non ha potuto fare a meno di diventare schiavo di qualche dipendenza e di qualche vizio. Voleva la libertà ma si è sempre sentito in una gabbia. Ha cercato di sconfiggere le sue paure e poi ha capito che per vivere non doveva far altro che allineare volontariamente le aspirazioni e i desideri ai limiti, o meglio i contorni, della propria coscienza.
Non sono io, ma potrebbe essere chiunque.

Come è avvenuta la fase di scrittura? Andando ancora prima, com’è avvenuta la fase di ideazione del romanzo?

Soprattutto a causa della mancanza di tempo la scrittura è stata abbastanza lenta, preceduta da una fase di ideazione altrettanto lenta in cui mi sono documentato su molte cose. L’idea di base, che successivamente andava trasformandosi, è nata per caso, per gioco si può dire. Poi, quando ho cominciato a lavorare più concretamente al progetto sono stato preso da quello che stava nascendo e ho deciso di mettermi a scrivere.

Come hai potuto e attraverso cosa hai potuto rendere verisimile la costruzione narrativa, intreccio e trama, del romanzo?

Prima di cominciare a scrivere ho fatto numerose ricerche per documentarmi circa i contesti che mi servivano da ambientazione e i personaggi che dovevo definire. Le fonti sono state le più disparate, anche perché nel romanzo è contenuto un racconto, scritto da uno dei protagonisti, ambientato in un altro periodo e con altri personaggi. Dai testi di psicologia ai giornalacci di cronaca nera, ai numerosi riferimenti letterari che accompagnano la narrazione. Senza scordare il potere che il cinema noir classico ha sempre avuto sulla mia immaginazione.

“Nel dubbio l’ombra” come potremmo definirlo come genere?

Vorrei che non fosse mai necessario specificare il genere, ma in questo caso il genere è, credo, codificabile come noir. Per fortuna il noir è un genere molto allargato e continua ad esserlo sempre di più, confondendosi, mescolandosi, intrecciandosi con altri generi e con le più diverse tematiche.

A chi si rivolge maggiormente il romanzo?

Scrivendolo non ho mai pensato ad un pubblico di riferimento e sforzandomi di dare una risposta non arrivo che a conclusioni incomplete e parziali. Con molta probabilità potrebbe interessare chi ama il noir, certe ascendenze melò e le indagini negli angoli più oscuri della coscienza. Ma queste formule per certi versi potrebbero essere prive di significato. Spero che riesca ad arrivare a più diversi tipi di lettore, perché ognuno avrà una percezione diversa in base alle proprie scelte estetiche e i propri interessi. Un possibile dibattito che ne potrebbe scaturire sarebbe per me di grande interesse.

Stai lavorando a un seguito oppure a un’altra opera in gestazione?

Ho un paio di progetti che mi interessano molto ai quali continuo a lavorare. Oltre ad altri impegni di scrittura, di diversa natura, che continuano ad occuparmi.

Letteratura e temi lgbt, oggi: quali connessioni e quali effetti sulla cultura contemporanea potrebbe avere come rapporto?

Vorrei far partire la mia riflessione dalla situazione italiana, dove la letteratura lgbt non è ancora stata sdoganata, come invece sta accadendo o è già accaduto da tempo in altri paesi. La percezione che i più hanno della letteratura lgbt è spesso erroneamente legata all’aspetto prettamente sessuale o, nella migliori delle ipotesi, a quello militante. È stata anche apprezzata per questo, ma il fenomeno in sé si lega soprattutto a un “genere” e a quella nicchia direttamente “interessata”. Niente di più limitante nell’arte, poiché come l’esistenza anche la letteratura non ha necessariamente confini di questo tipo. La letteratura a tema lgbt ha tra le sue caratteristiche quella di trattare alcuni temi, ma non ne esclude certo altri. Il contributo che la letteratura lgbt deve dare alla cultura è portare alla riflessione che si tratta di un tema letterario, e culturale, nel suo senso più ampio. Nel nostro paese questo ultimo concetto non potrà realizzarsi prima che la percezione muti a favore di un graduale assorbimento di queste varie tematiche senza nessun tipo di pregiudizio legato al “genere”.

Nessuna pieta per gli angeli borderline

Nessuna pieta per gli angeli borderlineIl sesso promiscuo e i vent’anni, età che non tornerà più, sono gli elementi narrativi su cui si basa l’intreccio e lo svolgimento del libro di Damiano Dario Ghiglino, «Nessuna pietà per gli angeli borderline». Il titolo, già, ci introduce nelle psicologie e nelle dinamiche dei rapporti tra i protagonisti, che vivono le proprie esperienze sessuali in modo disinvolto tra Berlino, città grigia, e l’Italia, paese bigotto: i giovani «angeli borderline» indicherebbero quell’«opposizione tra ingenuità e trasgressione, tra amore e promiscuità, sul quale gioca il racconto» ci anticipa l’autore, anche lui molto giovane. Nessuna pietà, invece, vorrebbe anticipare la reazione che certo pubblico lettore oerbenista potrebbe avere nell’affrontare lo schietto e sincero, nonché convincente, romanzo a tematica lgbt. Abbiamo intervistato l’autore, che ci ha anche raccontato il proprio lavoro di scrittura e il rapporto tra letteratura e temi lgbt.

L’idea del libro?

In questa opera ho voluto inserire, in breve spazio, numerose idee e spunti, pur con la necessità di lasciare al lettore il compito di individuarli ed interpretarli secondo la propria chiave di lettura.

Il libro narra, protagonisti quattro ragazzi tra i venti ed i venticinque anni, storie di sesso «fatto male», non solamente senza affetto e senza conoscenza reciproca, ma anche senza passione e senza slancio. I personaggi diventano entità, esseri puramente fisici guidati nelle loro scelte da un’irrazionalità immotivata che li spinge da uno scenario all’altro sempre succubi della noia e dell’impotenza di fronte al destino.

Un tema che mi è molto molto caro, è la fatidica scelta per un ragazzo gay, generalmente poco dopo l’adolescenza, tra l’ «amore» (allora spesso ancora incomprensibile, ma visto come simbolo, emblema atto a perpetuare l’innocenza) e quelle che nel volume chiamo «piccole stanze oscure», la latente tendenza alla promiscuità. Tuttavia come ci ricorderà Evan, uno dei personaggi principali: «Vent’anni è l’età migliore e purtroppo non tornerà più».

Un invito quindi ad accogliere questo flusso altamente irrazionale e canalizzarlo, se possibile: in ogni caso le età caratterizzate dall’impeto e dal tormento saranno sempre oggetto di nostalgia.

Proprio a causa di tale complessità e allo stesso tempo oscurità del messaggio (che ho voluto in parte celare) ho tentato di «asciugare»il linguaggio il più possibile, scrivendo con uno stile semplice ed essenziale, rendendo così il libro scorrevole anche per chi non fosse generalmente abituato alla lettura .

Spero si legga tutto ad un fiato.

A quale target ti sei rivolto?

Non vi è un target particolare, è un libro che può essere letto a qualsiasi età anche se, a causa della crudezza e della schiettezza del linguaggio, è consigliato ad un pubblico maggiorenne.

Perché la scelta del titolo?

Sono una persona a cui piacciono la bipolarità e le contrapposizioni. Il termine «angeli borderline», che suona come un ossimoro, è la perfetta rappresentazione di questa opposizione tra ingenuità e trasgressione, tra amore e promiscuità, sul quale gioca il racconto.

«Nessuna pietà» si riferisce invece alla provocazione insita nel romanzo, che lo rende «scomodo», in particolare per un pubblico perbenista e non in grado di mettersi in discussione.

Come è avvenuta la fase di scrittura?

E’ stato scritto di getto e non per questo con disattenzione. Si tratta in fatti di un’opera schietta, cruda e poco costruita, che parla in faccia, che tende a destare l’attenzione e a sorprendere il lettore.

Esistono lati autobiografici?

Qui dovrò rispondere come buona parte degli scrittori. Si prende spunto sempre, in parte, da esperienze personali e racconti di vita reali, ma questi ultimi vengono poi amplificati e portati alle estreme conseguenze.

Farò un esempio: qualche anno fa, assieme ad conoscente, girando inquieti per le strade di Berlino, decidemmo di entrare in un locale chiamato «Reizbar» (Raizbar nel racconto). All’entrata nessuno ci disse nulla, ma purtroppo si trattava di un cruising nel quale si praticava esclusivamente sesso bareback tra avventori sieropositivi. Non tardammo molto ad accorgerci della situazione ed abbandonammo immediatamente il locale.

Davide, uno dei protagonisti, entra in questo ritrovo e ne esce sieropositivo.

Come è avvenuta la definizione dei personaggi?

I personaggi per larga parte (apparentemente) frivoli e superficiali che delineo e di cui racconto le vicissitudini, soprattutto sessuali, costituiscono il pretesto, il mezzo per esprimere un messaggio più profondo, facilmente intuibile sotto le righe.

Perché scrivere e cosa la letteratura può fare culturalmente sulle tematiche lgbt?

Scrivere di tematiche lgbt, può introdurre nuove dee e progetti in proposito nella «società allargata». Tuttavia prima di far valere la propria identità, bisogna innanzitutto chiarirla a se stessi.

"Eroi del Silenzio" - Andrea de la Guarra

"Eroi del Silenzio" - Andrea de la Guarra“Eroi del Silenzio” è il nuovo libro ebook di Andrea de la Guarra, Nativi Digitali Edizioni: un romanzo di formazione in un’ambientazione particolare, quella circense. Il libro “si è formato per ispiraziobe”, anticipa l’autore nell’intervista che gli abbiamo fatto: il protagonista, Ferdinando, vivrà più tardi in un processo di meditazione rebirthing i segreti e gli inganni, i sotterfugi, che hanno determinato degli eventi. Ferdinando è il fulcro della narrazione: un ragazzo di spettacolo, quel mondo “dove a grandi platee e fugaci glorie si alternano pesanti vuoti ed insicurezze”. “L’unica cosa certa – ci suggerisce la presentazione editoriale del libro- fu che rimase il silenzio”.

Come nasce l’idea del libro?

Avevo in mente un personaggio, Ferdinando, un’ambientazione, il circo, e la” teoria dei risvolti” le due facce della stessa medaglia, ovverosia dove ogni cosa ha anche il suo esatto contrario. Mentre sviluppavo questi temi il libro si è formato per ispirazione, arricchendosi di personaggi ed eventi.

Andrea, sei attore, modello, ballerino, stripper: questa è la tua prima opera. Come hai vissuto l’esperienza letteraria?

Scrivere è un momento intimo, magico. Fino a che non finisco “uno scritto” non lo rivelo a nessuno per il solo timore di rovinarne la magia. Il foglio è’ una tela bianca dove i colori ad olio sono le parole e puoi creare il quadro che hai in mente. Scrivo seguendo il flusso di immagini ed emozioni che mi si presentano nella mente, senza perdere d’occhio la misura d’insieme che è poi il romanzo nella sua trama.

Eroi del silenzio è il titolo dell’opera: un romanzo di formazione?

In un certo modo lo è anche se l’evoluzione del protagonista verso la maturazione e l’età adulta avviene a ritroso, tramite le sedute di rebirthing , terapia che diventa il mezzo per raccontare dal di dentro le emozioni, i sentimenti e le azioni viste nel loro nascere ma con un punto critico esterno temporalmente.

Chi è eroe nel libro e chi tra i lettori può essere definito come “eroe” nell’affrontare la storia di un personaggio attraverso le sue contraddizioni, le complessità esistenziali, i silenzi familiari che incidono nella crescita e che, spesso, riaffiorano con prepotenza?

Nel romanzo sono tutti eroi. Sono esseri che compiono atti di straordinaria generosità, di coraggio allo scopo di creare o proteggere il bene altrui. Persino colui che può essere definito il malvagio della storia, con il suo sacrificio estremo si riveste dell’aura dell’eroe. I due lati della stessa medaglia. Caratteri forti permeati da un manto di ingenua dolcezza. Ogni persona che vive le proprie scelte appieno e responsabilmente, subendone le conseguenze, qualunque esse siano, senza piangersi addosso, si può riconoscere, per motivi diversi, in questi personaggi.

Come hai costruito l’identità psicologica e caratteriale del personaggio?

Ferdinando è il fulcro della vicenda. E’ colui che subisce e che pur essendo fortunato in aspetto, amore e benessere ha difficoltà nel comunicare con gli altri le proprie emozioni e sentimenti, che a volte lui stesso non comprende immediatamente. Non a caso l’unico “ vero amico “ che ha fino alla sua maturità è Terry la tigre. Paranoico e malinconico pur essendo esteriormente attrattivo e spensierato. Il lato psicologico nasce dall’analisi di chiunque abbia bazzicato nel mondo dello spettacolo, dove a grandi platee e fugaci glorie si alternano pesanti vuoti ed insicurezze.

Quanto di Andrea c’è nel personaggio principale?

Di me c’è ogni singola sfumatura, non solo in Ferdinando, ma in ognuno dei personaggi che vibrano nel racconto.

Ci dobbiamo attendere nuove pubblicazioni e opere ora in programma?

Opere ce ne sono ancora nel cassetto. Sono fiori che non hanno ancora raggiunto la loro profumazione massima.

A chi hai voluto rivolgerti nella fase di scrittura e ideazione del libro?

Essenzialmente pensavo ad una sceneggiatura da indirizzare a Pedro Almodovar, Ferzan Özpetek. Volevo misurarmi nella realizzazione in una storia ingarbugliata, dove i particolari tornano comprensibili a fine lettura.

Cosa significa, oggi, scrivere letteratura a tematica lgbt e perché scrivere di questi temi?

Mi fai una domanda alla quale rispondo con difficoltà. Sebbene l’omosessualità emotiva, vissuta malamente al contrario di quella fisica, sia di fondo un elemento importante del romanzo trovo che l’elemento principale sia invece il senso di solitudine interiore. Solitudine tanto più radicata quanto più si è potuto godere del desiderabile. Probabilmente credo, forse a torto, che sia un sentimento che nell’ambito lgbt si avverta maggiormente o in forma ampliata, vuoi per lo stile di vita o per la crudeltà o fragilità e difficoltà stessa dei rapporti e che diventi una forma di chiusura emotiva quale riscontri poi in Ferdinando. Scriverne e leggerne serve ad esorcizzarla, riconoscerla e se possibile evitarla.

alex sanchez carlo e sal | romanzi gay

alex sanchez carlo e sal | romanzi gayCarlos è uno studente della Lone Star High School ed ha una segreta cotta per la sexy e sfrontata Roxy. Ogni volta che la scorge nell’atrio o nella mensa della scuola, le mani cominciano a sudargli e gli prende un nodo alla gola. Ancora vergine, Carlos si sente il più grande sfigato sul Pianeta Terra e non sa come avvicinare Roxy, finché un giorno, incrociando Sal, “lo studente gay della scuola”, non gli viene una simpatica idea. Carlos e Sal stipuleranno un patto segreto che metterà in subbuglio il gruppo di amici di Carlos e la Lone Star High School, ma che porterà i due ragazzi a rafforzare la loro amicizia nel segno dell’affetto e della comprensione reciproca.

Alex Sanchez è nato nell’aprile del 1957 a Città del Messico, da genitori di origini cubana e tedesca. Quando era ancora bambino, all’età di 5 anni, la famiglia decise di trasferirsi negli Stati Uniti, dove ottenne la piena cittadinanza. Alex studiò presso il Fine Arts Work Center di Provincetown (in Massachusetts), avendo come maestri grandi personalità quali Michael Cunningham, Richard McCann, Allan Gurganus e Michael Klein. Nel 2001 arriva il grande successo, con il suo primo romanzo di carattere omosessuale, Rainbow Boys, che è stato selezionato dall’American Library Association come “Miglior libro per giovani adulti”. Il testo in questione era solo il primo di una trilogia fortunata (con Rainbow High Rainbow Road), che non solo ha fatto di lui lo scrittore per eccellenza dell’adolescenza americana omosessuale, ma grazie alla quale ha anche vinto un’edizione dei prestigiosi Lambda Literary Awards. Nel 2004 ha pubblicato So Hard to Say e due anni dopo, nel 2006, Getting It, che in Italia è stato pubblicato dalla casa editrice Playground con il titolo di Carlos e Sal.