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Mizulina, autrice russa legge anti-gay, sotto accusa USA

“Non vorrete diventare eurogay”: questo era lo slogan di diversi sostenitori della secessione della Crimea dall’Ucraina e l’annessione della stessa alla Russia, che campeggiava durante le ultime settimane di comizi e presidi tenutisi in vista del referendum, svoltosi domenica 16 marzo, dove si è deciso il destino della penisola. Il referendum si è svolto e una maggioranza quasi plebiscitaria ha deciso di secedere dall’Ucraina e di annettersi alla Federazione guidata da Putin.

mizulina

Gli organi internazionali, Stati Uniti Unione Europea, non hanno votato a favore del riconoscimento della validità del referendum, così come, conseguentemente, del suo responso che, viste le elevate cifre dei favorevoli, sembrerebbe essere alquanto singolare. La comunità LGBT ucraina, soprattutto quella che vive in Crimea, avrà un destino piuttosto preoccupante, così come lo è stato il passato: persecuzioni si sono avute sotto il governo del fuggitivo Yanukovych, quando diversi Gay Pride sono stati sospesi “per ordine pubblico” e quando, all’alba delle elezioni legislative scorse, si è discusso di una legge analoga a quella russa, che rendesse illegale ogni forma di propaganda di tematiche LGBT. Ed è proprio quella legge, che in Russia ha visto la sua approvazione da parte della Duma e la sua rattifica, giugno 2012, da parte del Presidente Putin, a vedere in una delle sue autrici, Yelena Mizulina, il destinatario delle sanzioni, rese esecutive da parte del Presidente USA, Barack Obama, nell’ambito di una lista di 11 soggetti accusati di aver ingerito nell’autonomia, indipendenza e integrità di uno stato, quale quello ucraino, promuovendo l’occupazione della Crimea. Undici figure istituzionali e di potere di Mosca sono state considerate non gradite da parte degli USA, tanto da rendere illegittimo ogni tipo di relazione economica che un cittadino statunitense potrebbe intessere e da porre in sequestro ogni bene di loro titolarità che si possa trovare sul suolo statunitense.

Si attende, martedì, di sapere qual’è, invece, la lista dei 21 che l’Unione Europea sta predisponendo, in modo simile a quella emessa dagli Stati Uniti. Fatto sta che Mizulina è “ritenuta essere responsabile – insieme ad altri 10 personaggi pubblici russi – dell’invasione della Crimea e dell’interferenza negli affari nazionali ucraini e nella sua integrità sovrana sul proprio territorio”, ed è una delle figure più conservatrici, ideatrice di una delle leggi più famigerate che siano state messe in vigore negli ultimi anni, che legittima la persecuzione verso le persone LGBT, sostenendo ogni intolleranza omofobica e transfobica.

L’assenza totale di senso di limite e di rispetto verso i diritti civili ha portato Yelena Mizulina, presidente della Commissione famiglia alla Duma, a denunciare vari personaggi, diversi esponenti di libere associazioni LGBT e giornalisti, in Russia è ormai storica la persecuzione della libera stampa poco incline a sottoporsi alle volontà del potere governativo, perchè criticata sul web e su twitter per aver annunciato con tono trionfale la sua crociata a favore dei valori della famiglia tradizionale, tanto da vederla asserire di preferire di tenere i bambini negli orfanotrofi, luoghi dove si riscontrano in Russia casi di grave violazione dei diritti dell’infanzia, piuttosto che affidarli a una coppia omosessuale. Con la sanzione intrapresa dagli Stati Uniti la deputata Mizulina sarà, forse, impegnata a risolvere un grosso problema, distogliendosi, almeno per qualche anno, dalla sua ossessione principale: la persecuzione delle persone LGBT.

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