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Nuova Zelanda i primi si, Kazakhstan come la Russia

Sarebbe certamente da aggiornare la mappa mondiale, definita all’inizio di quest’anno nel dossier dell’ILGA, sui diritti delle persone LGBT: è ancora a macchia di leopardo, ma tanti stati hanno visto, nell’ultimo anno, approvare leggi, il matrimonio omosessuale alcuni, le adozioni altri, a favore delle persone LGBT.

Flag-Pins-New-Zealand-KazakhstanGli Stati Uniti stanno discutendo a livello federale, dopo che diversi stati hanno recepito i matrimoni omosessuali, una normativa per un pari trattamento tra coppie eterosessuali e coppie omosessuali: il Presidente Obama non ha lasciato dubbi interpretativi sul suo fermo sostegno a riguardo. L’Olanda rimane il primo paese europeo ad avere, nel 2000, riconosciuto il matrimonio omosessuale, seguito da diversi altri paesi. Oggi è la Nuova Zelanda a vedere porre sul suo territorio una bandiera arcobaleno a favore del matrimonio omosessuale. quattordicesimo paese a livello mondiale e primo nell’area asiatica a ricevere in normativa l’istituto: la legge è passata lo scorso aprile, ma già oggi, 19 agosto, alle ore 8,30, domenica 18 agosto ore 20,30 per i nostri orologi, non appena gli sportelli degli uffici amministrativi avevano aperto i battenti, dozzine di coppie dello stesso sesso hanno voluto proferire davanti al pubblico ufficiale il proprio sì. In Nuova Zelanda esisteva già la normativa che eguaglia le coppie di fatto a quelle di diritto: oggi tutto questo si chiama matrimonio. Questa è eguaglianza totale, come  statuito negli USA dalla Corte SupremaConrad Reyners, portavoce della Campagna per l’Uguaglianza Matrimoniale, ha espresso grande compiacimento, augurando grandi cose ai novelli sposi e vedendo finalmente “l’uguaglianza matrimoniale giunta in Nuova Zelanda”. 

Ma se c’è qualche paese che accende i colori rainbow sul proprio territorio, c’è anche qualche altro che vede sempre più affermarsi una zona grigia, anzi nera: dopo la Russia anche il Kazakhstan vuole importare una legge contro la propaganda gay, aggiungendo il divieto di organizzare il Gay Pride, in Russia il divieto è per i prossimi 100 anni, e la chiusura di club LGBT-friendly. Il Kazakhstan non è l’unico paese nell’area dell’ex Unione Sovietica a procedere con una simile legge: ad affiancare la vecchia madre Russia è anche la Moldova dove, lo scorso luglio, è stata approvata, nel silenzio dei media internazionali, una legge che vieta “la distribuzione di quelle informazioni informazioni finalizzata alla diffusione della prostituzione, pedofilia, pornografia o di altri rapporti diversi da quelli connessi al matrimonio o famiglia”.

Le relazioni vietate vengono apostrofate come “disgustose” dallo stesso Aldan Smaiyl, membro del Majilis, la camera bassa del Parlamento, che ha depositato il testo di proposta di legge, attendendone la discussione in settembre. I media locali sono favorevoli, dato inquietante, all’approvazione della norma, che dovrà passare prima dal Comitato dello sviluppo socio-culturale del Majilis per, poi, passare all’esame della camera bassa. Diversi colleghi, infine, convergono sull’urgenza individuata da Smaiyl, tanto da bollare l’omosessualità come “comportamento chiaramente inaccettabile”, parole di Murat Akhmadiyev. Il Kazakhstan sarà fuori dall’Europa? Non è un problema, secondo diversi deputati, in quanto da loro viene più volte sottolineato come il loro paese fosse diverso dal resto dell’Europa. Cosa ne pensa il primo ministro kazako, Serik Akhmetov, ancora non si sa: non si pronuncerà, lascerà che i passaggi procedano, oppure si affretterà, una volta approvata la legge, a sottoscriverla, come il suo collega Putin?

 

 

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