Nuovo rapporto avverte che i media britannici presentano una copertura negativa ‘disproporzionata’ delle questioni trans

25 Maggio 2026

Nuovo rapporto avverte che i media britannici presentano una copertura negativa 'disproporzionata' delle questioni trans

Un importante nuovo rapporto di Amnesty International ha rivelato l’entità sproporzionata della copertura mediatica delle persone trans nel Regno Unito, nonostante le comunità trans rappresentino solo lo 0,5% della popolazione.

Analizzando la copertura mediatica nel Regno Unito tra gennaio 2020 e aprile 2025, Amnesty ha rilevato che quattro principali testate giornalistiche britanniche hanno prodotto quasi 17.000 articoli su temi legati alle persone trans, in media circa 9 notizie al giorno.

I ricercatori sostengono che l’entità di questa copertura superi di gran lunga l’interesse pubblico e l’influenza reale che le persone trans hanno all’interno della società britannica.

I risultati di Amnesty suggeriscono che gran parte della copertura della stampa britannica sia stata estremamente negativa, presentando frequentemente le persone trans come figure controverse.

I ricercatori sostengono che questo ciclo costante di informazione abbia contribuito a elevare le discussioni su sesso e genere a una questione politica di rilievo, nonostante evidenze che indicano che gli elettori si interessano molto di più al costo della vita, all’alloggio e al Servizio Sanitario Nazionale (NHS).

In vista delle elezioni generali del 2024, i diritti delle persone trans e l’identità di genere non figuravano tra le principali preoccupazioni del pubblico, eppure le notizie legate al genere, alla sessualità e alle guerre culturali hanno dominato la copertura mediatica durante il periodo della campagna.

Il rapporto traccia anche la rapida crescita del movimento organizzato britannico “gender-critical”. Amnesty ha identificato 51 gruppi impegnati in campagne su questioni legate al sesso e al genere, con tutti tranne tre costituiti dopo il 2017.

L’organizzazione avverte che queste campagne si sovrappongono sempre di più a movimenti conservatori e religiosi internazionali che cercano di limitare l’autonomia corporea in modo più ampio, inclusi i diritti riproduttivi, l’accesso alla contraccezione e l’autonomia medica dei giovani.

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