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Omofobia, il Parlamento Europeo adotta il rapporto Lunacek

E’ ufficiale: il Parlamento europeo adotterà il rapporto Lunacek. Programma svolto a intervenire in tema di omofobia e matrimoni gay. Votazione schiacciante quella avvenuta oggi presso la Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni: 40 a favore, 2 contrari, 6 astenuti. Hanno detto sì progressisti e popolari uniti da un pensiero comune: l’avanzamento sociale.

«Non solo una legge penale contro i crimini d’odio e norme per  il riconoscimento delle coppie omosessuali: la gamma di azioni che l’Europa, attraverso il rapporto Lunacek, ci chiede di mettere in campo – fa notare il presidente nazionale di arcigay, Flavio Romani  in tema di diritti lgbti è vasta  e spazia negli ambiti più diversi, dal lavoro, alla scuola, ai servizi, al diritto d’asilo».

Una denuncia del senatore PD, Sergio Lo Giudice, circa la pressione esercitata da una campagna anti-gay (cui vi aveva partecipato Sonia Alfano) sul rapporto Estrela (che mirava ad estendere i diritti sessuali e riproduttivi), bocciata dallo stesso Partito Democratico.

Nel mirino del rapporto gay-friendly anche identità di genere e lesbismo. I transessuali, secondo il programma, dovrebbero poter essere liberi di cambiare sesso anche senza la sterilizzazione, requisito necessario per molti stati (Italia compresa). Si dice basta anche alle discriminazioni (spesso multiple) verso la comunità lesbica. Attenzione anche all’educazione scolastica per le generazioni che verranno. Il programma prevede una roadmap che designa una tabella di marcia, un coordinamento fra gli Stati membri.

«Si invita la Commissione a promuovere buone pratiche antidiscriminatorie sul lavoro, a scuola, nella sanità e ad agire insieme all’OMS per depatologizzare i disturbi dell’identità di genere. Come già il rapporto Estrela, anche questa proposta chiede agli Stati di eliminare dalle leggi sulla riattribuzione anagrafica del sesso l’obbligatorietà della mutilazione genitale. Si chiedono norme che contrastino omofobia e transfobia, riconoscano il diritto d’asilo a chi è perseguitato nel proprio paese, garantiscano la libera circolazione in Europea delle persone LGBTI e delle loro famiglie e il riconoscimento reciproco delle unioni registrate secondo le leggi dei vari Stati».

E’ bene notare che non si tratta di richieste nuove. Lo stesso Lo Giudice ha ricordato che era stata già richiesta una politica comune in tema di discriminazioni per orientamento sessuale, ma nessuna risposta era ancora stata data sin’oggi.

«Una carenza nell’azione sia della Commissione europea sia degli Stati membri. Nel maggio del 2013 undici Ministri per le Pari Opportunità, fra cui quella italiana, avevano invitato la Commissione a definire una politica globale dell’UE, ma ad oggi senza riscontro».

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