Per non dimenticare: gli omosessuali uccisi dal nazismo

Omosessualità e nazismo. E’ quasi passato un secolo da quel periodo buio e triste per l’umanità intera… Ma il ricordo è ancora vivo e non va in alcun modo dimenticato, per evitare che gli errori della storia possano ripetersi ancora una volta in tutta la loro inaudita follia.

Il 27 Gennaio è la Giornata della Memoria, istituita nel luglio del 2000 dal Parlamento italiano per ricordare, nella simbolica “data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz”, per ricordare tutte le vittime della folle persecuzione del nazismo Tedesco. Spesso, infatti, non viene messo abbastanza in evidenza che a perdere la vita nei campi di concentramento in Germania non furono solo gli ebrei, ma anche gli omosessuali, contrassegnati dal simbolo del triangolo rosa, in segno di scherno. Quello stesso simbolo che è stato, poi, rivendicato dai movimenti di liberazione omosessuale per non dimenticare questa strage rimasta troppo tempo silenziosa.

Si stima che le vittime omosessuali nei campi di concentramento siano state tra le 10.000 e le 600.000: anche se l’oscillazione è molto ampia (moltissimi venivano conteggiati anche in altri gruppi e un cospicuo numero di documenti si è perso o è stato distrutto durante la guerra), si tratta del terzo gruppo più numeroso ad essere stato sterminato nei campi.

Dal 1934, anno in cui venne creata una apposita sezione della Gestapo con l’obiettivo di creare delle liste di nomi di tutti i potenziali omosessuali del Reich, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, si calcola che furono quasi un milione gli omosessuali perseguitati dal regime: molti vennero sottoposti a castrazione forzata per decisione dei tribunali nazisti, altri deportati o incarcerati, per altri (quelli appartenenti alla “razza ariana”) vi era la costrizione “ad una corretta sessualità finalizzata alla procreazione”.

Moltissimi omosessuali internati sono morti a causa delle bastonature avute dalle guardie naziste e dagli stessi deportati. Diversi medici che avevano aderito al nazismo sfruttarono i gay per esperimenti “scientifici” volti a individuare le cause dell’omosessualità di quegli individui e bloccarla sul nascere nel caso i futuri bambini della razza ariana fossero nati omosessuali. Un pensiero che fa venire brividi al solo pensiero… Gli esperimenti consistevano spesso in una cura a base di testosterone: si stima che un’alta percentuale degli uomini sottoposti a questo trattamento non è sopravvissuta, per via dell’eccesso di dosi ormonali.

Tali regole erano in vigore esclusivamente per l’omosessualità maschile; le lesbiche erano punite ‘solo’ dalle leggi austriache (rimaste in vigore anche dopo l’annessione con la Germania) che perseguivano indistintamente qualsiasi tipo di «fornicazione innaturale», per questo motivo vennero spesso perseguitate come “anti-sociali”, contrassegnandole con un triangolo nero (e non rosa come per i gay). Il Paragrafo 175 del codice penale tedesco, che permise ai nazisti queste persecuzioni, fu abrogato solo nel 1994.

Tantissime sono le iniziative organizzate su tutto il territorio italiano per ricordare le vittime del nazismo e le stragi umane di quel periodo. Tra i tanti eventi, possiamo segnalare l’iniziativa del movimento internazionale di poesia 100 Thousand Poets for Change (100 TPC), che vedrà impegnati alcuni poeti nella lettura di poesie dedicate al ricordo di quel tragico momento (a Milano, 26 Gennaio, ore 21.00, Sala “Falcone e Borsellino” al CAM Garibaldi).

Arcigay Reggio Emilia organizza, invece, una mostra per documentare l’orrore dell’Omocausto attraverso un breve percorso storico culturale, nel tentativo di tramandare le testimonianze e la memoria di uno sterminio spesso dimenticato ed emerso solo in tempi recenti. La mostra è visitabile dal 26 Gennaio al 2 Febbraio, tutti i giorni dalle 10 alle 18, presso la “Sala Mediateca” dell’Università di Modena e Reggio Emilia.

A Torino, l’omocausto va in scena a teatro con uno spettacolo dal titolo “I will survive”: si tratta di una rappresentazione che, nella Germania nazista, porta sul palcoscenico una relazione omosessuale tra due uomini che si conoscono e si innamorano in un campo di concentramento, pur tra le mille difficoltà della situazione. Lo spettacolo andrà in scena domenica 27 Gennaio al Teatro Araldo.

Il circolo Arcigay “Il Cassero” di Bologna ha programmato, invece, tre appuntamenti per ricordare l’omocausto: sabato 26 Gennaio, dalle ore 23, volontari del Cassero daranno vita alla ricostruzione dello Schwanenburg, locale di Berlino dove si tenevano molte feste gay prima dell’avvento del nazismo; il secondo appuntamento è fissato per domenica 27 Gennaio, alle ore 09.30, al Giardino di Villa Cassarini, a Porta Saragozza, dove le associazioni LGBT e le istituzioni deporranno una corona di fiori sul monumento che ricorda le vittime omosessuali del nazismo; infine, sempre domenica 27 Gennaio, dalle ore 18 alle 20, si terrà presso la sede del Cassero l’appuntamento quindicinale “Liberamente”, un gruppo di accoglienza e confronto per gay, lesbiche e trans, durante il quale si parlerà di omocausto e memoria della tragedia che ha sconvolto il mondo gay.

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