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La prostituzione maschile: saperne di più per convivere con questo fenomeno consapevolmente

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La prostituzione maschile, insieme a quella femminile, esiste da sempre ma connessa in qualche modo all’omosessualità, ha sempre avuto una risonanza e visibilità minore.

Intorno alla figura dei “sex worker” (lavoratori del sesso) uomini esiste una forte confusione e mille domande, soprattutto se il loro lavoro è “vendere il proprio corpo” ad altri uomini.

Loro sono gay? E’ pericoloso andarci dal punto di vista della salute? Sono solo attivi?

Queste e tante altre domande non hanno una risposta univoca, ma si riferiscono a casi specifici, volta per volta.

E’ da sottolineare che intanto il fenomeno della prostituzione maschile non è solo di stampo omosessuale.

Lo stesso termine spesso usato “gigolò” infatti è usato soprattutto verso uomini che si vendono a donne ed esiste un ampissimo fenomeno di “turismo sessuale” che riguarda ogni anni migliaia di donne occidentali che decidono di recarsi soprattutto in paesi in via di sviluppo (soprattutto in Africa e America Latina) per “affittare” per alcuni periodi, aitanti ragazzi locali con i quali divertirsi.

Esiste poi la prostituzione maschile (qui parliamo di quella che non riguarda persone transgender, transessuali e travestite) rivolta a uomini ed è qui che esiste una grande confusione.

Intanto possiamo chiarire che esiste una sigla che può facilitare la difficoltà terminologica con cui chiamare questi sew worker, ma anche i clienti (che spesso hanno una doppia vita e accettano il loro lato omosessuale comprando il corpo di altri uomini) che il più delle volte non si definiscono omosessuali.

Il termine è MSM (men that have sex with men, uomini che hanno rapporti sessuali con uomini) ed è un termine sociologico utilizzato soprattutto negli studi connessi alla diffusione delle malattie sessuali utile per definire tutte le persone di genere maschile che hanno questo tipo di comportamento (altro termine utilizzano anche nella pornografia è “gay for pay”).
I sex worker uomini possono decidere di fare questo lavoro per vari motivi, dalla necessità economica (in questo caso spesso non si definiscono omosessuali ed il più delle volte svolgono solo un ruolo sessuale “insertivo”) alla passione (ed in questo caso è più facile trovare persone che si definiscono LGBT).

Questo fenomeno che esiste da sempre ha visto nel tempo cambiare faccia, dalle inserzioni sui giornali e dai luoghi di incontro più o meno pubblici di molti anni fa all’internet o al passaparola del numero di whatssapp di oggi.

Molti comuni come ad esempio Bologna, hanno portato avanti una dura lotta contro questo fenomeno spesso nascondendo la lotta a questo fenomeno con lavori di ordinaria manutenzione in città.

I bagni della centralissima biblioteca pubblica Sal Borsa in Piazza Maggiore nel capoluogo emiliano o sempre nella stessa città il sottopassaggio all’angolo tra via Marconi e via Ugo Bassi erano luoghi da anni dedicati al sesso a pagamento maschile, consumato a volte anche sul luogo, chiusi di recente senza particolare spiegazioni o senza affermare pubblicamente che queste azioni erano state fatte anche per contrastare questo fenomeno, come se fosse un taboo.

Il sex worker uomo in Italia ancora oggi è spesso un ragazzo giovane o comunque under40 spesso proveniente da paesi in via di sviluppo che entra in un giro a volte gestito da locali che trovando clienti (spesso chiamati “john” o “tricks”) , prendono una percentuale su ogni rapporto consumato.

La crisi economica che pervade però nel nostro paese, ha portato sempre più italiani (come si può vedere in alcuni siti on line dedicati agli incontri con escort, altro termine come ad esempio “rent boy” per parlare dei prostituti uomini ) ad avvicinarsi non come clienti a questo mondo.

Se lo scambio tra venditore e compratore del rapporto sessuale avviene in maniera non forzata e consenziente non c’è nulla di male, ma bisogna però ricordarsi che incontrare persone che non si conoscono a volte può comportare rischi.

Come per la prostituzione femminile può capitare che esistano piccoli furti da parte della/del sex worker, anche se per quella maschile, questo è un fenomeno più frequente, come ad esempio sono più frequenti gli omicidi di clienti (tutti conoscono quello di Pier Paolo Pasolini) proprio perché spesso chi si prostituisce non è LGBT ma anzi spesso omofobo e questi atti sono proprio connessi ad una omofobia più o meno latente che scoppia nel momento del rapporto.

Oltre a questo bisogna fare attenzione al tema della salute sessuale, non conoscendo la persona con la quale ci si approcci a fare sesso, è ovviamente consigliabile utilizzare i preservativi (e non è detto che il sex worker ne sia sempre provvisto).

Il tema della lotta ai rischi verso la salute sessuale, sta sempre più prendendo piede in Europa e altri paesi ai Paesi Bassi stanno pensando all’idea di riaprire “aree dedicate alla prostituzione” o “bordelli” (come esistono solo per uomini in Thailandia e illegalmente negli USA) anche per poter sensibilizzare meglio sia clienti che sex worker e poter fornire servizi centralizzati (come luoghi dove svolgere test rapidi per l’HIV) ai protagonisti del mondo del sex working e proprio nel nostro paese, in questi ultimi mesi questi temi sono tornati all’ordine del giorno nelle agende di molte istituzioni.

La cosa importante è ricordarsi che anche i “lavoratori del sesso” sono persone con diritti come tutti gli altri.

Può sembrare superfluo ricordarlo, ma spesso i e le sex worker entrano in un meccanismo di discriminazione e stigma difficile da combattere e con il quale dovranno combattere anche al di là della loro vita lavorativa.

Parlare di questo può essere un modo per far conoscere questo fenomeno, da sempre tenuto nascosto e per capire al meglio le esigenze di lavoratori e utenti.

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