Slovacchia: non passa referendum contro matrimonio gay

In Slovacchia le urne hanno dato vittoria a chi, associazioni lgbt e partiti liberali, avevano espresso la propria opposizione alla richiesta di indizione del referendum per rafforzare l’articolo costituzionale in cui si parla di famiglia e di matrimonio, introducendo la riforma, voluta da un progetto di modifica costituzionale, proposto dai socialdemocratici del premier Robert Fico e dei conservatori e votato nel 2014, in cui si sarebbe vietato il matrimonio tra persone dello stesso sesso, affermando l’esclusività del matrimonio eterosessuale, e in cui si sarebbe statuita l’impossibilita’ per le coppie omosessuali di adottare bambini.

Esultano, così, le associazione lgbt e i partiti liberali in Slovacchia vedendo fallire, solo il 21,4% degli aventi diritto si è recato alle urne, il referendum proposto dall’Alleanza per la Famiglia, che richiedeva di approvare definitivamente la proposta di riforma e di modifica costituzionale deliberata nel 2014, in cui si sarebbe vietato per il futuro ogni tipo di proposta di legge che introducesse il matrimonio omosessuale e le adozioni per coppie formate da persone dello stesso sesso. La proposta sembra non essere piaciuta all’elettorato slovacco, il quale ha voluto seguire l’invito delle associazioni e dei movimenti lgbt e dei partiti liberali a disertare le urne e a non presentarsi ai seggi per fare fallire il referendum e renderlo, così, vano.

La proposta di riforma di legge costituzionale voleva riprendere l’esempio croato che, nel dicembre 2013, aveva visto convalidare con il 65% dei voti a favore un quesito referendario analogo: da quel momento in Croazia non sarà possibile, se non attraverso un’ulteriore riforma costituzionale, approvare leggi che istituiscano matrimoni omosessuali e che permettano le adozioni da parte di coppie formate da persone dello stesso sesso.

I pochi elettori che si sono recati alle urne sabato, decisamente una minoranza, hanno votato per il 90% a favore della proposta di modifica costituzionale: una percentuale abbastanza elevata, seppure rappresenti una fetta altamente minoritaria sulla complessiva popolazione slovacca. L’Alleanza per la Famiglia aveva presentato il quesito referendario, preventivo negli effetti sull’approvazione di possibili proposte legislative, sostenuto da 400 mila firme, numero abbastanza importante se si pensa che il numero complessivo di elettori è di 4,5 milioni di cittadini. La proposta referendaria, che comprendeva, oltre all’inserimento in Costituzione del divieto di legiferare una proposta che introduca i matrimoni omosessuali e una proposta che acconsenta le adozioni gay, il divieto all’insegnamento dell’educazione sessuale e dei temi concernenti l’eutanasia, ha visto una lunga e accesa campagna elettorale favorevole e confermativa messa in atto dalle Chiese cattoliche ed evangeliche, dai toni fortemente provocatori e di contenuto spesso offensivo. Il cardinale Jan Chryzostom Korec ha addirittura affermato dal pulpito che “la conservazione di questo ordine di Dio è la difesa di una sana vita nazionale, che è la base per la conservazione e la difesa di un sano ordine statale nella Repubblica Slovacca”. Le parole del cardinale sono risultate essere fortemente odiose e offensive nei confronti delle persone lgbt, un vero e proprio incitamento all’odio e a forme di discriminazione e di violenza omo-transfobica, pericolo, questo, non così remoto, seppure spesso ancora latente, tra la popolazione slovacca. Le parole del cardinale Korec trovano un certo consenso non solo nelle alte sfere porporate, ma anche da parte del pontefice, il quale più volte ha ribadito il suo sostegno alla Chiesa slovacca per quanto stia facendo per la difesa della famiglia. Il referendum, se fosse passato, operazione in partenza già difficile in un Paese in cui a votare va un quarto dell’elettorato e in cui il referendum risulta valido se a votare va almeno il 50% più uno degli aventi diritto, avrebbe dato maggiore consenso all’intenzione, non tanto nascosta, dell’Alleanza per la Famiglia di diventare partito e presentarsi come lista conservatrice alle prossime elezioni, in contrapposizione ai socialdemocratici del premier Ribert Fico, che ancora mantengono un certo consenso tra l’elettorato.

Il risultato del referendum, quindi, almeno per ora, sventa in Slovacchia il pericolo di una proposta contro i diritti civili e l’eguaglianza delle persone, nonché di vedere sulla scena politica affacciarsi un ipotetico governo retto da conservatori dal sentimento omo-transfobico e confessionale.

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