«The Last Party» di Riccardo Angelucci

La storia si ispira esteticamente a L’Ultima Cena di David Lachapelle e parla della storia del coming out, fantastica, di Gesù, che deve dire di essere gay difronte ai suoi apostoli, temendo di andare all’inferno. Dio, il padre, non lo punirà di certo, ma Gesù sarà condannato a morte: il progetto cinematografico, The Last Party di Riccardo Angelucci, dimostra “come l’essere gay è sinonimo di colore e allegria e questo appare nel design del film stesso che si svolgerà in location lussuose e sfavillanti e nei costumi che saranno bizzarri e appariscenti”, anticipa lo stesso autore. È iniziata una campagna di raccolta fondi, per raggiungere un budget di 5000 pound e per poter produrre il film. Abbiamo intervistato Riccardo, parlando dell’opera, dei temi trattati e degli obiettivi, artistici e cultuarli, posti.

Come nasce l’idea del progetto conematografico The Last Party?

Il progetto di «The Last Party» nasce come l’ evoluzione di un’altro progetto che ho realizzato nel corso dei miei studi presso la London Film School. Un esercizio che ci è stato sottoposto nel secondo trimestre è stato infatti quello di scegliere un dipinto dalla National Gallery di Londra, costruirne una breve storia dietro e girarne la versione cinematografica. Io ho scelto L’Annunciazione di Filippo Lippi.

E questo è lo short film che ho girato:

Lo stile con cui è stato girato quel film ha dato in parte origine all’idea di «The Last Party»: stile simmetrico, maestoso e lussuoso, il connubio di elementi appartenente all’antichità e altri molto moderni, quasi kitsch e un po trash.

Il cortometraggio si ispira all’Ultima Cena di Gesù in una versione quasi neo pop artistica: la citazione a David Lachapelle risulta fortemenete prevalente, perché?

Uno dei miei artisti preferiti da sempre è sempre stato David LaChapelle e il suo stile così sovversivo, pulp e un po surrealista mi ha sempre affascinato e si sposa molto bene con il mio gusto. Credo di aver sempre amato mettere insieme cose molto diverse tra loro e LaChapelle ha fatto di opere d’arte con la “A” maiuscola dei pezzi molto più commerciali utilizzando all’interno dei suoi lavori alcuni elementi molto moderni e un po pop. Il tema religioso è da sempre stato uno dei temi più ricorrenti nella pittura e pittori come Michelangelo e Raffaello che hanno profondamente influenzato LaChapelle stesso sono stati anche per me grande fonte di ispirazione.

Di che cosa parla The Last Party?

Credo che la parola “gay” e la sua etimologia siano il fulcro del film, ossia “gaio”, “allegro”. L’essere gay è in questo film sinonimo di colore e allegria e questo appare nel design del film stesso che si svolgerà in location lussuose e sfavillanti e nei costumi che saranno bizzarri e appariscenti. Dietro questa facciata così spensierata c’è poi una storia ben più drammatica ossia quella di un uomo (Gesù) che sa che sta per morire ma prima di farlo vuole dire ai suo amici (gli apostoli) che è omosessuale. Il coming out in questo film è molto particolare perché Gesù pensa che ammettendo la sua omosessualità finirà all’Inferno, perché secondo i suoi valori è inaccettabile essere gay e andare in Paradiso. Ciò che questo film vuole fare è andare contro questa teoria e andare contro il divario che c’è tra il mondo religioso e quello gay. Si può essere cattolici praticanti e essere gay!Perché la religione dovrebbe insegnare amore, amore in tutte le sue forme e quello omosessuale non è altro che amore come quello eterosessuale. Quello che questo film vuole fare è dire “Esser gay va bene”. Io stesso ho sempre pensato che la religione e l’omosessualità fossero in qualche modo due cose non potessero combaciare ma credo che è arrivato il momento che questa chiusura mentale finisca. Un altro tema trattato è quello del bullismo: nel film infatti Gesù muore per mano di un gruppo omofobo e anche questo è un tema sempre attuale e che prima o poi (più prima che poi) deve cessare di esistere, soprattutto nelle scuole e durante la crescita perché é un fattore fortemente destabilizzante e distruggente nella vita di un essere umano. Al link qui sotto può trovare un music video che ho diretto e interpretato che ha come tema appunto il bullismo, in una forma molto surreale

A quale target di pubblico vuoi rivolgerti attraverso l’opera?

Come ho detto sopra il film è una bizzarra commedia con anche toni molto pulp e drammatici. Io definisco sempre «The Last Party» come un film girato utilizzando la fotografia di Wes Anderson, i toni di Quentin Tarantino e lo stile trash di John Waters, tutti e tre geni di tre tipologie di cinema molto diverso tra loro. L’unione di stili e elementi caratterizzanti epoche diverse si mescola con l’unione di generi cinematografici creando un progetto che è una commedia, una tragedia, un’opera pulp, trash e sopra le righe.

Come si instaura il rapporto con gli attori che saranno i protagonisti di questo cortometraggio?

Abbiamo un cast di circa 20 persone e una crew di circa la stessa cifra e sarà un onore, ma anche una sfida molto stimolante per me. Il cast è un cast fantastico e lavoreremo con ogni attore prima delle riprese per costruire e modellare i personaggi che ora sono su carta.

La fase di realizzazione richiede l’investimento di soldi e risorse economiche: come hai definito tale passaggio?

Per quanto riguarda il lato economico, il film è un concetto che è costoso nel momento stesso in cui è stato pensato. Costruiremo in studio il salone dove la cena e la festa avvengono e questo richiede un grande investimento economico.
L’utilizzo di location molto esclusive non fa altro che fa aumentare il budget. In più «The Last Party» verrà girato per circa 10 giorni e questo richiede noleggiare l’equipaggiamento per così tanti giorni. Inoltre abbiamo una crew e un cast molto grandi che si sono offerti di lavorare nel progetto gratis perché si sono innamorati dell’idea o comunque ne erano intrigati, ma dobbiamo ovviamente far fronte alle loro spese e a un servizio di catering. Per far fronte a tutte le spese elencate abbiamo anche lanciato una campagna Indiegogo (in inglese), ma stiamo valutando di fare anche un video in italiano/mettere i sottotitoli e può trovare il video a questo link, nel quale viene spiegato anche il progetto.

I canali distributivi quali saranno?

Questo film non è per me solo un film anche perché è diventato ormai parte di me, è una piccolo progetto che però vuole unire molte forme di arte diversa: dal cinema, al design, alla moda. Essendo un film verrà ovviamente inviato a numerosi festival in tutto il mondo a partire dai festival LGBT, ma non solo. Il mondo dell’arte in genere, del design e della moda potrebbero essere audience di questo film.

Esisterà un’evoluzione prossima, magari in un altro cortometraggio, dell’intricata storia del coming out di Gesù?

Senza rivelare troppo su come finisce il film, posso dire che il finale è comunque un finale aperto che non chiude tutte le storie presenti nel film e soprattutto dà l’incipit a una seconda storia legata alla resurrezione di Gesù. Quindi tante altre avventure aspettano il protagonista di «The Last Party».

 

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